“Buongiorno…”. Sopra il vassoio che Carol reggeva tra le mani vi erano due tazze di cappuccino e due croissant. Ritornando sotto le coperte si avvicinò alle mie labbra; forse non meritavo tutto questo.
“Sai che parli nel sonno?”.
“Cosa… cosa ho detto?”.
“Hai detto : “Che stronzi!””.
“Carol…”. Addentai lo squisito croissant alla crema. “Tu… tu sai chi sono gli stronzi, vero?”.
“Si… i tuoi… amici”.
Già, gli “amici”:
“Non ti fai più vedere!”. Ricordai l’espressione delusa di Lino in quel venerdì pomeriggio.
“Non è vero…”. Risposi sorridendo; uno dei miei più grandi difetti è sempre stato quello di non avere mai una risposta pronta.
“Eh, avrà trovato da scopare”. La frase di Tano mi irritò.
“Allora è una cosa seria!”. Secondo Lino avevo commesso una delle mie più grandi colpe.
Per tutto il resto del pomeriggio quasi non mi considerarono; lasciando il bar, a momenti non ricambiarono il mio saluto.
“Hey! Oggi è halloween!”. La voce di Carol fece svanire il ricordo.
“Com’è halloween a Semiana?”.
“Oh beh, una rottura di palle come in tutte le altre parti del mondo. La maggior parte delle gente va a festeggiare nelle città, solamente in pochi rimangono qui”.
“Chi rimane qui?”. Chiesi curioso.
“Coloro che credono nel Capodanno Celtico”.
Carol spiegò che tutti gli anni un gruppo di persone prendeva parte al rituale di Samhain. Nutrendo interesse e curiosità, la convinsi ad assistervi.
Verso mezzanotte uscimmo di casa; il vento colpì le nostre facce come una gelida lama di rasoio. Poco dopo il cimitero vedemmo un focolare all’orizzonte; Il suo bagliore illuminava la buia e vasta campagna. Seguendo il fuoco, arrivammo nei pressi di una collinetta e ci appostammo in cima. Seduti sull’erba umida, vedemmo un gruppo di persone avvicinarsi al grande fuoco al centro del campo.
Alcuni uomini erano abbigliati con indumenti femminili, mentre le donne portavano abiti maschili; i giovani e i bambini vestivano vecchi abiti adatti a persone dall’età avanzata. Ognuno teneva in mano una candela dai colori diversi : rossa, nera o bianca. Dopo che il gruppo formò un cerchio intorno al fuoco, una donna versò il contenuto di un calice direttamente sul fuoco. L’odore di incenso riempì l’aria.
Poco distante, una signora anziana accese un altro focolare iniziando a recitare : “Ravviverò il mio fuoco stamattina. Alla presenza dei santi Angeli del cielo…”.
“Cosa sta facendo?”. Chiesi a Carol.
“E’ la benedizione sul fuoco, una formula magica che recitavano le donne Irlandesi mentre accendevano il fuoco nel camino”.
Quando la donna terminò, tutti i presenti accesero la propria candela nel fuoco centrale lasciando cadere nelle fiamme dei biglietti di carta.
“Ecco, ora possiamo anche andarcene. Faranno baldoria fino domattina”. Disse Carol alzandosi da terra.
Infatti, avvicinandosi ad tavolo ricco di cibi e bevande, diedero il via ad una chiassosa festa.
Mano a mano che ci allontanammo, le grida diminuirono d’intensità fino a scomparire del tutto. Restò solamente il piacevole fruscio delle foglie mosse dal vento e il rumore dei nostri passi. Ritornando sull’asfalto strisciammo e battemmo i piedi per togliere il fango dalle suole delle scarpe.
Sulla strada di ritorno, ci imbattemmo in alcuni individui mascherati. Costoro indossavano le maschere più spaventose che mi capitò di vedere : completamente bianche e con cerchi di nero attorno agli occhi, ricordavano dei volti cadaverici con la peggiore espressione di lamento.
I bambini rincorrendosi emettevano grida spaventose; non avevo mai udito niente di simile nemmeno nei miei dischi più estremi. Rientrando in casa provai conforto: le antiche tradizioni mi affascinarono, ma allo stesso tempo provai una leggera inquietudine. Carol non smise mai di sorridere: sembrava divertita e fiera di avermi mostrato le usanze di Semiana. “Vieni…”. Disse prendendomi la mano seduta sul divano del salotto.
