Oggi che ti osservo dall’alto colle dei fiori
il tuo sapore è alterato da pace irreale;
l’esistenza, qui, racchiude il pensiero
del pettirosso e della poiana,
l’operosità del bombo,
il volo della farfalla,
l’assillo della noia:
è cinguettio e ronzio,
l’impercettibile batter d’ali
della mia chiassosa estraneità
e l’effluvio aromatico che si leva
dalla danza perpetua del tuo mare.
Sono ingarbugliato quanto te, Liguria,
disadattato, malinconico e consunto:
non meno delle tenui note pastello
che circoscrivono il tuo spazio,
e non più del tuo profilo
che da tempi remoti
si offre sfacciato
al navigante.
Siamo trampolino,
l’ultimo strato di pelle,
il mondo alla fine del mondo;
e se ci pensi bene, se osservi,
se ascolti, se ti abbandoni
al soffio dell’eternità,
quello che troverai
è lo stupore
della prima volta,
di una veduta mutevole
che può definire il tuo umore,
ma mai, questo è certo, il contrario.

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