Oppure
i tuoi occhi che mi lanciano addosso cieli stirati di luce
tra genuflessi tramonti di sabbia
quando il Sole tocca terra con le sue zampe di ragno
transitando per i campi di papaveri stinti
e gli smorzati profumi delle viole
nate in mezzo ai sassi della ferrovia.
Sono settimane che non scrivo una parola;
se tutto il mio tempo non fosse andato perduto
non saprei che a quest'ora di notte i camerieri
corrono a bere nei bar semichiusi con le stelle tentennanti
o che in treno i ragazzini giocano a fare le trazioni
sui poggiamano dei viaggiatori
davanti a zingari con occhi sporchi e morti di fame
che non conoscono un domani.
Quella si che è vera poesia
come i muri di Sarajevo e le accartocciate vele di Scampia
perché una poesia è solo l'effetto che ha su di noi
e il mondo non ne avrà mai abbastanza,
come i centri commerciali
se vuoi andremo a comprare quelle cose inutili che ci servono
in nome delle democrazie industriali,
poi andrai in biblioteca per gli esami
così presto avrai quel posto da segretaria
e magari ti dirò quello che sento
perché dicono che sono un poeta
quando un pò svestiti nella Y10
fisseremo le palazzine che ci guardano
e la tua pelle scura come il Vesuvio
che si scolora, si scioglie come la tua personalità
che viene e va, mai che si fidi di sè
perché pretendi troppo da te stessa.
E io lo so di non saper scrivere monologhi come i vostri
che dettate dal telefono
ma sono stanco di essere uno sputo di musica
sopra le ringhiere dei balconi.
E' vero,
sono stato triste tutto il tempo
come un abito smesso e dimenticato
ma ho premesse da rispettare
fermate intermedie prima di addormentarmi
e luci
luci sulle pubblicità sbiadite della Coca Cola
madri che raccolgono calzini stesi
prima che la pioggia d'Ottobre li macchi
e nuvole insanguinate come garze
nuvole insanguinate come garze...
i tuoi occhi che mi lanciano addosso cieli stirati di luce
tra genuflessi tramonti di sabbia
quando il Sole tocca terra con le sue zampe di ragno
transitando per i campi di papaveri stinti
e gli smorzati profumi delle viole
nate in mezzo ai sassi della ferrovia.
Sono settimane che non scrivo una parola;
se tutto il mio tempo non fosse andato perduto
non saprei che a quest'ora di notte i camerieri
corrono a bere nei bar semichiusi con le stelle tentennanti
o che in treno i ragazzini giocano a fare le trazioni
sui poggiamano dei viaggiatori
davanti a zingari con occhi sporchi e morti di fame
che non conoscono un domani.
Quella si che è vera poesia
come i muri di Sarajevo e le accartocciate vele di Scampia
perché una poesia è solo l'effetto che ha su di noi
e il mondo non ne avrà mai abbastanza,
come i centri commerciali
se vuoi andremo a comprare quelle cose inutili che ci servono
in nome delle democrazie industriali,
poi andrai in biblioteca per gli esami
così presto avrai quel posto da segretaria
e magari ti dirò quello che sento
perché dicono che sono un poeta
quando un pò svestiti nella Y10
fisseremo le palazzine che ci guardano
e la tua pelle scura come il Vesuvio
che si scolora, si scioglie come la tua personalità
che viene e va, mai che si fidi di sè
perché pretendi troppo da te stessa.
E io lo so di non saper scrivere monologhi come i vostri
che dettate dal telefono
ma sono stanco di essere uno sputo di musica
sopra le ringhiere dei balconi.
E' vero,
sono stato triste tutto il tempo
come un abito smesso e dimenticato
ma ho premesse da rispettare
fermate intermedie prima di addormentarmi
e luci
luci sulle pubblicità sbiadite della Coca Cola
madri che raccolgono calzini stesi
prima che la pioggia d'Ottobre li macchi
e nuvole insanguinate come garze
nuvole insanguinate come garze...

Commenti
Contenta che Tu sia tornato a scrivere...per TE e per NOI.
BUONA VITA, nonostante tutto, SEMPRE!
Vera
beh, non saprei dire come ma sento l' umiltà tra le righe... E' solo la mia impressione e la mia lettura, che si sa è sempre molto personale.
Un saluto carissimo e ancora complimenti!... Ciao.. ^-^