E, presa la rincorsa, spiccai il volo.

Sotto di me, chiome di quercia lacerate,

terrazzi assai grigi, lenzuola stese

e mani, mani aperte verso il Cielo.

 

Intanto che il mare salutavo,

sul mio viso carezze d’infinito

e mille giochi di sole a salvarmi

da quella paura di cadere giù.

 

Ricordo che avevo un’ala ferita.

Non stramazzai al suolo

soltanto perché era un sogno.

 

Mi toccai le spalle, nessuna traccia…

Avrei dovuto dormire più a lungo.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Commenti  

Silvana Montarello*
# Silvana Montarello* 30-08-2019 20:18
I tuoi versi sono carezze che rapiscono, molto bella ciao un saluto Aurelio.

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