Mi stupisco ancora di me
che dopo tutto questo tempo,
che dopo tutto questo tempo,
quando inclino l'orecchio
verso la valle e ascolto,
aspetto un rumore
che non è più familiare.
Anche se io, in realtà,
non lo scorderò mai
il suono di quel motore,
che precedeva un abbraccio
che avevo aspettato a lungo,
e che per un po', troppo poco,
avrebbe sfociato in ebbrezza.
Non funziona più niente qui,
il cielo non fa da sfondo
e il bucato non asciuga,
i suoi capelli fluttuano in aria
e si intrecciano a quelli del cane.
In un'immagine triste,
soffocata, buia e dismessa,
come quei mozziconi stretti
che trovo dappertutto
e che la terra sembra li sputi
per provare a consolarmi
coi suoi frammenti:
un po' colori sfumati tenui,
un po' profumo di lavandula,
ma soprattutto tante parole.
Per me sono loro, sapete?
i semi di quei piccoli fiori
che nessuno per davvero,
potrà mai non associare
ad un cuore innocente.
Che è già inverno.

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