Siamo corpi
storditi nella danza del tempo
in un continuo perdere e ricevere
in un continuo inseguire
speranze, sogni che sembrabo distanti
a volte essi ci passano vicino
illudendo i nostri pensieri
per poi andarsene
e lasciarci con la stanchezza
del presente e la sua concretezza
ci superano se ne vanno
per altri sentieri
e noi disorientati
cerchiamo di nuovo
di raggiungerli
eclissandoci in labirinti
di vita e pensando
di agguantarli di nuovo
sentendoci spinti
da un fuoco che brucia dentro
e la fretta che logora
che fa pensare a questo tempo
a questi anni come buttati
mentre sono
chicchi di grano
che a lungo seminati cresceranno
senza rendercene conto
silenziosamente
diventeranno maturi
e quegli anni passati
con fatica e lacrime
ad arare fogli di carta
germoglieranno
ed anche il tempo perduto
darà significato
al suo scorrere
ed al nostro imprecare.
Ai maestri della carta
poeti e scrittori.
Certo parlo per me, e
Non per tutti,
ma l’amore
per quel che mi concerne,
è soprattutto,
parlare,
provare sentimenti,
stare vicini,
manifestare il bene reciproco;
anche se adesso,
il sociale,e la collettività,
puntano solo al godimento,
allo spasso,
al divertimento,
al consumismo sfrenato;
e bisogna spettacolarizzare,
mettersi in mostra,
esibire in pubblico,
il proprio status sentimentale.
Per me,contano i sentimenti
Soprattutto.
E se il crepuscolo
rimane sospeso di zucchero filato e poi si dissolve
Narcisa
come il tuo lume di luna
di bacio di miele
mi dicesti in quell’ultimo bacio
e quell’ode mi disse il perché.
La tua ode a me dedicata
profumata è rimasta così
come torta appena sfornata.
Ugualmente se poi mi lasciasti
conservo il tuo verso scolpito,
anello legato al mio dito
quei versi mi sono rimasti.
Dio quanto tempo è passato,
ormai quasi tutta la vita
rancore giammai t’ho serbato
e di quell’ode mi sono nutrita.
Che piacere l’averti rivisto
insperato, un incontro imprevisto,
che piacere l’averti incontrato.
E mo che t’aggie conosciuta,
mo che ho raggiunto a pace più assoluta,
nun parle cchiù, me s’è struzzata a voce,
ma ‘o strane è che, a me, nun me dispiace.
Si tu me vuò parlà, te sto a sentire,
si nun me vuò parlà nun ho che dire,
chelle ch’è ditte è ditte e pò bastare
‘na vota sola senza replicare.
‘O saie pecchè te faccie sta sonatina ?
Troppe parole fanno n’ammuina,
ditte ‘na vota e ripetute tre
te fanne a dubità chelle che d’è.
‘Na vota dissi “t’amme”, una soltanto,
nun me scurdaje a ditte pure quanto,
isse bastava pe l’eternità
e nun ce steva scopo pe l’aggiornà.
E, ‘o vero, pure tu mi corrispondi
e i pensieri tuoi non diffondi,
e che vuò dicere che non m’hai ditte già,
i’ te capische primma de parlà !
Ma oggi simme ‘cca, ‘ndinuocchiati,
co prievite, bomboniere ed invitati,
una parola ce la dobbiamo dì,
rispunne appriesse a me e dimme “Si” ! ! !
Traduzione
E ora che ti ho conosciuta,
ora che ho raggiunto la pace assoluta,
non parlo più si è strozzata la voce,
lo strano che, a me, non mi dispiace.
Se tu mi vuoi parlar ti sto a sentire,
se non mi vuoi parlar non ho che dire,
quello che è detto è detto e può bastare,
una sola volta senza replicare.
Lo sai perchè ti faccio ‘sta suonatina ?
Troppe parole fanno confusione
Dette una volta e ripetute tre
Ti fanno dubitare di quel che è.
Una volta dissi “t’amo”, una soltanto
e non dimenticai a dirti quanto
esso bastava per l’eternità
e non c’era scopo d’aggiornarlo.
