L’amore si veste d’armatura
che spesso non conosce misura.
Dona tempo.
Dona respiro.
Dona ciò che non possiede.
E se questo fuoco
che brucia ed arde
cessa,
nelle ceneri fredde senza calore
la sofferenza dimora.
Rimanere adesso
tra le polveri
è come abitare
nel tepore dell’abitudine
e nel ricordo di quella voce.
Andare, fuggire, volare
oltre il cielo,
dove l’unico suono è quello delle ali
che fendono l’aria,
e ancor morire.
Il pensiero
non conosce sentenze.
Gli anni
alzano il muro.
La stanchezza
lo rende alto,
duro,
insormontabile.
Ricominciare è
chiedere forza
a chi ha dato tutto
nel suo tempo.
Eppure
qualcosa rimane.
Non un’arma.
Non la voglia
di vincere.
Solo lo scudo
dell’amor proprio,
a difendere quel poco,
o tanto, di vita
che ancora ci appartiene.
Ma se un giorno
le mani potranno fermarsi,
vorrei guardarle
senza rimprovero.
Sapendo che,
non è stata la paura del silenzio
a scegliere
per me.
