"Nessuno è mai riuscito a capire cosa si cela nella mente umana."
Rosaria parlava cauta, la voce roca e la sigaretta accesa nonostante la legge antifumo in vigore dal 2003. Cinquantadue anni, originaria di Melito (Calabria), capelli ricci e lunghi di colore nero corvino, occhi piccoli, bocca sottile e un corpo ancora desiderabile. Dopo essere migrata a Magenta nel 1985 prese in gestione insieme al marito Nino, lo Scotch Club in via Milano.
Una buona birra è un toccasana per scacciare i pensieri e combattere l’agitazione, così decisi di concedermene una al caro vecchio Scotch. Silvia restò a casa a completare l'ordine alfabetico dei suoi libri; in circa mezz’ora vidi riempirsi quasi tutti i ripiani della "sala lettura".
"Lo so Rosi, l'ho letto e sentito molte volte... però quello che è successo oggi, capisci? Ho sempre pensato : se capita a me? Beh ora so che sono spaventato...".
Rosaria indaffarata a completare un ordine appena comunicatole da Nino, riprese a parlarmi ad alta voce; il forte accento calabrese :
"Tom, non devi essere spaventato! Sai quante volte mi è capitato di trovarmi di fronte a questi fenomeni... ma Nino dice che sono pazza!".
Nino nei suoi baffi grigi e nella sua corporatura tozza, le riservava a volte parole poco carine; ma l'amore tra di loro era uno di quelli antichi, duraturo nel tempo e impossibile da spezzare. Un legame che gli aveva salvati da infanzie difficili e terre desolate.
"Spesso quando torno a casa e mi metto a letto, sai che mi piace leggere prima di addormentarmi no? Lascio la luce della lampada accesa sul mio comodino...".
Proseguì asciugandosi le mani nello strofinaccio. "Ecco : quando incomincio a leggere, sento come grattare all'interno del cassone della tapparella...".
Sorseggiai la birra "Gradisca" con occhi stupiti.
"Ho fatto smontare il cassone tra le proteste di Nino, pensando fosse un topo o qualche ape impegnata a costruire il nido, ma non abbiamo trovato niente!".
"Il rumore continua ora?".
"Certe volte lo sento ancora... ma Nino dice di non averlo mai sentito! Un’ altra volta ho trovato pezzi di muro sul pavimento del corridoio, ma il muro era intatto sia negli angoli che sul soffitto...".
"Incredibile! Cosa pensi di tutto questo?".
"Io penso semplicemente che esistono persone predisposte a percepire queste cose! E' impossibile che non esiste una terza dimensione... nulla si distrugge quando muore; da qualche parte deve pure andare l'anima, lo spirito... chiamalo come vuoi!". Rosi sembrò quasi entusiasta di espormi le sue conoscenze sull'argomento.
"Mi stai facendo quasi paura...".
"Ahahahha!". Tipica risata da fumatrice accanita. "Magari sei anche tu un medium e non lo sai...". Il suo volto tornò serio.
"Ma dai!".
"Ma dai?? Sai che c'è gente che ha scoperto di essere medium per caso? Queste facoltà non si presentano dall'oggi al domani; ci vuole un determinato ambiente, la presenza di certe persone...".
"Ma tu mi stai parlando di... sedute spiritiche??".
"Eh si! Non stavamo mica parlando di spiriti??". Un’ altra sigaretta si accese tra le sue labbra.
"Dai, lasciamo stare...".
"Sei stato tu ad andare sull'argomento! Lascia... offro io!".
"Grazie Rosi, ci vediamo!". Mi incamminai all'uscita del locale sentendola sbraitare dalla sua postazione : "Ciao Tom! Saluta Silvia!".
Il buio del parcheggio si fece fitto e danzante di ombre; guardai più volte alle mie spalle mentre con passo veloce raggiungevo la mia vettura. Nella strada di ritorno, ogni attraversamento pedonale si animò di inesistenti figure di gatti o animali indefiniti, frutto della mia troppo sviluppata immaginazione.
Giunto nel cortile di casa, notai la luce ancora accesa nella "sala lettura" : Silvia doveva ancora essere sveglia a sistemare i suoi preziosi libri.