“Ma…cosa?”. Le chiesi seguendola verso la camera da letto.
Con mille punti interrogativi in testa, la vidi aprire il primo cassetto del comodino accanto al letto.
“Non ti ho mai fatto leggere questa…”. Reggendo una pila di fogli mi consegnò quello che stava in cima. Senza aggiungere altro si tolse le scarpe sdraiandosi sul letto. Fissandomi con sguardo amorevole, adagiò il cuscino sotto la guancia. Stendendomi accanto a lei iniziai a leggere il contenuto del foglio stropicciato:
“La mia unica amica sei tu, oh dolce e sottile nebbia; tu che silenziosamente avvolgi lunghe risaie e campi bagnati dalla rugiada. Sì, provo conforto osservando la tua bellezza e respirando la tua essenza così leggera e pulita.
Abbracciami, cullami come solo tu sai fare; fammi dimenticare questo mondo contaminato. Fa che io chiuda gli occhi di fronte all'umanità, quale assurda e inguaribile piaga.
Esseri viventi incapaci di valorizzare ogni sentimento, prigionieri in gabbie costruite da loro stessi. Accecati dall'egoismo non hanno rispetto nemmeno per... una lacrima.
Prendimi, sono tua : stringi forte la mia mano e portami via... lontano da qui... oh dolce e sottile nebbia. "
“L’hai scritta quando…”. Non mi accorsi della lacrima che scese vicino alle mie labbra.
“Sì… mai nessuno l’ha letta”.
Delicatamente si alzò dal letto, coprendo il corpo nudo con il lungo lenzuolo bianco. Dietro la porta finestra osservò la pioggia cadere, una melodia tanto soffice da sembrare eterna.
Mi avvicinai baciandole le morbide spalle nude. Nel riflesso del vetro vidi le sue mani stringere le mie che l’avvolgevano deliziosamente.
“E’ finita”; “Non provo più niente”; “Questa storia mi sta pesando”; ripensando a quelle frasi uscite dalla mia bocca, una lama appuntita attraversò il mio cuore.
“Quante volte mi sono affacciata qui, sperando di rivederti passeggiare. Non so cosa avrei dato per far sì che apparissi giù nella strada e mi salutassi sorridendo”.
“Non dovrai più farlo… ora sono qui… per sempre…”.
“Sai che parli nel sonno?”.
“Cosa… cosa ho detto?”.
“Hai detto : “Che stronzi!””.
“Carol…”. Addentai lo squisito croissant alla crema. “Tu… tu sai chi sono gli stronzi, vero?”.
“Si… i tuoi… amici”.
Già, gli “amici”:
“Non ti fai più vedere!”. Ricordai l’espressione delusa di Lino in quel venerdì pomeriggio.
“Non è vero…”. Risposi sorridendo; uno dei miei più grandi difetti è sempre stato quello di non avere mai una risposta pronta.
“Eh, avrà trovato da scopare”. La frase di Tano mi irritò.
“Allora è una cosa seria!”. Secondo Lino avevo commesso una delle mie più grandi colpe.
Per tutto il resto del pomeriggio quasi non mi considerarono; lasciando il bar, a momenti non ricambiarono il mio saluto.
“Hey! Oggi è halloween!”. La voce di Carol fece svanire il ricordo.
“Com’è halloween a Semiana?”.
“Oh beh, una rottura di palle come in tutte le altre parti del mondo. La maggior parte delle gente va a festeggiare nelle città, solamente in pochi rimangono qui”.
“Chi rimane qui?”. Chiesi curioso.
“Coloro che credono nel Capodanno Celtico”.
Carol spiegò che tutti gli anni un gruppo di persone prendeva parte al rituale di Samhain. Nutrendo interesse e curiosità, la convinsi ad assistervi.
Verso mezzanotte uscimmo di casa; il vento colpì le nostre facce come una gelida lama di rasoio. Poco dopo il cimitero vedemmo un focolare all’orizzonte; Il suo bagliore illuminava la buia e vasta campagna. Seguendo il fuoco, arrivammo nei pressi di una collinetta e ci appostammo in cima. Seduti sull’erba umida, vedemmo un gruppo di persone avvicinarsi al grande fuoco al centro del campo.
