maturano nembi di tempesta,
e gli sguardi del sudore, delusi,
sul cuscino della notte senza nome
temono i tradimenti dei cieli
senza tetto dove quietarsi,
Grandine nel vento senza ragione,
e acque senza clemenza
piegano antiche e vinte ginocchia
sul suolo umiliato dalla fatalità.
Quante speranze si aggrovigiano
in un fiato affidato al grembo del fato
tra lacrime strappate dall'orgoglio
vestito di terra e profumo di sacrificio.
Sogna, o contadino senza riposo
i frutti della nuova stagione
tra le dita di luce della gratificazione.
Non tessere il fallimento nel cuore
ma si forza più forte di un ciclone,
nel trionfo della tua rinascita
tra i campi del tuo lavoro che appaga,
col mento acceso di dignità
che scorre impetuosa e libera,
valicando ogni ombra di insolvenza.
Gli ultimi sospiri del granello di polvere
Insonne a te m’accosto nella notte,
respiro il tuo poetico respiro
e provo a ricordar le arcane rotte
che t’han portato a me ch’or ti rimiro
rileggendo parole che mi hai scritto
di quel mosaico che ricomponevi
di quell’anima in cui a capofitto
cadevo mentre tu mi coinvolgevi.
Pur con mille sorrisi ti sfioravo
di parole stringendoti in abbraccio
ma se amor non virtual con te pensavo
temevo di sembrar triste pagliaccio.
Un bel giorno capii che la libertà non è sempre un volo. A volte è uno scioglimento lento, silenzioso. Come un nodo che si allenta da solo, senza strappi.
I legami, quando stringono troppo, soffocano. Restano impressi sulla pelle, sulle braccia, nelle mani. Ma più di tutto lasciano tracce nel cuore, invisibili agli altri, indelebili per te.
E così imparai che l’indifferenza non è assenza di sentimento, ma difesa. È il modo in cui smetti di sanguinare, senza smettere del tutto di sentire.
e spogliarlo dei suoi abiti scuri...
lo vestirei di tinte tenui:
userei un pastello per disegnare i petali bianchi
e lo adagerei in un’anfora marina.
Come profumo, lo inonderei
dell’odore delle magnolie a primavera.
Ah, se sapessi mettere a tacere il dolore,
gli insegnerei i canti più belli
e lo lascerei suonare
da mattina a sera.
Ah, se riuscissi a trattenere le lacrime sul nascere,
ne farei acqua per gorgoglianti ruscelli.
Ah, me misera,
me incapace,
me tapina...
ho dimenticato d’essere umana.
Non posso annullare il dolore.
Ma posso ancora credere nelle favole.
E allora sogno:
un giorno, il mio bel principe tornerà,
mi sveglierà con un bacio,
mi tenderà la mano
e insieme saliremo
sul cavallo bianco.
Andremo a vivere
nel nostro bel castello e vivremo per sempre felici e contenti.
Incontro luce tra le pagine,
in una lettera scritta a mano,
in un quaderno di disegno,
in un gesto di segno contrario
incontro luce tra le ali del vento,
nel cielo al tramonto del sole,
nella notte tra gli astri nascenti,
negli occhi di un gufo silente
incontro luce tra note stonate,
in un quadro a lume di notte,
nelle fusa di un gatto arruffato,
tra le braccia di un libro intrigante.
come foglie stanche
si staccano dall'albero della vita,
volano via e non tornano più.
Il mio corpo è come un ramo cavo,
dal cui tronco è stata strappata
un po' di corteccia e un pezzo di cuore.
Il tempo è un fiume che scorre:
porta via con sé i momenti preziosi...
ed io resto qui, con il cuore pesante,
a sperare che il tempo sani le mie ferite.
Non voglio guarire, ma mitigare.
Sarò gentile con me stessa:
lenirò e curerò le mie cicatrici
con piccoli fiocchi di bambagia
impregnati con le mie lacrime.
Ricordi, sogni ad occhi aperti:
noi sulla spiaggia, mano nella mano:
pagine di vita vissuta, giá lette.
Storie di bei tempi già scritti.
Ricordi: sulla bruna sabbia,
quattro piedi e due ombre.
In quel mentre sul dorso
della mia mano, sbocciano
due luccicanti lacrime...
sull'umida rena due passi,
solo due pallidi piedi stanchi
e un'ombra sola: la mia.





