Roma,
diva urbana dell’Impero,
apostrofo di Venere acceso
nato dal bacio del Tevere,
sei un orologio fermo
sulla cattedrale della storia,
un romantico assaggio d’eterno.
Le fontane sbadigliano austere,
i vicoli, le piazze, le finestre accese,
son grovigli delle mie vene,
postura dei miei punti cardinali,
disegni di voci e sguardi che amai.
Le chiese pregano un drappo di stelle
ed il tempo è uno scalpello
posato sul cuor d’ogni romano,
Roma e il suo dolce profilo
abbracciano il triclinio della notte:
tace per un momento il tuo orgoglio
e sei profumo di madre
che chi ama non può dimenticare.
