A volte il vento non soffia più.
Ti ritrovi in mezzo al mare,
la barca non viene spinta né avanti né indietro.
Gli unici soffi sono quelli dei tuoi aneli,
sbuffi dalla noia, dalla nausea del mare calmo.
Cercavi la burrasca, o qualche giornata fiera,
ma le acque non hanno la forza di muoversi.
Se ne stanno pigre le onde a dondolare le caviglie
sulla sedia di un fondale, con la gamba accavallata
come se fosse in sala d'aspetto, malata,
ad aspettare che il dottore finisca i suoi porci comodi.
Ragione, ragione, sempre la solita ragione;
non hai più voglia di aspettare col mare,
anche se solo lui e nessun altro potrebbe agitarsi:
raramente la terra ferma trema, e comunque in quei casi
affonda le cose, non le fa danzare sull'acqua salata.
Ma quelle burrasche! Ah, quelle belle disgrazie!
la gotta marinaia bruciata dalla schiuma,
quegli sbadigli da una gola infiammata e interminabile.
Il brutto del mare è che a volte pensa troppo.
Si dimentica di incazzarsi, di mostrarsi coinvolto.
A volte quelle onde deboli sembrano sbadigli:
si mette il pigiama e va a letto presto, sbronzatosi da solo,
dimenticandosi delle sue parti più nere, dei suoi brufoli da adolescente.
Si sogna di quando si rivoltava nel suo azzurro, sa ancora sognare.
A volte zittisce. Pensa. Forse ad un motivo per scatenarsi.
Chi lo guarda zittisce con lui, che dovrebbe dirgli?

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