Il mio sguardo si nascondeva come la firma sfacciata su un graffito illegale.
Mentre le mani si intrecciavano di sudore
e il tremore mi afferrava le dita,
riuscivo a stento a tenere il calice in alto
nel violento brindisi del silenzio.
Aprii le danze con la solita morsa nel petto,
costruendo disegni logici con i passi
fra mattonelle pronte a squarciarsi nel vuoto.
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