Quante volte ho visto il mare! Eppure ogni volta che lo vedo, provo sempre tanta gioia e le stesse emozioni. Mi piace osservare le onde che si rincorrono e gareggiano fra loro, per primeggiare l'una sull'altra. Allte, basse, lunghe, corte. Non saprei quale fra loro sia la più bella: sono tutte belle le onde del mare. E il sole? Coi suoi raggi luminosi. Quante volte ho visto il sole! Eppure ogni volta provo tanta ammirazione: come riscalda il sole! Quando ti abbraccia con i suoi raggi, ti avvolge in una coperta calda...ti pare di stare in un ventre...capiente come un grosso utero. Che bella cesta piena di frutti è la terra! Ricca e colma di zolle fertili; ove granelli di sabbia pieni di germogli ammasati l'uno sull'altro...si baciano. Si rincorrono i granelli di terra, gareggiano fra loro per giungere primi accanto ad un bocciolo o ad una radice in espansione. Fra un granello di terra e l'altro non saprei quale scegliere: sono tutti belli i granelli di sabbia! Una sola volta potrò vivere la mia vita; eppure non mi stancherei mai di viverla. Come è bello vivere! La vita, coi suoi affanni che ti fanno lacrimare gli occhi. Con le sue lacrime che ci fanno piangere di dolore e poi di gioia. Con le sue salite, le sue discese, i suoi burroni pieni di vuoti e le sue salite faticose piene di speranze. Sali lungo le strade della vita: rincorri i domani, sorridi al nuovo giorno che nasce. Poi quando sali in cima ti gira la testa; perché temi di avere osato troppo. Ma poi, guardi giù, vedi tutta la strada che hai percorso e sei fiera di te: ce l'hai fatta ad raggiungere la vetta. Dall'alto guardi le case piccole piccole. Gli alberi lontani lontani. Se allunghi la mano, ti pare di toccarli: gli alberi ti paiono fuscelli e le case...piccoli paesi in miniatura. Tutto ti pare così vicino...pur essendo lontano. Gli anni passati sono pieni di ricordi. Quando li rivivi ti sembrano più leggeri: però quanta fatica ti è costata metterli tutti insieme! Quante sconfitte e vittorie hai collezionato. Tante sono state le delusioni, ma anche tante le gioie. Una volta giunta in cima, ti tocca scendere. Mano a mano che scendi, le case si avvicinano, gli alberi ti sfiorano coi loro rami...e tu che devi giungere In fondo, sei ormai stanca. Così scendi lentamente. Più cammini e più ti mancano le forze. Ti chini e poi stremata cadi sul terreno che ti avvolge e ti accoglie. Penetri la zolla, diventi seme: ritorni alla terra che ti abbraccia, come un figlio fa con la propria"madre." Così ritorni ad essere seme. Non saprei scegliere quale fra tanti semi sia il più bello. Sono tutti belli i semi di questo nostro mondo!
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Solo ciò che è buono

