Tra i tentacoli di una lacrima
agganciato ad una guancia,
in uno slancio di entusiasmo
sciolgo un nodo di passione
passi di danza in una stanza
valzer di api su una sacher,
in carrozza dolci carezze
abbracci di suoni in gravidanza
baci su labbra incandescenti
barlumi di sospiri tra lumache,
traluce il verso di un pinguino
caldi gli abbracci sul cuscino.
Sonetto in marcia a maiore, quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate.
La prostata più grossa del cervello
più faticoso rende il ragionare,
per questo camminando tra zanzare
mi sento sveglio quanto un asinello.
Passan pensieri i fori d’un crivello
ma son quelli sbagliati, troppo amare
le idee che m’accompagnan verso il mare
facendolo apparire meno bello.
Ti scoverò, dannato interruttore,
il modo troverò per questa testa
di rilassarla con un bel torpore.
frattanto la vescica già s’appresta
che manco son passate un paio d’ore
a imporre al passo pausa a sua richiesta!
27/04/2026
m'hai sfiorata con dolcezza la pelle,
sempre ti trovo nel Grande Mistero:
alme che brillano come due stelle!
Sempre con me: di Te avverto il respiro
le mie lacrime Tu, Tenero, asciughi
mentre di luce i tuoi occhi rimiro
e Tu, ridendo, la fronte corrughi
così, Allegro, sai strapparmi un sorriso...
SI AFFACCIA INQUIETA
OGNI MATTINA
TRA L'ANGOSCIA
DEL DOMANI INCERTO
ED UN PASSATO DA DIMENTICARE
FATICO A VIVERE
POI IMMAGINO CHE TUTTO FINISCA
TRA UN RESPIRO ED UNA GENTILEZZA DATA
SEGUIRE LA SCIA DEL PRESENTE
CHE NULLA LASCIA AL CASO
MA SI NUTRE DI ATTIMI DI AMORE
fugaci giungono voci
di corse di bimbi in avventura,
nella nebbia dell’incoscienza,
innocente e variopinta d’emozioni.
All’ombra dei miei segreti,
alzo lo sguardo sui miei anni svelti
che, come rotoli, svanivano
nei sorrisi e nei ritagli di canzoni,
tra timide lacrime d’amore,
sui libri sfogliati di scuola
che sapevano raccontare
storie di tele ricamate d’altri tempi.
È il passato che sfiora la pelle,
in un attimo di silenzio,
mendicante di ore in fiore
da ricordare e conservare
nel cassetto del cuore.
Chiederò al mio respiro
di non sciupare, con inganno,
quel batticuore nel rivedermi ancora:
quel che ero,
quel che resta,
quel che è andato via,
nei riflessi di folate di nostalgia
che ingoiano la mia anima,
davanti allo specchio del presente.
Accetterò il mio odore di vecchio.
Giocano, oltre la finestra, i fanciulli,
tra versi immaturi di consapevolezze,
e io mi stringo nel petto
la malinconia del nulla che resta,
che finge di amarmi,
mi accarezza col suo antico
brivido nostalgico
e mi lascia solitudine da ascoltare,
leggendo l’esperienza senza pioggia,
che vaga tra i frutti della vita,
restituendo, sottovoce, un fremito
che non cancelli
via le orme seppellite,
ma che adorni i passi al porto terreno.
sono pause d'ali all'imbrunire
ferme sui rami, preghiere
che il vento non osa
sparigliare.
Tentenna il punto di sutura
bianconero che pare un piano
frantumato sul terreno.
E poi tu,
con nidi di silenzi negli occhi
dove l'anima tace e non scusa,
resta alla soglia e raggela
davanti al buio che
non ha nome.
Siamo polvere e terra
del soffio primordiale,
fiori in una serra
nell’immenso spaziale.
Costola creatrice
dell’antico demiurgo
e profonda radice
del geniale chirurgo.
E quel pomo sul ramo
nel giardino incantato
che noi tutti bramiamo
dopo averlo provato.
