Ti sei appoggiato a me,
sul cuore,
come una vibrante nota di cristallo
cullata nel ritmo incalzante
di battiti e respiri.
Ti sei appoggiato a me,
quel giorno, su una spalla
per nascondere pozzanghere
da cui potevo, forse, scrutare troppo cielo.
Ti sei appoggiato a me,
sullo sguardo,
tirando, con un sospiro,
quel sorriso di chi,
alla resa dei conti,
non ha mai perso.
Ti sei appoggiato a me,
sorreggendomi,
liberandoci da quel pavimento
pesante tanto quanto il vuoto.