E’ vero anche tu mi corrispondi,
ed i pensieri tuoi non diffondi,
cosa vuoi dire che non m’hai detto già
io ti capisco prima di parlare !
Ma oggi siamo qua inginocchiati
Col prete, bomboniere ed invitati,
una parola ce la dobbiamo dire,
rispondi assieme a me e dimmi “Si” ! ! !
Vivo il presente.
Ti Gusto Ogni volta che posso.
Poi ti vedo e...
Dolci ed inquiete emozioni
affiorano,
zampillano,
sgorgano,
e cresce il desiderio di stare con te.
Fremo
Al tuo pensiero e Ricordo
Tocchi furtivi,
appassionati baci
Il gustoso sapore
L'inebriante profumo,
Che mi lasci e resta con me.
nel passi lenti ed incerti
della notte che arriva...
Mi socchiudo in silenzio
in quel tiepido alito
che leggero sfiorava la piccola fronte,
la guancia posata
in un dolcissimo abbraccio,
mentre l'oblio dei sogni
apriva la porta.
Trema il pensiero,
e lo stomaco si chiude,
in un brivido fugace
del tuo esserci sempre
qui dentro di me...
E attendendo quell'alba,
che ti accarezza la notte,
faccio mio il tuo pensiero
e lo porto con me
in uno spazio dove ancora
ho il respiro di te...
non eri campana.
Sei stata ricca di suoni
a volte non buoni,
ma sempre intonati
e coi lampi negli occhi
assolati e profondi
tuttora ferisci,
ancora mi blocchi;
mi confondi spesso,
mi scompigli l’anima
e rinverdisci
gli anni passati insieme.
disse l’amante divino all’amato,
anche adesso che il divieto ci separa,
hanno un linguaggio
... come il nostro estremo divieto!

Sfioro con le dita
fermo stinto
vuoto di parole.
Nulla rimane
discosti echi che
rimbombano
voci lontane mai esistite
Non dimentico
guardo il cielo
lui scrive la notte

Baci trasparenti si posano come uccelli sulle tue gote, rosse di pudore,
quando trascino la mia mano sul tuo costato.
Quest'anno, la primavera vanitosa si lascia ammirare in tutta la sua bellezza
ed infonde il soffio della vita in un nuovo nato
che già mai fu creazione di ventre femmineo.
Oh mio dolce pensiero e ragione di miei tanti sospiri.
Oh angelica posseditrice della mia anima che, docile e remissiva, si consegnò a te, magneticamente, senza il cenno d'un ripensamento,
continua ad associare un'ulteriore argomentazione al verbo della tua arringa,
aggiungendo eleganza ad un'orazione perpetua.
Emana la tua sentenza che risuonerà, grave, tra le aule del tribunale;
dissipando e soffoncando qualsiasi titubanza.
Prometti,accostando il tuo palmo al sentimento, che l'unico verdetto che riecheggerà tra gli atri del tuo cuore sarà il mio nome!
la mia lingua ha la tua solitudine
divorata da morsi senza senso
scacco matto nascosto nell’anima
rigirando giorni all’intuito senza testa
come chi fugge dall’incanto
con ricordi rapiti come farfalle ai lacci.
Stordisce la fame, ha occhi di febbre
il sogno vissuto nella devozione
lascia fiorire la lettera ai piedi del bacio
lascia che chi legga il cuore espiato
abbia corpo a nostalgica coperta di pace.
Stanca mente dilegua l’apatia al tonfo
sorregge il risvolto al collidere stravolto
raschia il fondo nel bisogno d’essere
anela l’infinito nella speranza dell’incontro
nell’illusione che non abbia più luce il sogno
se non annega nell’amore alla risacca
per dare senso al senso di noi senza senso
nel timore frantumato di mille falsi sospesi
dogma ad immagine sanguinanti e arresi.
Tutto deforme: àncora di fede la pena stabilita
l’amore svetta pensiero oltre la morte.
Illumina il risorto d’un ardore infinito
il pianto acceca il lampo allevato al tuono
naviga intensità il vivere l’errore,
noi, caso al tramonto eterno di destino.