Camminando su intrecci di liane sospese...nel vuoto incedo tentennando. Sotto di me c'è un incolmabile vuoto zeppo di fantasmi sbiaditi, che ipocritamente supportano e sostengono apparenze e finzioni. Fra santi imprecanti e madonne deperite e afflitte, cerco acqua nei deserti e calore negli animi freddi. Ora voglio affrontare i tumultuosi temporali della mia anima, burlarmi dei miei timori e andare alla ricerca di arcobaleni. Osservo intenerita merli dal becco giallo che intrecciano fili d'erba per farne nidi. Desiderando verdi aspettative, anch'io depongo le mie speranze nei rami della vita: covo freschi domani in attesa che si schiudano. Qualcosa di nuovo m'induce a camminare su archi di luce. Così lontani mi paiono vecchi carri di cartapesta che continuano invano a sfilare e a mostrarmi antiche allegorie. Rivedo i soliti volti mascherati di ipocrisia; ma non ne sono attratta: sono stanca di ascoltare bugie. M'incammino sul mio tappeto di cristalli e riflettendomi in esso, finalmente ritrovo la mia immagine. Indosso un paio d'ali e non temendo più il vuoto, spicco il volo. Plano sugli alberi del tempo e raccolgo frutta: sui rami qualche frutto è ancora troppo verde, (li coglierò domani) a terra frutta marcia (occasioni perse ieri.) Raccolgo solo ciò che è buono. Intanto che commedianti indossano abiti di scena e cambiano maschere, conformandosi alle circostanze; io vestita solo di me stessa e alleggerita da inutili zavorre, assaporo il dolce sapore della libertà di scegliere: senza ipocrisie, senza compromessi, né sotterfugi. Abbraccio il tempo che mi rimane e amo solo chi mi merita. Il mio tempo è prezioso: il superfluo lo lascio a chi ha tempo da perdere.
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Quando si odia, minutissime particelle di cuore cambiano colore: diventano scure e precipitano in un pozzo buio...dove tutto è nero. Quando si odia, si colpisce con ferocia un proprio simile, si chiede ad una mamma di coprirsi il seno mentre allatta il suo piccolo. si uccide un cane con i suoi cuccioli, si chiede ad un bambino di diventare presto grande, si deride un anziano a cui piace ancora giocare. Chi odia, stupra le donne, si arricchisce sulle miserie altrui, distrugge le famiglie. Quando si odia tanto, ma tanto tanto...si bruciano le chiese, si gettano bombe sui centri abitati, si chiudono gli ospedali, si demoliscono le scuole. Chi odia gli uomini, (i suoi simili) brucia i prati con i suoi fiori, gli alberi con i suoi frutti. Chi odia  ama le armi e distrugge l'amore. Chi odia...lascia che uomini che fuggono dalla guerra, muoiano in mare. Chi odia, rende l'aria irrespirabile: ammorbandola con polvere da sparo la rende irrespirabile. Chi odia non ama mai: non ha il tempo di farlo...è troppo impegnato ad odiare. Tutti noi per un po', nella nostra vita, proviamo odio...ma è un odio passeggero, è un odio che quando lo proviamo ci fa capire quanto sia importante l'amore. Ci sono persone che odiano sempre: lo fanno per primeggiare e non sanno che col passare del tempo, tanti pezzi di cuore vanno in frantumi e non si ricomporranno mai più. Chi odia, gioca con la vita degli altri e con la sua stessa vita. Chi odia ha nel petto un cannone che batte colpi di artiglieria. Per chi odia, ogni sparo è solo una vita in meno e ogni morto...un motivo di orgoglio in più. Potrei concludere dicendo che chi odia non ha il diritto di vivere; ma non lo dico...perché se così fosse, sarei anch'io una criminale. Potrei uccidere con le mie mani un assassino, ma io non so uccidere. Potrei