Dirigendomi verso l’ immensa biblioteca, la ritrovai distesa sul divano nel dolce mondo dei sogni. Sul suo abbondante petto giaceva una copia di "Histoire de Madeleine Bavent", con il segnalibro inserito ancora nelle prime pagine. Indossava la sua camicia da notte preferita : bianca e decorata di fiorellini rosa. Con un gesto delicato, spostai il libro e la alzai dal divano reggendola tra le mie braccia. Non avvertii minimamente il peso della sua formosa figura ancora abbandonata in un sonno innocente. Impegnato a scendere i gradini, mentre ero prossimo a giungere in camera da letto, Silvia strinse le sue braccia intorno al mio collo, sospirando deliziosamente. La posai sul letto come un fiore appena colto si posa in un vaso.
"Notte gioia...".
"Notte... amore".
Dopo aver osservato la sua bellezza notturna per qualche minuto, decifrai che era tempo di vedere un film che non avrebbe intensificato il rumore dei mille pensieri nella mia mente. La scelta cadde, come di consueto, su "48 ore".
Chiudendo la porta del salotto, il silenzio mi permise di udire dei rumori al piano di sopra : pesanti passi sul pavimento che non sembrarono provenire dalla camera da letto, ma bensì dalla stanza che battezzai col nome di “sala musica”, poiché lì si trova la mia vasta collezione sonora. Forse qualcuno era entrato dalla porta sul retro in cucina? Le gocce di sudore mi bagnarono immediatamente la fronte. Facendomi coraggio, mentre quei passi non cessavano, salii le scale. Reggendo il corrimano, mi accorsi che la mano destra tremava; tutto il braccio tremava. Davanti alla porta chiusi nervosamente i pugni, pronto a colpire chiunque egli fosse. Il mio sconcerto fu enorme quando spalancai la porta della "sala musica" con un calcio : nessuno! Il vento accarezzò leggermente le tende della finestra aperta; tutto intorno sembrò intatto.
"Che succede?". Sobbalzai violentemente a percepire la voce di Silvia che stava a piedi nudi sulla porta.
“N-non hai sentito niente?”.
"Perché? No... ma che hai?”.
"Ho sentito dei passi provenire da qui, così sono salito e come vedi non c'è nessuno...".
"Oh... ti sarai immaginato, sai a continuare a parlare di..."
"NON L'HO IMMAGINATO!". Il mio urlo le fece fare un passo indietro.
"Ti dico che c'era qualcuno qui… forse è ancora in casa..."
"Ok, ma cerca di calmarti ora ti prego... ti credo ok? Diamo una controllata alla casa."
"Si perdonami, io controllo i piani di sotto tu quelli di sopra va bene?".
Ispezionammo la casa da cima a fondo, controllando ogni angolo, ogni possibile uscita e anche le cantine : il nulla assoluto. Ne un impronta, ne una porta scassinata, nessuna finestra manomessa : eppure quei passi dovevano appartenere ad una persona. Silvia mi assicurò che fu svegliata dal rumore del mio calcio contro la porta, per poi raggiungere la “sala musica”.
Dopo la vana ricerca, ci sedemmo al tavolo della cucina. Silvia attaccò a parlare a bassa voce :
"Senti Tommi, è capitato a molte persone di farsi suggestionare sentendo parlare di medianità, sedute spiritiche, apparizioni... può darsi che tu abbia percepito ciò che stavi immaginando in questi giorni, aiutato anche dalla tensione...”.
"Forse hai ragione, ma forse ho anch'io facoltà medianiche e lo sto scoprendo adesso, non può essere?". La mia domanda le fece abbassare gli occhi sul tavolo.
"Tutto è possibile lo sai anche tu, ma fino a d'ora non sei stato in condizioni di poter percepire entità... voglio dire : la mia sola presenza non basta a far manifestare qualcosa, ci vuole ben altro...". Silvia riprese a guardarmi negli occhi.
"Già...". Il mio sguardo nel vuoto.
"Hey! Ti faccio una camomilla poi ce ne andiamo tutti e due a nanna ok?”.
“Grazie, sei adorabile”.
Gli incoraggiamenti di Silvia, mi fecero gustare al meglio l'ottima camomilla, ma nel mio cervello martellava a intervalli irregolari la seguente domanda : "Suggestione o realtà?".
