Il suo nome era breve, quasi un soffio: “Harry”.
Eppure, quando è arrivato, non ha chiesto permesso. Si è presentato con il ruggito di un mare che non riconosceva più i suoi confini, trasformando l’orizzonte in un muro cieco di schiuma e detriti. In due giorni, il confine tra la terra e l'abisso era svanito.
Il lavoro di una vita, le mura dei locali che profumavano di salsedine e di sogni, tutto è diventato preda della corrente, le attività commerciali, i lungomari che avevano ospitato i sorrisi dell’estate, le strade dove prima si passeggiava, inghiottiti da una furia cieca.
Dove prima regnava l’oro delle spiagge e il bianco ordinato degli stabilimenti, ora restava solo un’architettura del caos.
Le piastrelle colorate che avevano guidato i passi di mille persone giacevano a destra e a sinistra come stuzzicadenti sull’asfalto, sollevato in zolle pesanti come ferite aperte .
Il fango aveva soffocato i ricordi e il vento aveva strappato il futuro dalle mani di chi lo aveva costruito .
Ma all’alba del terzo giorno, mentre il cielo tornava finalmente a farsi guardare è accaduto qualcosa di più potente di qualsiasi ciclone.
Al rombo del vento è subentrato il ritmo delle pale, al fragore delle onde è seguita la danza delle mani , senza sosta.
Una solidarietà fatta di sguardi e braccia forti, dove il vicino era diventato un fratello e lo sconosciuto un alleato.
Perché “Harry”, nonostante la sua forza bruta, è stato solo un vento di passaggio, la resilienza di chi ha il mare dentro è una radice antica, profonda quanto i sui fondali , che nessuna tempesta potrà mai sradicare.
Ci riprenderemo la riva, un secchio di fango alla volta, ricostruendo non solo i muri, ma l'identità stessa di un territorio che non sa stare in ginocchio.
“Harry” ha portato il rumore della distruzione, ma la dignità dei calabresi e dei siciliani ha risposto con il silenzio operoso di chi sa una verità fondamentale: si può abbattere una casa, si può sventrare una strada, ma un popolo che trova la propria forza nel sale e nella roccia non si può fermare.
Tornerà il tempo del sole a picco e del sale sulla pelle, quel brusio felice di una spiaggia che brulica di vita tra il richiamo dei bambini e il rimbombo dei palloni calciati sul bagnasciuga; torneranno i brindisi al tramonto e la spensieratezza del passeggio serale, cancellando con la forza della normalità le ferite del ciclone, di cui resterà solo l'eco sbiadita di un brutto sogno ormai lontano.
E tornerà l’estate , torneranno le luci, la musica tra le balere , il profumo della pizza, il passeggio sotto le stelle, il gelato sulle panchine guardando il mare , perché l’estate non è solo una stagione, è uno stato mentale fatto di rituali precisi, suoni ovattati e quel contrasto netto tra il riverbero e l’ombra , il sole e le stelle.
(19/20/21 Gennaio 2026 )