sparare contro chi mi spara; ma così facendo darei seguito ad un'incessante guerra che produrrebbe solo morte. Nel mio petto c'è uno scrigno ove è racchiuso il mio cuore ed io non getterò pezzi del mio cuore nella pattumiera: ogni pezzetto di cuore ha una sua storia, ogni battito un'emozione, ogni lacrima un dolore, ogni sorriso una gioia. Io voglio che il mio cuore, anche se acciaccato dagli anni e mortificato da chi odia, mi accompagni fino all'ultimo battito...fino all'ultima ora, fino all'ultimo istante...e combatto ogni giorno perché voglio mantenerlo a lungo: bello, dolce, appassionato...e moralmente integro.
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Miserabile è chi alimenta il fuoco dell'approssimazione e della superficialità. Miserabile è chi dà alle fiamme nobili princìpi per produrre cenere. Miserabile è chi affama i popoli per arricchire chi ha già tutto. Miserabile è colui che tenta di sopprimere chi lotta per la giustizia. Miserabile è chi pensa solo al proprio tornaconto. Miserabile è chi distrugge ciò che gli altri costruiscono...e lo fa col becero intento di produrre miseria. Miserabili sono coloro che vengono soggiogati da chi ha brama di potere. Non è miserabile chi è costretto a vivere ai margini, per colpa di una società corrotta e malata. Non è miserabile chi lotta per sopravvivere. Non è miserabile chi è costretto a condurre una vita grama. Spesso si è avari con chi non ha nulla e generosi verso i miserabili. Spesso chi ti punta il dito è colpevole; ma viene supportato da facoltosi miserabili. Chi alimenta e produce miseria è un miserabile, chi la subisce è una vittima...ma purtroppo vogliono farci credere il contrario. Il nostro è un mondo pieno di miserabili "pecché 'o munno s'è avutato sotto è ncoppa." Riportare le cose al posto giusto è difficile, ma non impossibile...vale sempre la pena provarci.
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Se fossi un libro di fiabe, sarei letto da tanti bambini, ma anche da tanti adulti che raccontano fiabe ai piccini. Se fossi un libro di cucina, sarei sfogliato da mille mani, profumerei di zucchero, di cannella, sarei felicemente impiastricciato di farina ed avrei il dolce sapore delle cose buone e belle. Se fossi un libro con figure in rilievo, sarei un cartonato stropicciato e sgualcito da piccolissime e dolcissime mani. Se fossi un libro, le mie parole rimarrebbero scolpite nel tempo per anni...forse per secoli. Se fossi un libro, entrerei in tante case e sarei il migliore amico di chi cerca compagnia. Se fossi un libro non avrei il tempo di annoiarmi; perché parlerei di poesia, di storia, di geografia, girerei il mondo e probabilmente non morirei mai: ad ogni parola fine, inizierei a respirare nuova vita in altri capitoli di un nuovo libro. Non sono un libro, ma nelle pieghe del mio volto c'è tanta storia: dalle occhiaie tatuate sul mio viso, si leggono le notti passate in bianco a riflettere sulla speranza di un domani migliore. I miei occhi hanno fotografato tante immagini, che gelosamente custodisco nell'album delle memorie. Il mio corpo porta il segno di cicatrici lasciate dal tempo: ricordi di tante pagine strappate. Non essendo un libro, non so neppure di quante pagine dispongo; però spero di averne ancora tante di pagine bianche da girare: pagine di vita, che simili a candide colombe svolazzeranno fra fiumi d'inchiostro, per continuare a scrivere ciò che non ho ancora scritto.
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La soffitta della soffiata soffritta.