Rosaria parlava cauta, la voce roca e la sigaretta accesa nonostante la legge antifumo in vigore dal 2003. Cinquantadue anni, originaria di Melito (Calabria), capelli ricci e lunghi di colore nero corvino, occhi piccoli, bocca sottile e un corpo ancora desiderabile. Dopo essere migrata a Magenta nel 1985 prese in gestione insieme al marito Nino, lo Scotch Club in via Milano.
Una buona birra è un toccasana per scacciare i pensieri e combattere l’agitazione, così decisi di concedermene una al caro vecchio Scotch. Silvia restò a casa a completare l'ordine alfabetico dei suoi libri; in circa mezz’ora vidi riempirsi quasi tutti i ripiani della "sala lettura".
"Lo so Rosi, l'ho letto e sentito molte volte... però quello che è successo oggi, capisci? Ho sempre pensato : se capita a me? Beh ora so che sono spaventato...".
Rosaria indaffarata a completare un ordine appena comunicatole da Nino, riprese a parlarmi ad alta voce; il forte accento calabrese :
"Tom, non devi essere spaventato! Sai quante volte mi è capitato di trovarmi di fronte a questi fenomeni... ma Nino dice che sono pazza!".
Nino nei suoi baffi grigi e nella sua corporatura tozza, le riservava a volte parole poco carine; ma l'amore tra di loro era uno di quelli antichi, duraturo nel tempo e impossibile da spezzare. Un legame che gli aveva salvati da infanzie difficili e terre desolate.
"Spesso quando torno a casa e mi metto a letto, sai che mi piace leggere prima di addormentarmi no? Lascio la luce della lampada accesa sul mio comodino...".
Proseguì asciugandosi le mani nello strofinaccio. "Ecco : quando incomincio a leggere, sento come grattare all'interno del cassone della tapparella...".
Sorseggiai la birra "Gradisca" con occhi stupiti.
"Ho fatto smontare il cassone tra le proteste di Nino, pensando fosse un topo o qualche ape impegnata a costruire il nido, ma non abbiamo trovato niente!".
"Il rumore continua ora?".
"Certe volte lo sento ancora... ma Nino dice di non averlo mai sentito! Un’ altra volta ho trovato pezzi di muro sul pavimento del corridoio, ma il muro era intatto sia negli angoli che sul soffitto...".
"Incredibile! Cosa pensi di tutto questo?".
"Io penso semplicemente che esistono persone predisposte a percepire queste cose! E' impossibile che non esiste una terza dimensione... nulla si distrugge quando muore; da qualche parte deve pure andare l'anima, lo spirito... chiamalo come vuoi!". Rosi sembrò quasi entusiasta di espormi le sue conoscenze sull'argomento.
"Mi stai facendo quasi paura...".
"Ahahahha!". Tipica risata da fumatrice accanita. "Magari sei anche tu un medium e non lo sai...". Il suo volto tornò serio.
"Ma dai!".
"Ma dai?? Sai che c'è gente che ha scoperto di essere medium per caso? Queste facoltà non si presentano dall'oggi al domani; ci vuole un determinato ambiente, la presenza di certe persone...".
"Ma tu mi stai parlando di... sedute spiritiche??".
"Eh si! Non stavamo mica parlando di spiriti??". Un’ altra sigaretta si accese tra le sue labbra.
"Dai, lasciamo stare...".
"Sei stato tu ad andare sull'argomento! Lascia... offro io!".
"Grazie Rosi, ci vediamo!". Mi incamminai all'uscita del locale sentendola sbraitare dalla sua postazione : "Ciao Tom! Saluta Silvia!".
Il buio del parcheggio si fece fitto e danzante di ombre; guardai più volte alle mie spalle mentre con passo veloce raggiungevo la mia vettura. Nella strada di ritorno, ogni attraversamento pedonale si animò di inesistenti figure di gatti o animali indefiniti, frutto della mia troppo sviluppata immaginazione.
Giunto nel cortile di casa, notai la luce ancora accesa nella "sala lettura" : Silvia doveva ancora essere sveglia a sistemare i suoi preziosi libri.
