E’ vero. Certamente non è bello sentirsi  ripetere questo ritornello solo perché, a volte, non siamo nella forma strepitosa di sempre.  E’ sempre un’auretta assai sottile come la calunnia di Rossiniana memoria. Anzi, con questa ha molti punti d’incontro. Tant’è che ci si vede affibbiare  l’epiteto di fannullone, dapprima pian piano, poi sempre con maggiore convinzione. Ecco perché ci vorrebbero molti don Basilio in più per metterci in guardia ! In fondo per me si tratta, nella maggior parte dei casi, di semplice pigrizia che non ha bisogno di frasi così roboanti, da arrivare a scalfire il buon nome di una persona. Si, la conosco bene questa situazione, a dire il vero, perché ne fui affetto ancor prima che nascessi e trovai subito chi me ne scaricò la responsabilità. Il fatto è che la cicogna che mi aveva in carico, se la prese comoda ed io mi presentai dopo più di dieci giorni alla vista dei miei genitori. Subito le malelingue tra parenti ed amici iniziarono ad elargirmi quella frase, accompagnata anche da un sacrosanto (per loro) “vagabondo” ! Quello fu l’inizio di una sequela impressionante di volte in cui mi fu ripetuto ! Esempio ? Mia madre aveva poco latte, bisognava suggere a fondo per farlo venir fuori ed allora feci capire di preferire la nurse che di latte …traboccava. Che male c’era ? Per non parlare dei pannolini, abitudine che tenni fino a tarda età…infantile. Finalmente andai a scuola.” Andai” è una parola grossa, mi ci portò mio padre in bici, pensate, era distante circa trecento metri da casa mia ! Da persona responsabile, però, non volli approfittarmi della generosità paterna ed allora, ogni giorno, io portavo due merendine con me di cui, una (animo nobile!), la donavo ad un mio amichetto che in cambio mi portava la cartella ! Negli anni a seguire fui un modello. Chissà quante donne si sarebbero scambiate con mia madre, non consumai un calzino o un paio di scarpette per il semplice fatto che non amavo stare con i miei coetanei, abituati a sprecar energie dietro ad un pallone o lasciandosi andare in salti o piroette estenuanti. Preferivo rimanermene in casa ad attaccare le figurine sugli album…un pacchetto al giorno giusto per non sentirmi la lingua appiccicata dalla colla. Poi, come c’era da attendersi, la metamorfosi. L’età degli ormoni non da scampo ! I venti impetuosi della passione  mi trascinarono nel loro gorgo e ne fui travolto. Quello che mi distolse principalmente dalla vita sana, equilibrata e metodica che conducevo comunque fu il problema di trovare la materia prima, le donne ! Che poi, mica erano nascoste ! Ma per trovarle bisognava andare sulle spiagge, nei locali, in ogni dove di strano ci fosse al mondo ed imbarcarsi in gite, balli e attività varie che toglievano il respiro. Comunque, sotto il pungolo dei benedetti ormoni, cercai e cercai ed infine anche trovai. Ma commisi un errore e quindi…no…non la lasciai, la sposai. Raggiunsi, perciò il mio scopo. Infatti, sirene malevole mi avevano fatto intravvedere ciò che capita a tutti gli uomini dopo il matrimonio e cioè una vita più rilassata, senza tanti sconvolgimenti e la crescita, opinata, di una cospicua pancetta da sedentarietà. Così mi riappropriai della mia amata poltrona e della mia serenità. Gli amici pian piano sparirono perché, penso, temessero la presenza di mia moglie in casa più di quanto l’avessero temuta fuori. Insomma tornai indietro con gli anni fino alla mia seconda giovinezza. L’unica persona-amico che rimase fu il mio vero grande amico che mi aveva accompagnato nella crescita, assolutamente non in modo taciturno : don Gennarino, di ovvia provenienza. E’ stato il mio barbiere, uno dei pochi che aveva capito la mia indole .Ricordo la prima barba che feci da lui. Entrato nel salone lo trovai impegnato a servire un altro paziente. Mi accomodai sulla seconda poltrona, mentre lui radeva e parlava, parlava. Subito mi prese il gran dono dell’abbiocco e mi addormentai. Lui non mi svegliò, lo fece, con mia grande soddisfazione, quando sta va per chiudere il locale. Così nacque una grande amicizia basata sul rispetto reciproco. Io lo lasciavo parlare e lui mi lasciava dormire. Ora, anziano anche lui, alla sera viene a trovarmi a casa con gli attrezzi del mestiere, lingua compresa ! Con lui, devo dire, trascorro delle piacevoli ore che nessuno interrompe tranne gli imprevisti. L’altra sera ad esempio aveva appena iniziato a parlare e a me il sonno a calare quando all’improvviso, nella stanza, calò il buio più assoluto. Subito pensai ad un blackout, per fortuna, invece, si rivelo solo la bruciatura della lampadina. Il paradosso fu che ne avevo una nel cassetto di un armadio posto accanto a me ma…e chi ce l’avrebbe fatta a sostituirla ?  A quell’ora, con un ospite, il riposino che stavo facendo solo dal primo pomeriggio…tante cose, insomma. Quando, d’un tratto, don Gennarino si offrì per effettuare quel gravoso lavoro. Con un gesto di estrema audacia decisi di aiutarlo ! E meno male perché il lampadario era alto e nonostante la piccola scala, non sarebbe riuscito ad arrivarci. Allora, il buon uomo, prese la lampadina nuova e me la mise in mano dicendomi :