Genoveffa Frau

Genoveffa Frau

Nei lontani giorni di fine ottocento due cugini sprovveduti decisero di mettere per iscritto i loro pensieri da tramandare ai posteri.
Scelsero come base una vecchia soffitta impolverata, chiusa da tempo per inutilizzo,  dopo una bella ripulita sarebbe stato un luogo ideale per scrivere in santa pace lasciando che la fantasia facesse le sue evoluzioni in totale libertà.
Per non disturbarsi a vicenda decisero di utilizzare quello spazio a giorni alterni dopo aver dato una bella sistemata al locale munito di piccole finestrelle che permettevano alla luce del sole di infiltrarsi illuminando tutto lo spazio, lasciando solo piccole zone d'ombra che non intimoriva i ragazzi.
In un angolo ricoperta da un lenzuolo un tempo bianco, troneggiava un'antica sedia a dondolo ben conservata, nessun tarlo aveva osato profanarla. Ancora non sapevano i ragazzi dei nuovi tarli con cui avrebbero dovuto combattere.
Con grande sorpresa scoprirono un antico pianoforte, neppure un graffio lo aveva intaccato, i vecchi proprietari amanti della musica, non vollero cederlo a persone incompetenti, per timore dei ladri lo fecero riporre in soffitta, con le dita rattrappite e doloranti per i reumatismi non erano stati più in grado di poterlo utilizzare, non avendo figli lo preservarono per l'unica parente ancora in vita, la sorella Emily.
Cosi era stato raccontato ai ragazzi dalla loro zia che ereditò quel vecchio casolare, un tempo maestosa villa nel verde d'una ridente vallata di Axeminon appartenente alla contea di C.Caunti Valley.
Ultimati i lavori di riassetto e pulizia, i giovani ben presto iniziarono a giorni alterni la stesura del libro che avevano in mente. Scrivere in soffitta si veniva a creare un'atmosfera ispirante, i versi fluivano leggeri come cascate verso un fiume, trascrivere le loro emozioni soggettive che poi avrebbero assemblato in un unico volume sarebbe stato un gioco.
Non si incontrarono mai nei giorni dedicati alla scrittura, rispettavano gli impegni presi e tutto procedeva per il meglio fino a che un intruso si intrufolò nella soffitta facendo man bassa dei loro appunti.
Incaricarono un investigatore privato e in breve scoprì l'autore del furto.
Messi al corrente i ragazzi compresero d'aver a che fare con uno psicopatico, individuo bipolare con manifestazioni compulsive maniacali edonistiche.
Voleva predominare su tutti, essere il migliore di tutti senza scrupoli abile nel danneggiare chiunque gli capitasse a tiro.
Convinto genio della scrittura, era solamente genio dell'inganno.
Pensava d'essere al sicuro celato dietro innumerevoli nomi fasulli, anche di donna, su cui trincerarsi, talvolta facendosi aiutare da sprovveduti complici coinvolgendoli nelle sue malefatte.
Tanti altri hanno avuto a che fare con lui e ne sono venuti fuori stremati e sfiancati.
I ragazzi presero una saggia decisione, denunciarono il fatto alle autorità competenti, il furto è un reato punibile con l'arresto e risarcimento dei danni alle vittime.
Non l'avrebbe spuntata con loro, oltretutto era ben dimostrabile il furto e il successivo plagio dei testi.
Decisivo il suo sbandierare ai quattro venti la sua capacità di trafugare opere non sue.
Presto avrebbe varcato le soglie del carcere, nonostante l'età avanzata, non avrebbe avuto sconti di pena essendo già stato condannato per altri reati.
Il libro avrebbe visto presto luce mentre il ladro avrebbe ritrovato il suo mondo oscuro dietro le sbarre.
Ragazzi muovetevi, oggi siete insieme e non sentite il profumo delle frittelle?
Sono la zia Emily, vi ricordate di me? In quale pianeta siete finiti?
Presto, la cena è pronta, poi mi spiegherete quali segreti mi nascondete, non sono nata ieri, voglio sapere cosa vi rende cosi euforici.
Zia Emily, l'odore di soffritto arriva alla soffitta, arriviamoooo zietta bella, non urlare, ti abbiamo sentita, poi ti raccontiamo...

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Profilo Autore: genoveffa frau  

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Piange la città!

Giorno di meraviglia e di stupore,

in luccichio a specchio di colore,

la strada è imbiondita di torpore,

e la gente corre tenendosi le mani..

Piange il cielo,

son gocce a penetrar la pelle,

un viso stanco ad armonizzar dolore,

la pioggia bagna ogni sentor di vita..

Anime ed anime inumidite dal folcore intorno,

camminano i pensieri per le vie della città

rimbalzano spontanei, ma nessuno li vede,

e la pioggia lava ed asciuga ogni sudore,

che dal cielo riversa sulla terra.

Camminano anime vagabonde,

mentre la pioggia bagna la città,

la città piange!



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Profilo Autore: Adele Vincenti  

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Sento il rumore del vento fuori dalla mia finestra.
Le tende sembrano danzare così dolcemente, portate dalla brezza estiva.
Sto seduta sul mio letto, silenziosa, scrutando il vuoto della stanza.
Un filo di luce illumina una parte del mio viso, portando un calore/gelido alla mia pelle.
Ogni attimo sembra sfuggire dalle mie mani, il tempo sembra lento ma in realtà sta fuggendo via.
La vita è fuori, non in questa stanza.
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Profilo Autore: Child  

