Una strada sventrata dal tritolo
con la bocca della serpe
in cima alla collina
a gettare gli occhi ciechi nello Ionio

Ma ero altrove
sulle labbra avvinazzate di Le Marais
che aprivano una gola soffice di buio
I balli, oramai,
iniziano a mezzanotte

Ogni tanto qualche buca
e qualche ciaspolata senz'eco 
e una ronzante luminaria

Eppure -pensai-
è davvero più fioco il caos

Non servono Parigi che non vedrò mai

Il fruscio ritmico ovattato della moschiera 
e una ventata ogni tanto d'una brezza ignota
Il rombo d'una gelatiera sbiadita

Qui non v'è più neanche la morte 

Ciottoli cristallizzati 
Gradoni di rosiere imbalsamate

Lo vedo da qui:
un altro mare riparato col kintsugi 

Chissà 
se quando andò in frantumi
svegliò qualcuno 
e ghindò la sera
come una puttana divertita
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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