già dal letto mi son divelto,
"Buongiorno, Lei è Tizio, Caio , Sempronio",
ebbene si siamo proprio in un nosocomio.
" Si spogli pure senza fretta",
mentre guarda sull'orologio l'inceder della lancetta.
" Segua me in questo percorso",
penso che sia meglio ricevere un morso.
Mi preleva un'infermiera tutta sola,
mentre sento il cuore in gola.
Labirinti intrecciati controvento,
ed io già ho perso l'orientamento.
Porte a destra e a manca,
la mia anima avanza stanca.
Ecco giunti ad una porta color canarino,
per aprirla serve passare un cartellino.
Si apre d'improvviso un girone dantesco,
chissà se da qui vivo ne esco.
In questo nuovo ed ovattato ambiente,
per lo più supina si presenta la gente.
Mi sa che quindi ci si deve adeguare,
ed infatti le ciabatte mi invitano a levare.
"Si sdrai su questo lettino"
mi faccio ancor più piccolino.
Comincia un altro cammino,
questa volta da supino.
Le plafoniere su di me scorron veloci,
intanto degli anestesisti sento già le voci.
Odo: " Ora le farò un'iniezione intravena",
ed io: " Non parli così con me , non ne vale la pena".
Nel frattempo la stanza cambia colore,
e di coperte calde sento l'odore.
Un altro piccolo tratto e sono a destinazione,
mi aspetta il chirurgo e la sua professione.
Poi il narrar diventa un'evitabile tortura,
tutto terminerà con dei punti di sutura.
Perle di sale son le collane,
tintinnii, appesi
alle notti di lampare.
Non rughe, i solchi sulla pelle
ma sentieri scavati
dall’acqua di mare.
Salmastro che scorre
sul freddo che ognuno
porta dentro.
… Siamo gente di mare…
Ascoltiamo urla di tempeste
ne accogliamo la furia
purificatrice dell’anima.
Torniamo caldi amanti
del nostro gigante e
naufraghi stesi sulla rena
asciughiamo sogni bagnati
stretti nei gusci di conchiglie.
E quando tutto tace
respiriamo e vegliamo
il silenzio accattivante
del suo riposo…
Emergesti dalle tenebre del tuo mondo
dopo aver percorso labirinti di pensieri,
fronteggiando maree di orride visioni
e torbide burrasche che ti prostrarono.
Domasti fiamme scomposte
che cercavano di lambire il tuo vascello
e issando spiegazzate vele
ti lasciasti condurre dal vento
affidandogli la tua vita.
Un faro fu la tua salvezza,
lottando con la bruma intorno
lo raggiungesti.
E lei era là, ti aspettava da tempo
una luce dopo l'oscurità,
la quiete dopo la tempesta.
Non dovevi più lottare
il nemico era sconfitto,
eri a casa.
un ricordo,
basta un colore,
un profumo,
una canzone.
Si frantuma il presente
e ti ritrovi nel passato,
con un altro aspetto
però.
Vieni a me,
commozione o rimpianto,
riporta frammenti
di luoghi o persone,
li vedo ma non
posso toccarli...
Stamattina
fra la gente indaffarata
ho visto un barbone.
Dalla sua casa angusta
di cielo il tetto
fasciato di stracci e di cartoni
mi hanno guardato
due occhi gonfi e umidi
Ho pensato
al gelo della notte
ma tra le rughe
e secoli di barba
al riverbero di un raggio
c’era una goccia rappresa.
Era di pianto.
che piano massaggia il cuore
è un trattore che frantuma
e lascia senza parole
l’amore è un treno, un segreto
la fine e l’inizio di un diario
è una cometa che porta lontano
un veleno che fa decollare
l’amore è uno scemo
un uccello che fa il versaccio
è un poveraccio che cerca bivacco
nel punto oltre la ragione
l’amore è un’atmosfera rosa
cera che si scioglie sulla sposa
è un giardino di primavera
l’estate che brucia nella gola
l’amore è tutto, l’amore è niente
è rincorrersi sulle sue labbra
tra le cosce dell’esistenza
nella magnolia di un orgasmo
l'amore è un lampo
è un petalo di papavero
la fotografia di uno sguardo
nell’infinito flash di un cielo viola.
Ho paura di cantare
una canzone in riva
al mare...
Ho paura di cantarla
senza sentimento,
un rauco gracidio
della voce malata
per la pena d'amore.
Le onde fragorose
soffocano il dolore...
Ho paura di cantare,
perdonami se tento.
Perdonami se trovo
coraggio nel tormento...