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Nulla è come sembra: ogni verità ha sempre una sua piccola finzione. In fondo siamo tutti attori: ognuno ha la sua parte da recitare, ognuno ha la sua storia da raccontare. Sulle tavole di questo enorme palcoscenico, cerchiamo applausi e consensi. Spesso inventiamo storie mirabolanti, per impressionare la platea, a volte dimentichiamo le battute e proviamo imbarazzo. Troppo spesso facciamo salti troppo grossi per le nostre piccole gambe e così ci ritroviamo piagnucolanti e con il sedere a terra. Talvolta camminiamo carponi e facciamo fatica a rialzarci; ma poi seppure doloranti è acciaccati, ci rimettiamo in piedi. Anche se spesso prendiamo più calci che carezze, non ci fermiamo mai. Quando siamo felici e ci pare di volare, ci viene chiesto di stare con i piedi per terra. Quando corriamo ci dicono di frenare, perché potremmo farci male. Se stiamo fermi, ci chiedono di correre, perché a stare fermi non si va da nessuna parte. E noi andiamo...e spesso senza sapere dove. Ci invitano a fare cose mai viste e noi andiamo, anche se spesso brancoliamo nel buio. Ci chiedono di fare cose che non capiamo e noi lo facciamo senza neanche chiederci il "perché." Quando poi cala il sipario, ognuno si toglie gli abiti di scena e si ritrova con sé stesso...e intanto che aspetta, prepara il copione per affrontare l'indomani un nuova commedia: così è ogni giorno...finché non si esce di scena. Che grande farsa è la vita: anche se non sei un grande attore...la tua parte la devi per forza fare. Non serve a nulla essere abili a recitare: il copione va continuamente riscritto...bisogna solo sapere improvvisare.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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NOVE PIANI

“Ascensore guasto”
Oh, che disgrazia! Ma come era possibile? Perché quel malefico ascensore aveva scelto proprio quel pomeriggio per rompersi? Olga non avrebbe mai immaginato, varcando la soglia del suo condominio, che si sarebbe trovata a dover affrontare nove piani a piedi per arrivare a casa. Restò immobile per qualche secondo fissando quel foglio incollato con lo scotch, rileggendo quelle due spietate parole per almeno tre o quattro volte, come se magicamente potessero sparire o mutare. Infine si convinse che era tutto vero: l'ascensore era guasto, e l'unico modo per arrivare a casa, all'ultimo piano, era usare le proprie energie affrontando l'impegnativa salita. Con rassegnazione Olga percorse quei pochi passi fino all'inizio della prima rampa di scale. Era abituata al comodo ascensore, al suo consueto odore e rumore, allo specchio in cui si rifletteva durante la salita, alla lampadina sul soffitto e alle porte che si aprivano puntuali 3 secondi dopo l'arrivo al piano. Quel pomeriggio invece, 180 scalini l'attendevano minacciosi piano dopo piano fino all'agognato traguardo costituito dal suo amato appartamento. Come se non bastasse Olga quel pomeriggio non era rientrata a mani vuote: aveva due grandi borse piene di roba, per svariati chilogrammi di peso. "Accidenti alla mia voglia di fare shopping proprio oggi!" si rimproverò. Aveva passato la mattina al centro commerciale, dove aveva anche pranzato, e durante quelle ore aveva visitato un bel po’ di negozi. Quando era uscita di casa al mattino l'ascensore funzionava, invece al suo ritorno, carica di acquisti, aveva trovato questa bella sorpresa del guasto!