Percorriamo la vita
tra ragione ed istinto
su una terra ferita
rovinato dipinto.
Viviamo il dolore,
le intense passioni
della vita, un bagliore
sulle nostre emozioni.
Siamo polvere e terra
e antica argilla,
profumerà la serra
di quell’ultima stilla.
Sonetto standard, versi canonici organizzati in quartine a rima incrociata e terzine a rima invertita.
Questo bel vento ch’è la Primavera
sulle mie guance secca quelle gocce
che acide posson ledere le rocce
lasciando firma triste ma sincera
del mio passaggio in strada questa sera.
Forse dovrei giocare un poco a bocce
ma sono vuote al solito saccocce;
ma non è questo ciò che mi dispera.
Da tempo ormai respiro proprio assenza
e non soltanto greve lontananza
della Sirena ch’è del cuor mio sbronza.
Del suo sorriso il viso mio s’abbronza
sognando dolce e ininterrotta danza…
ma lei non c’è… è solo mia demenza.
27/04/2026
coda e baffi lunghi e manine rosa,
occhietti neri: tenero è il tuo aspetto,
cerchi con cura sulla landa erbosa
semi e vermetti per placar la fame!
Quando ti porgo un bel pezzo di pane,
sospettoso, lo metti sotto esame,
poi lo afferri e fuggi nelle tue tane!
Sorpresa, son rimasta un po' stravolta!
Carezza? Sarà la prossima volta!
Terzine di settenari a rime incatenate.
«Ape o vespa?» mi chiedo.
Lei ronza disperata
ed io all’ansia cedo.
Al solito imbucata
nella mia grigia stanza
dalla vecchia bucata
zanzariera ora danza
rabbiosa e prigioniera
intorno alla mia panza.
Ed è domanda mera
che pur essendo insetti
la prima fa la cera,
quell’altra gli stiletti
conficca nella pelle
e tu, a denti stretti
mentre traguardi stelle
ti metti a recitare
i santi a catinelle
non certo per pregare
tutto il tuo calendario…
ti prego non bucare:
sistema immunitario
sta già messo alla prova!
Doppiato ho già san Dario¹
ma ancora lei non trova
il buco dell’entrata
e più rancore cova…
o forse ‘sta scoppiata
ignora che l’uscita
non resta separata
ché solo una ferita
mi squarcia quella rete?
La pazienza sfinita
in lei vince la sete
di ritornare al mondo:
qualche secondo in quiete
ma poi riprende in tondo
il tragico ronzio
dal tono furibondo.
M’accosta e ancora io…
«Sei ape oppure vespa?»
mi chiedo in logorio…
fiducia mi s’increspa…
di nuovo sta tacendo,
la fronte si discrespa²
ed ora sorridendo
coi santi non mi lagno…
ma… mi si sta smuovendo…
debbo correre in bagno!
¹: è in dicembre, ultimo foglio di bestem… di calendario;
²: si distende, va via il corrugamento della paura… ok, lo ammetto, non è facile rimare con vespa e non volevo ridurre ad assonanza o a consonanza!
26/04/2026
DOPO LA PIOGGIA SI DIRADANO
LE NUVOLE ED IL CIELO SI COLORA
IN QUESTO MATTINO D'AUTUNNO
LE FOGLIE SONO GIA' CADUTE
IL VECCHIO NOCE STA SOLITARIO
NEL CAMPO AD ASPETTARE IL VENTO
CHE SCUOTA I SUOI RAMI
PASSERA' IN FRETTA
E POI LA NEBBIA E LA PIOGGIA
FINO A VALLE ED LE EOLIE
NON SI MOSTRERANNO PIU' IN LONTANANZA
NON UN CONTADINO TRA I CAMPI
LA STAGIONE DELLE MESSI E' FINITA
CORRONO LE DONNE AI FRANTOI
AD ASPETTARE IL FRUTTO DELLA RACCOLTA
FORTUNA E GIOIA
DEL FOCOLARE SPOGLIO





