Al primo cenno d’alba volli il mare.
Lo vidi, come me, in dormiveglia
con onde basse a far da mite coltre.
E lungo la battigia passeggiava
la brezza dai respiri così calmi
da non solleticar le sabbie stufe
di quella notte assai lunga e fredda.

M’avvicinai al nero scoglio mio
e poi da lì guardai l’orizzonte.
Il solito saluto al nuovo cielo,
i neri occhi di Peppe il pescatore
e quindi lesti in barca a ordinare
le lenze e l’esche per allietare i cuori.

Poi nulla più, soltanto vibrazioni
secrete da possenti emozioni.
Sul tavolo in cucina, caffè nero
versato nell’amaro denso cruccio
per un sogno impiccato al patibolo del tempo.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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