"Olga", disse a se stessa, "ormai ci sei e ti tocca salire, non puoi sottrarti, coraggio, tira fuori l'energia e ce la farai!".
Il suo piede destro toccò il primo dei quei 180 impietosi gradini. Da dietro la porta dell'interno 1 proveniva il pianto di un neonato: era il figlio di un mese dei signori Bianchi. Olga nell'udire il pianto vigoroso di quella nuova vita, così piccola ma già così potente da farsi sentire a grande distanza, si caricò di ottimismo, e sentì un'ondata di energia che le mise un motore alle gambe! Pensò a quando era piccola, ai suoi primi ricordi: il suo orsetto di pelouche, il suo lettino, il bacio della buonanotte della mamma, i giochi con sua sorella di 3 anni più grande di lei (che quando era piccola le sembrava un gigante!), l'asilo, il suo grembiulino a quadretti rosa, la dolce maestra dai capelli rossi di cui però non ricordava il nome. E così via, passando attraverso le scuole elementari, le prime amicizie, le gite, il Natale in famiglia, i pranzi a casa dei nonni, gli incontri con i parenti, i cartoni in tv, le merendine da scartare, la maxi torta dei suoi 10 anni! Quando era una bambina tutto le sembrava più grande, tutto la incuriosiva e la sua voglia di capire e di esplorare non si esauriva mai. Certo, c'erano anche le cose meno belle: le lezioni di matematica, il buio della notte, i ragni sul soffitto e l'odiato merluzzo che ogni venerdì sua madre pretendeva mangiasse! Per non parlare della vecchietta acida dell'appartamento accanto che si lamentava sempre del rumore che lei e sua sorella facevano quando giocavano e del volume della tv troppo alto. 
Con questi pensieri il primo piano di scale letteralmente volò via. Olga neanche si accorse di stare già salendo la rampa che conduceva al secondo piano. Continuando ad esaminare i ricordi della sua vita, passò alla sua adolescenza, un periodo un po’ strano: il suo corpo che cambiava assumendo fattezze di donna, la scuola che si faceva più impegnativa, le compagne di classe antipatiche, il bel ragazzino dagli occhi verdi che però aveva simpatia per la sua compagna di banco, i programmi televisivi fatti di persone e non più di cartoni animati, le prime uscite di casa da sola, la difficile scelta della scuola superiore, i primi batticuori, il primo fidanzatino, i litigi  con i genitori e la sorella, e la sua amica del cuore dell’epoca (chissà che fine aveva fatto?) con cui condivideva sogni e paure. In compagnia di questi ricordi che le procuravano una dolce nostalgia e tanta tenerezza, giunse brillantemente al secondo piano!
La terza rampa di scale l'accolse che era ancora piena di energie, ma non poté fare a meno di notare un cambiamento dentro di sé, come una presa di coscienza del punto a cui era arrivata: l'attendeva ancora la maggior parte del viaggio, e le cose iniziavano a farsi serie, proprio come quando nel suo terzo decennio di vita, dopo aver entusiasticamente spento le candeline dei venti anni, passò anni cruciali a costruire la sua futura vita lavorativa e familiare, studiando, lavorando, facendo progetti per il futuro, risparmiando insieme al suo fidanzato per comprare casa, mettendo le basi per costruire una nuova famiglia. Quelli erano i fatidici anni in cui tutto era niente e niente era tutto. Da ventenne Olga non era stata mai ferma, in una continua altalena tra divertimenti e impegni di ogni genere! Nel ripensare a quel periodo Olga sentì dei brividi: l'importanza delle scelte fatte e dei rischi corsi era stata immensa tra i venti e i trenta anni d’età, avrebbe segnato tutto il resto della sua vita, ma ce l’aveva fatta: aveva raggiunto quel fatidico terzo piano tornando con il pensiero al suo trentesimo compleanno, il momento in cui, con orgoglio ma anche con un pizzico di amarezza, si era sentita davvero adulta!