·       Ora voi salite in groppa a me, sulle mie spalle, io mi avvicino e voi cambiate l’attrezzo elettrico.

Così dopo esser salito sulle di lui spalle, ci avvicinammo, traballanti, al centro della stanza. Lo sentivo ansimare. Dovevo essere un po’ ingrassato gli ultimi tempi. Ma lui con tono cortese e con l’ultimo sospiro mi disse :

·        Ci siete ? Avete preso il portalampade ? Avete svitato la lampadina ?

·       Certamente, risposi un po’ affaticato

·       Ecco tenete il portalampade con la sinistra e con la destra avvitate la nuova lampadina.

Lo sentivo ansimare ormai ed ebbi l’impressione che non ce l’avremmo fatta.

·       Fatto ? – ormai gridava, stava proprio per mollare, ma io mantenni la calma e gli risposi nel modo più adeguato.

·       Gesù, don Gennarì, e se voi non girate ! ! ! !

Caro don Gennarino, siete un amico magnifico. L’unico a cui ho affidato questo piccolo segreto della pigrizia che mai diverrà dissacrante o diffamante. Che poi è solo un piccolo neo nel carattere dell’individuo. Molto comune in olti uomini. Ricordo quanti come me, mentre svolgevamo il servizio militare si “imboscavano” per non svolgere servizi pesanti, questa sarebbe pigrizia ?

Però ora, scusatemi, me ne torno alla mia poltrona e mi distendo un po’. Dopo questo esercizio di scrittura ho le dita doloranti. Le terrò al caldo mentre guardo la tv o meglio mentre dormirò un pochino sulla mia amata. Poltrona ! Cosa avevate capito ?



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Commenti  

Aurelio Zucchi
+1 # Aurelio Zucchi 27-03-2017 12:43
Lettura gradevolissima che si avvale di una prosa argutamente autoironia e di dialoghi molto suggestivi. Un racconto da conservare, io per primo.
Grazie d'averlo proposto.
Ciao
Aurelio
Hera
# Hera 27-03-2017 12:55
La tua bravura eccezionale... sempre! Un saluto carissimo...HERA
Grace D
+1 # Grace D 27-03-2017 13:25
Molto bella ed autoironica, piacevole da leggere dall'inizio alla fine. Sappiamo tutti che il troppo
riposo ed il muoversi poco ingrassa togliendo l'agilità, ma contento il protagonista della storia,
contenti tutti. Bravo! Serena giornata!
Giò
+1 # Giò 27-03-2017 17:54
...ahahah... Ecco perchè mi piaci, perchè hai una forte ironia ed autoironia.
Sai giocare a prenderti in giro, il che è indice di intelligenza e saggezza.
Oggi molta gente è suscettibile, sempre a pesare le battute, tutti a sentirsi nel mirino di tutti, a fare paragoni e a sentirsi migliori degli altri.
E i difetti, le mancanze, i vizi, le ignoranze?... Tutti perfetti!... :o
Ma che c'è, nessuno ha più voglia di giocare?.... :D
Un abbraccio grande, ciao... ^,^
genoveffa frau*
+1 # genoveffa frau* 27-03-2017 20:40
Un testo splendidamente autoironico, complimenti !

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