Per A.V.
Ti ripenso e esplode la memoria:
la villa in Corso *** ***,
la vita al principio della storia.
Amica, erano con te lievi i pesi
di un’adolescenza solitaria.
La finestra ad arco, il giardino
donde austera guarda l’araucaria.
Là per un istante il tuo destino
si confuse col mio e lo accese.
Rivedo i candelabri d’argento,
l’affresco con Giàsone e le imprese.
Per noi allora il cielo è spento
o resta qualcosa di quegli anni,
delle tetre gioie fra ombre serene,
di vaghi sogni e dolci inganni?
Rivedo i marmi lucenti, le vene
dorate, i lampadarî a stille.
Oh, vorrei rileggere le poesie,
immergermi nelle tue pupille,
sentire quelle inquietudini mie,
rivivere i silenzi, i mutui sguardi
che univano sodali separati.
Ma comprendo che ieri è già tardi…
Già più non scorgo i soffitti voltati,
gli stucchi e le cornici di gesso.
Dilegua la luce ambra, velata.
Niente e nessuno sarà più lo stesso.
Il tempo è una porta sbarrata.
EE