Albeggia di quel tanto che mi basta
per mettere alle spalle la mia notte
e cerco la tutela dei ricordi
che stentan tuttavia a farsi volti.

Di là dal davanzale l’aria cheta
felpata mi raggiunge, mi accarezza,
sminuzza grumi gonfi d’incertezza
rimescola il tempo dell’attesa.

Non più mi giro e mi rigiro a letto,
ho smesso di grattarmi a sangue il viso.
Lo sguardo or s’adagia sulla tela
ov’è un mare stufo d’aspettarmi.

Avverto in lontananza il respiro
del fico mai sazio del suo sole,
del tiglio al tocco delle prime luci
e tutto ciò mi veste e mi colora.

M’accosto al vetro per cercar conferme
ed ogni cosa fuori e dentro vive.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Commenti  

Morgana
+1 # Morgana 21-12-2019 04:27
Belle immagini... Complimenti
Simone
+1 # Simone 23-12-2019 04:25
Incanta leggerla ...molto bella da la sensazione di chi sta un po' a riguardo..la prenda come un complimento.

un saluto Aurelio e buone feste

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