Ora si apprestava a salire i gradini che conducevano dal terzo al quarto piano, che con la memoria l’avrebbe ricondotta fino ai 40 anni: ormai era giunta abbastanza in alto e a quel punto Olga (la quale si ripeteva spesso che avrebbe dovuto fare un po’ più di moto!) iniziò ad avvertire non proprio fatica, ma le gambe che cominciavano a farsi più pesanti, sicuramente per il carico non indifferente che portava con sé, proprio come le giornate del suo quarto decennio di vita, così intense tra il lavoro, i figli piccoli, la miriade di impegni quotidiani da portare a termine, il tempo e i soldi che sembravano non bastare mai, ma che per fortuna alla fine bastavano sempre! Con fatica, pazienza e tanto amore si andava avanti giorno per giorno, gradino per gradino, e così ecco arrivare nei ricordi la deliziosa ma terribile torta dei 40 anni, così odiati dalle donne perché per secoli considerati la fine del fascino femminile e l’inizio dell’età “matura”! Olga era ormai a metà della scalata. "Nel mezzo del cammin di nostra vita" avrebbe detto Dante. Il quinto decennio della sua vita, ovvero l'età in cui si trovava in quel momento, esattamente tra i 40 e i 50 anni. Olga sentiva l'inizio di un cambiamento nel suo respiro, che si faceva più difficoltoso nel salire la rampa dal quarto al quinto piano. Una nuova consapevolezza, una diversa visione della vita, si affacciarono nella sua mente ripensando al suo presente: non si sentiva più una ragazza, ma ovviamente neppure anziana, era una donna come tante, con il lavoro quotidiano fuori e dentro casa, le soddisfazioni ma anche i problemi dati dai figli che crescevano, il rapporto con il marito che spesso risentiva della monotonia del tran tran quotidiano (dopo tanti anni insieme ormai!) , ma che a volte, come per magia, conosceva nuovi picchi di intensità e bellezza, e in quei momenti Olga sentiva chiaramente che nessun altro uomo avrebbe potuto sostituire "il suo"!
Faticoso ma emozionante quel quinto decennio, una vera sfida a restare in piedi, ad andare avanti nella scalata! Ormai ciò che era passato e ciò che restava si equivalevano, e da quell'altezza poteva osservare, dalla finestra del pianerottolo, la città farsi un po’ più piccola ai suoi occhi. Molta strada era stata percorsa e molta era ancora da percorrere, molti obiettivi raggiunti ed altri ancora da raggiungere. Intanto anche il suo corpo stava cambiando: qualche piccola ruga intorno agli occhi faceva malignamente capolino, e benediva l'inventore della tintura per capelli, con cui poteva coprire i primi fili d'argento. Certamente anche la linea non era più quella di un tempo, ma qualche centimetro di giro fianchi in più non era un gran prezzo da pagare se confrontato con tutto ciò che aveva vissuto, realizzato e imparato in quella prima emozionante metà della vita. Ormai esistevano tante persone più giovani di lei a cui poter dare consigli, e tante persone più anziane di cui ascoltare i consigli. Un equilibrio perfetto! Ma Olga non poteva fermarsi! Con quel suo carico che si faceva via via più pesante, le braccia e le gambe indolenzite e il fiato un po’ più corto, ecco che si accingeva ad affrontare la scala tra il quinto e il sesto piano. Olga aveva ancora una discreta riserva di energie, ma certamente sarebbe tornata volentieri alle sensazioni dei primi piani, quando si sentiva un fiore appena sbocciato, nel pieno della sua bellezza, e l'entusiasmo dentro di lei non era stato ancora attenuato dalla fatica, che ora cominciava a farsi sentire. Tuttavia Olga proseguì abbastanza speditamente lungo quei gradini della sesta decade, che rappresentava i suoi 50 anni, a cui non mancava più molto. "Dicono che oggi le donne di 50 anni siano come le trentenni di qualche decennio fa...". Si consolava così, immaginando il giorno  in cui avrebbe spento quelle simpatiche candeline raffiguranti i numeri 5 e 0 (ma forse i suoi parenti e amici le avrebbero fatto trovare una torta gigante con cinquanta candeline da spegnere una ad una!) e intanto proseguiva la salita, progettando di costruirsi, nei suoi cinquant'anni, una seconda giovinezza con l’aiuto di estetiste, diete, sport e attività di vario genere, per tenere allenati mente e corpo e trovare nuovi stimoli!