Dirigendomi verso l’ immensa biblioteca, la ritrovai distesa sul divano nel dolce mondo dei sogni. Sul suo abbondante petto giaceva una copia di "Histoire de Madeleine Bavent", con il segnalibro inserito ancora nelle prime pagine. Indossava la sua camicia da notte preferita : bianca e decorata di fiorellini rosa. Con un gesto delicato, spostai il libro e la alzai dal divano reggendola tra le mie braccia. Non avvertii minimamente il peso della sua formosa figura ancora abbandonata in un sonno innocente. Impegnato a scendere i gradini, mentre ero prossimo a giungere in camera da letto, Silvia strinse le sue braccia intorno al mio collo, sospirando deliziosamente. La posai sul letto come un fiore appena colto si posa in un vaso.
"Notte gioia...".
"Notte... amore".
Dopo aver osservato la sua bellezza notturna per qualche minuto, decifrai che era tempo di vedere un film che non avrebbe intensificato il rumore dei mille pensieri nella mia mente. La scelta cadde, come di consueto, su "48 ore".
Chiudendo la porta del salotto, il silenzio mi permise di udire dei rumori al piano di sopra : pesanti passi sul pavimento che non sembrarono provenire dalla camera da letto, ma bensì dalla stanza che battezzai col nome di “sala musica”, poiché lì si trova la mia vasta collezione sonora. Forse qualcuno era entrato dalla porta sul retro in cucina? Le gocce di sudore mi bagnarono immediatamente la fronte. Facendomi coraggio, mentre quei passi non cessavano, salii le scale. Reggendo il corrimano, mi accorsi che la mano destra tremava; tutto il braccio tremava. Davanti alla porta chiusi nervosamente i pugni, pronto a colpire chiunque egli fosse. Il mio sconcerto fu enorme quando spalancai la porta della "sala musica" con un calcio : nessuno! Il vento accarezzò leggermente le tende della finestra aperta; tutto intorno sembrò intatto.
"Che succede?". Sobbalzai violentemente a percepire la voce di Silvia che stava a piedi nudi sulla porta.
“N-non hai sentito niente?”.
"Perché? No... ma che hai?”.
"Ho sentito dei passi provenire da qui, così sono salito e come vedi non c'è nessuno...".
"Oh... ti sarai immaginato, sai a continuare a parlare di..."
"NON L'HO IMMAGINATO!". Il mio urlo le fece fare un passo indietro.
"Ti dico che c'era qualcuno qui… forse è ancora in casa..."
"Ok, ma cerca di calmarti ora ti prego... ti credo ok? Diamo una controllata alla casa."
"Si perdonami, io controllo i piani di sotto tu quelli di sopra va bene?".
Ispezionammo la casa da cima a fondo, controllando ogni angolo, ogni possibile uscita e anche le cantine : il nulla assoluto. Ne un impronta, ne una porta scassinata, nessuna finestra manomessa : eppure quei passi dovevano appartenere ad una persona. Silvia mi assicurò che fu svegliata dal rumore del mio calcio contro la porta, per poi raggiungere la “sala musica”.
Dopo la vana ricerca, ci sedemmo al tavolo della cucina. Silvia attaccò a parlare a bassa voce :
"Senti Tommi, è capitato a molte persone di farsi suggestionare sentendo parlare di medianità, sedute spiritiche, apparizioni... può darsi che tu abbia percepito ciò che stavi immaginando in questi giorni, aiutato anche dalla tensione...”.
"Forse hai ragione, ma forse ho anch'io facoltà medianiche e lo sto scoprendo adesso, non può essere?". La mia domanda le fece abbassare gli occhi sul tavolo.
"Tutto è possibile lo sai anche tu, ma fino a d'ora non sei stato in condizioni di poter percepire entità... voglio dire : la mia sola presenza non basta a far manifestare qualcosa, ci vuole ben altro...". Silvia riprese a guardarmi negli occhi.
"Già...". Il mio sguardo nel vuoto.
"Hey! Ti faccio una camomilla poi ce ne andiamo tutti e due a nanna ok?”.
“Grazie, sei adorabile”.
Gli incoraggiamenti di Silvia, mi fecero gustare al meglio l'ottima camomilla, ma nel mio cervello martellava a intervalli irregolari la seguente domanda : "Suggestione o realtà?".

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