"Questo video è stato realizzato dal Club Poetico come riconoscimento al primo classificato del nostro ultimo concorso a tema....
mettersi in gioco sul Club Poetico è sempre fonte di nuove emozioni sia per voi che per noi che con voi condividiamo l'amore per l'arte e la poesia che nutre e genera emozioni"
Mi piaci,
quando distante arrivi e voli
come il pensiero
che tace per parlare alla tua assenza
e il tuo ritorno non è mai partito
quando ti ascolto
in una nuvola che ferma il respiro al cielo
e piovono discorsi sottovoce
sui nostri visi fatti di parole
tu, che spogliavi il fiato alle mie stanze vuote
ed io, che in quei silenzi ho conosciuto il tuo segreto
naufragando gli occhi
per non dirti t'amo
così mi piace pensarti
e il mio pensiero è voce
che tace alle tue labbra, come un bacio
che all'infinito spazia l'infinito
e posa gli occhi
nel ricordo.
È un pensare
di come mille solitudini
si possano incontrare
ognuno
nello stesso cielo, ognuno
con il proprio volo
coi vestiti della notte, sfrecciare
le sponde opposte
trattenendo i miraggi della luce
ed essere voce del vento
ed essere
di un viaggio negli occhi la cornice
vicini
ma lontani nel passo delle nuvole
essere foglia d'alto ramo, e toccare
il cielo con un dito
pensarti mia
e sentirti dentro un giorno
mentre corro nella notte.
Ricordi
quando, le mie mani
trasportavano note
e danzavano le foglie al vento
nelle primavere vissute
Quando,
accarezzavano le tue carezze
e delicate sfioravano il tuo esile profumo
che vestiva la tua nuda veste,
ricordi,
i miei baci su i tuoi baci
il mio averti col tuo avermi
nella melodia del sogno
e quel volo gabbiano del cielo
padrone del mare,
aquiloni del tempo bambino,
Ricordi
le rose che fiorivano nelle mani
del mio giardino
quelle rose
che senza spine mi ferirono
mentre sui tasti cantavo l'amore,
Sono ricordi
quelle mani e quelle rose
che ora danzano,
una melodia senza note,
regalando petali al vento
senza vento.
Non si sposta l'aria
su queste altre finestre
dove il mare ha l'urlo di radici
a scombinare il fiato sulle vele
e mi racconta il fiume e di sempre
quel sapore di ponte
che ha gli occhi ai viaggi di Novembre
e mi racconta il vento
che di te lontana
tiene in bocca la tua voce
Parlami
dell'uva rimossa ai rami
e il suo parlato ai piedi mossi
dei vent'anni in terra madre
e allo scorrere del mosto
i suoni tra le dita
parlami
di notti a luna e stelle
al bivaccare del fiato fino a giorno
le vesti bianche tra le rose
e i gelsi dei ricordi
Ora
dove sorge l'acqua al tempo
e sgorga fieno ai prati
- Il passo ha le tue spalle
e sui tetti
cade già la neve.
C'è una casa rossa, ancora
a sfidare il tempo
la pioggia, sui rovi
e i filari e il fiume
col passo nuovo negli occhi
le voci
si cercano al buio
in una vita spesa, e al centro
di una primavera dissolta,
la luna
che la notte
di ogni notte, illumina
nel pensiero
c'è ancora, una casa
e i giochi spesi a cercarsi
lungo la ferrovia, rossa
come rossi i papaveri
rincorrono il vento
che ricordano il fiato
sulle ginocchia scarne
di un bimbo
lungo la vita.
Dove
ai margini del tempo
camminerà la vita
c’incontreremo passi
e ci cadrà il cielo dal cielo
sui volti bambini
dove nessuna stella
avrà conosciuto ancora il suo nome
nell’ombra di un giorno chiuso
dietro una parete
c’incontreremo
nelle parole del vento
nel volo incompiuto, intorno
ad una luce spenta
lungo la via
nei girotondi d’ali
d’occhi
che guardano
lo scorrere lento della pioggia
nello sciamare di foglie migranti
alla stagione
saremo
visibili all’invisibile
nei contorni dipinti a primavera, fiori
dove il grano maturo
non avrà nessuna falce che divide
saremo
volti bianchi
che vivono
nell’unica luna
rimasta a guardare.
Il riso avaro
della tua bocca mi rende goccia
sospesa
dentro un attimo bevuto
e mente
al passo lieve
nel rumore di un sorriso
che mi è sorte oscura
in quest’alba d’ore intatte
al sole che bussa al diniego sguardo
della tua finestra
la luna
ha lasciato l’impronta bianca
della notte sulla riva
e ci trovammo sassi
lanciati in fretta
dentro una stagione
Il pensiero mi giova
dove torna il tempo
e m’azzurra dei tuoi occhi
il dire
al tuo silenzio
una volta ancora
in quell’eco
di me che ascolta
quanto ti ha amata.
delle ombre,
cornici di quel tempo
che vola e si disperde
dove già sai cosa voler sognare
o essere
Continuerò a cercarmi
solo per intravedere
- tra le albe altrui -
l'inizio di un pensiero
Mentre le foglie rincorrono
l'esatto nostro vento
anche il cielo
si veste della nudità dei nostri giorni
Identico altrove
dei nostri sguardi muti
E adesso che il buio
è il colore del mio tempo
mi domando se anche tu, come me
sei diventato il suono
di un treno che si fa distante
Quell'andare malinconico della notte
alle prime luci
dell'alba.
Poesia di Maria Grazia Vai
Voce narrante Franco Picchini
Musica di sottofondo
Georges Delerue " Chère Louise"
ventungennaio duemiladodici