Alcuni uomini erano abbigliati con indumenti femminili, mentre le donne portavano abiti maschili; i giovani e i bambini vestivano vecchi abiti adatti a persone dall’età avanzata. Ognuno teneva in mano una candela dai colori diversi : rossa, nera o bianca. Dopo che il gruppo formò un cerchio intorno al fuoco, una donna versò il contenuto di un calice direttamente sul fuoco. L’odore di incenso riempì l’aria.
Poco distante, una signora anziana accese un altro focolare iniziando a recitare : “Ravviverò il mio fuoco stamattina. Alla presenza dei santi Angeli del cielo…”.
“Cosa sta facendo?”. Chiesi a Carol.
“E’ la benedizione sul fuoco, una formula magica che recitavano le donne Irlandesi mentre accendevano il fuoco nel camino”.
Quando la donna terminò, tutti i presenti accesero la propria candela nel fuoco centrale lasciando cadere nelle fiamme dei biglietti di carta.
“Ecco, ora possiamo anche andarcene. Faranno baldoria fino domattina”. Disse Carol alzandosi da terra.
Infatti, avvicinandosi ad tavolo ricco di cibi e bevande, diedero il via ad una chiassosa festa.
Mano a mano che ci allontanammo, le grida diminuirono d’intensità fino a scomparire del tutto. Restò solamente il piacevole fruscio delle foglie mosse dal vento e il rumore dei nostri passi. Ritornando sull’asfalto strisciammo e battemmo i piedi per togliere il fango dalle suole delle scarpe.
Sulla strada di ritorno, ci imbattemmo in alcuni individui mascherati. Costoro indossavano le maschere più spaventose che mi capitò di vedere : completamente bianche e con cerchi di nero attorno agli occhi, ricordavano dei volti cadaverici con la peggiore espressione di lamento.
I bambini rincorrendosi emettevano grida spaventose; non avevo mai udito niente di simile nemmeno nei miei dischi più estremi. Rientrando in casa provai conforto: le antiche tradizioni mi affascinarono, ma allo stesso tempo provai una leggera inquietudine. Carol non smise mai di sorridere: sembrava divertita e fiera di avermi mostrato le usanze di Semiana. “Vieni…”. Disse prendendomi la mano seduta sul divano del salotto.
“Ma…cosa?”. Le chiesi seguendola verso la camera da letto.
Con mille punti interrogativi in testa, la vidi aprire il primo cassetto del comodino accanto al letto.
“Non ti ho mai fatto leggere questa…”. Reggendo una pila di fogli mi consegnò quello che stava in cima. Senza aggiungere altro si tolse le scarpe sdraiandosi sul letto. Fissandomi con sguardo amorevole, adagiò il cuscino sotto la guancia. Stendendomi accanto a lei iniziai a leggere il contenuto del foglio stropicciato:
“La mia unica amica sei tu, oh dolce e sottile nebbia; tu che silenziosamente avvolgi lunghe risaie e campi bagnati dalla rugiada. Sì, provo conforto osservando la tua bellezza e respirando la tua essenza così leggera e pulita.
Abbracciami, cullami come solo tu sai fare; fammi dimenticare questo mondo contaminato. Fa che io chiuda gli occhi di fronte all'umanità, quale assurda e inguaribile piaga.
Esseri viventi incapaci di valorizzare ogni sentimento, prigionieri in gabbie costruite da loro stessi. Accecati dall'egoismo non hanno rispetto nemmeno per... una lacrima.
Prendimi, sono tua : stringi forte la mia mano e portami via... lontano da qui... oh dolce e sottile nebbia. "
“L’hai scritta quando…”. Non mi accorsi della lacrima che scese vicino alle mie labbra.
“Sì… mai nessuno l’ha letta”.
Delicatamente si alzò dal letto, coprendo il corpo nudo con il lungo lenzuolo bianco. Dietro la porta finestra osservò la pioggia cadere, una melodia tanto soffice da sembrare eterna.
Mi avvicinai baciandole le morbide spalle nude. Nel riflesso del vetro vidi le sue mani stringere le mie che l’avvolgevano deliziosamente.
“E’ finita”; “Non provo più niente”; “Questa storia mi sta pesando”; ripensando a quelle frasi uscite dalla mia bocca, una lama appuntita attraversò il mio cuore.
“Quante volte mi sono affacciata qui, sperando di rivederti passeggiare. Non so cosa avrei dato per far sì che apparissi giù nella strada e mi salutassi sorridendo”.
“Non dovrai più farlo… ora sono qui… per sempre…”.

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