In compagnia di questi pensieri costruttivi superò la sesta scalinata! Olga era ormai giunta alla settima rampa di scale, che nei suoi pensieri rappresentava il suo settimo decennio di vita, tra i 60 e i 70 anni: a questo punto il peso del suo shopping stava davvero divenendo un fardello. Le belle cose che aveva gioiosamente acquistato le apparivano meno esaltanti ora che arrancava su quei perfidi gradini. Tutto stava un po’ perdendo il suo fascino: la città, le auto, le persone che vedeva guardando in basso dalla finestra di mezza scala, ormai si erano fatte piccolissime e la lasciavano quasi indifferente. Olga era ormai concentrata su sé stessa, sul suo respiro, su come andare avanti senza cedere, e si rese conto che era giunto il momento di rallentare, di riposare un po’ per riprendere fiato. La salita era ancora abbastanza lunga, i gradini che l'attendevano erano meno numerosi di quelli già saliti, ma pur sempre tanti! Con timore ma anche speranza guardava in alto nella spirale dei piani che restavano da salire. A quel punto Olga ripensò al pianto del neonato del primo piano, e immaginando nella sua settima decade di vita i suoi figli ormai adulti, si augurò di poter di nuovo tenere un bimbo tra le braccia, ripromettendosi di diventare la più affettuosa delle nonne se i suoi figli le avessero fatto questo immenso regalo un giorno. Poi, sempre immersa nei suoi immaginari 60 anni, pensò alla fine del suo percorso lavorativo, un traguardo anelato e temuto al tempo stesso: si vedeva lasciare il lavoro dopo la sua festa di pensionamento, salutando i colleghi con gli occhi lucidi. Si riprometteva di tenersi attiva e non deprimersi, di affrontare la pensione come avevano fatto i suoi zii e i suoi vicini di casa, con mille nuovi interessi! 
Così, lentamente e dolcemente, la settima scalinata e la settima decade di vita passarono. Dovette riposare un po’, appoggiando a terra le borse. Mentre riprendeva fiato per affrontare l'ottava rampa di scale, all'improvviso sentì una nuova ondata di sentimenti scaturirle dentro, una cosa che lei non si aspettava! Percepì euforia, gioia, terrore e inquietudine che poi fondendosi insieme si tramutarono finalmente in una dolce serenità. Ora niente le faceva più paura: era quasi arrivata al traguardo, si sentiva come un'anziana regina comodamennte seduta sul suo trono, ed acquisì la certezza che il suo ottavo decennio di vita, i suoi settanta anni, sarebbero stati meravigliosi nonostante le rughe, l'artrosi e le probabili medicine da prendere ogni giorno! Avrebbe dispensato amore e consigli ai suoi figli e nipoti, avrebbe trascorso tanto tempo con il marito a rilassarsi ascoltando musica, guardando un film o facendo tranquille passeggiate. Avrebbe letto libri e cucinato manicaretti. Ormai dalla finestra del pianerottolo la visuale era davvero ampia: l’altezza superava gran parte dei palazzi intorno e spaziava oltre la periferia, fino alle verdi colline, dietro le quali vi era la pianura che portava al mare. Il mare della serenità in cui nuotavano tutti i ricordi di una ormai lunga vita! Fu così che anche l'ottavo piano passò! Olga si sentiva in pace come non mai mentre rimirava quel fatidico nono e ultimo piano, che non le faceva più paura, perché ormai fatica e fiatone erano sublimati in una specie di estasi, e lei si sentiva letteralmente alle porte di una nuova vita immaginando il suo ultimo decennio, quello che l’avrebbe condotta dagli ottanta ai novanta anni! Ormai mancava così poco, così pochi gradini! Certamente un po’ si dispiaceva per l'approssimarsi della fine di questo emozionante viaggio, di questa scalata che aveva rappresentato tutta la sua vita, con tutto ciò che aveva già vissuto e la restante metà che le restava da vivere, immaginata così vividamente da sembrare reale, ma la felicità era talmente tanta! Ora il solo problema era rappresentato dai fardelli che si portava dietro. No, le sue braccia non potevano e non volevano più portare quel carico che ormai era diventato inutile e ridicolo! A cosa mai servivano tutti quegli aggeggi che aveva comprato? Il vero senso della vita non sono gli oggetti materiali, ormai Olga aveva tutto chiaro dentro di sé. Nessun rimpianto, nessun rimorso, nessun peso terreno poteva ormai riportarla verso il basso, ora che era giunta così in alto! Sul suo volto apparve il sorriso più bello che mai avesse fatto in vita sua, gettò a terra gli inutili pesi delle borse piene di cianfrusaglie, le sue braccia si tramutarono in ali e percorse l'ultimo piano...volando! All'arrivo l'accolse finalmente il dolce tepore della sua CASA.

Non tutti gli ascensori guasti vengono per nuocere!
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Profilo Autore: poetessalibera  

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