Ho paura di cantare
una canzone in riva
al mare.
Ma tu sei sorda
come il frastuono
della disperazione.
Ti bacio, ti bacio,
fresca sorgente
a cui mi disseto.
Tu polline, io ape,
tu pane, io la fame.
E ti guardo, ti guardo…
Come il cielo il mare,
il tramonto la sera
che incede. Noi,
il vissuto e l’avventura,
la scoperta, l’abbraccio
tra saggezza e innocenza.
Una favola, la nostra,
mentre restiamo a guardarci.
Occhi negli occhi,
furbamente.
E ti amo…ti amo, piccola mia….
Percezioni smontate,
in fondo ad un arido pozzo,
arrancano e affiorano dal passato
per farsi strada, e ricomporsi,
negli intrecci del mio pensiero.
Sensi sciolti appesi a nebulose distinte
denotano stanchezza nel ghermire il presente,
e come versi sparsi su un terreno infecondo
fanno fatica a prendere forma.
Sensazioni scomposte, su percorsi intricati,
palesano spossatezza nell’affrontare il futuro
mi elargiscono indifferenti emozioni
e una sensazione di profondo sgomento.
Ha i piedi scalzi il silenzio,
il tepore del tenero incastro
quando fan spazio i sogni
ormai sazi della notte.
Più tenera emozione
mentre sono conchiglia
e tu perla, la mia.
Sincronia unica, i respiri,
tenersi stretti non stanca mai.
E’ dolce la pioggia e
il suo rumore lontano,
via da noi che viviamo
questo silenzio complice,
sotto un sole di tenerezze.
Sembra
che il cielo
raccolga le nuvole
intorno,
si circondi
di sussulti
laboriosi,
un dolore spaurito
di raggi in fuga
per il mondo,
si sollevi
a cercare il dono
dei sogni
perché sia
un desiderio raro
sulle palpebre
che amo,
io adulatore
di bianche mani,
di occhi
sulle case di paese
di falso effetto,
un miscuglio
dei miei baci
che arrossano
la tua pelle,
sembra
che il lato buio
della stanza
nasconda le risate
d’infanzia,
c’è un trastullo
di voci di donne
ridenti
prima che gli occhi
si aprano.
Con la mano
Ti stringo,
Forte,
Per evitare
Che cadi.
Con il sorriso
Ti cerco,
Speranzoso,
Per portarti
Del sole.
Lenta,
Angosciosa,
Tu cadi
In te stessa.
Io,
Forte ti stringo.
Alle volte
Non basta,
Altrettante sorridi.
È triste,
È distruttivo.
Ma è amore.
Solo che quando
Sono io che
Cerco la tua mano,
La trovo solo
Alla fine
Del mio braccio.
leggerò
nei tuoi occhi
una storia diversa,
il profumo del vento
racconterà la vita
danzando
tra gomitoli
di strade
ormai disperse…
e poi forse
la luna si tufferà
nel mare
e le luci
argentee
sfioreranno
con un soffio
i bianchi
capelli
come i rami
cullano
le foglie
ancora
esitanti…
L'anno nuovo è arrivato
e porta con sé gli strascichi
di quello passato
L'incertezza è solida nelle menti
il giorno si sveglia sul ciglio
di paurose ricadute
Mi sveglio accanto a te
e i tuoi abbracci sono l'unico porto sicuro
in cui attracco
e i tuoi occhi sono l'unica terra salda
su cui non tremo
(Colgo l'occasione per augurare un buon anno a tutti voi)
furiosa fuori della mia finestra
squarci il cielo con lampi e tuoni spaventosi
allagando il terreno con scrosci impetuosi!
Terribile e maestosa la sua visione
assordante il rumore
invece...cosa succede nel mio mondo interiore?
Regna pace, calma e un senso di gioia
il sole splende e mi scaldo al suo tepore!
Così resto tranquilla, per niente turbata
finché mi accorgo che la tempesta è passata...
Altre volte invece, molto più spesso
accade l'opposto, e quella tempesta
anziché fuori della finestra
è dentro di me, terribile e spietata
maligna, distruttiva, sembra non finire mai
tortura la mia anima, la violenta, la distrugge
e quando si è sfogata infine fugge
lasciandomi di nuovo padrona di me stessa
padrona di una vita difficile e strana
ma tu ricorda, diabolica tempesta
quando varchi la mia frontiera
io sono una principessa guerriera
e anche se il mio regno a volte è assediato
finché avrò respiro e modo di sognare
nessuna tempesta lo potrà annientare!







