Quant’è bello il mio ombelico

che rimiro nello specchio,
d’un Narciso un po’ impudico
sempre giovin pur se vecchio,
l’ombelico d’un esteta,
l’ombelico d’un poeta.

Ogni tanto lo disvelo,
d’esibirlo è forte il gusto,
senza offendere il vangelo
ché ombelico è buono e giusto
quindi esente dal peccato,
non al sesso abilitato.

Lo disvelo in poësia
tutti a correre a mirarlo
mai fu vista tal magia,
c’è persin chi vuol leccarlo
o infilargli dentro un dito,
ombelico mio ch’è un mito.

Lo confronto molto spesso
con altrui begli ombelichi,
non ho proprio alcun complesso,
non occorre ch’io fatichi
a mostrar quant’è profondo,
a mostrar quant’è rotondo.

Non c’è proprio paragone
né argomentazion che tenga,
ch'è in sé stesso la ragione
perché approvazione ottenga,
entusiastiche ovazioni,
d’intelletto polluzioni.

E in cotal competizione
pur d’applausi suffragata,
è indicibil emozione
esser re della brigata,
vincitor tra fiche e fichi:
ho il miglior degli ombelichi.


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Oh Escherichia, 

escherichia coli,

tu che c'infetti 

dall'equatore ai poli

abbi pietà, orsù,

non farci male 

con quell'odioso 

spasmo intestinale!

Non infierire,dai, 

coi tuoi tormenti

noi che manchiam 

dei lattici fermenti!

Risparmiaci di andare 

troppo spesso

ad ogni piè sospinto

dentro al cesso!

Se poi non puoi impedire

questa cosa

fai che la cacca olezzi

almen di rosa!

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Lamette di cera

tra salassi di soda

Sostituti d'imposta

lacrimanti di grappa

Ho inchiodato calzini

in musei frastornati

Preso a pugni funghetti

col cappello d'alpino

Sempre caro mi fu

questo collo di pelo

circonciso e felice

tra parenti serpenti

assetati di brina

Ho impanato pianole

con i tasti appuntiti

rileggendo almanacchi

tra ranocchie coi tacchi

durante i bivacchi 

di notte nei sacchi

...ma ora son molto stanco

andrò a cena col branco...

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Ho incontrato Ali Babà

con la zia della Carrà.

Si facevano dei selfie

con i nani e con gli elfi.

Tutta seria e l'aria greve

ecco arriva Biancaneve!

Niente scherzi! Basta! Fine!

... c è iI corteo delle Sardine!

Poi arriva il buon Pinocchio

con un taglio sopra un occhio,

glielo ha fatto per dispetto

suo papà, Mastro Geppetto!

Ci son pure Hansel e Gretel

già strafatti con il betel

e ci sta pur la Sirenetta

che si è fatta la ceretta.

Ecco arrivano in un click

Pippo, Pluto e Diabolik

Topolino e Paperone

Cip e Ciop e Pantalone.

Pollicino e suo nipote

stan cercando Wilcoyote,

Minnie e Titti il canarino

se la giocano a ramino.

Arlecchino e don Chisciotte

stan riempiendosi di botte

e c'è  Cappuccetto Rosso

che è caduto dentro a un fosso

E basta fiabe, che fatica!

...meglio andare sull'Aprica

a cercare funghi e viole

…fino a consumar le suole!

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Come fosse uccellin della comare
appena l’ali dall’uovo sgusciate
volea quell’anatroccolo volare
ma capì d'aver ali inadeguate.

“Ch’è ’sta storia?” chiese all’anatra mamma
“Ali farlocche? io voglio ali vere!
Io di volare ho poëtica fiamma
con sul sedere penne timoniere.

“Accontentati anatroccolo mio”,
disse mamm’anatra, con tono ironico,
“so del volar l’intenso tuo desìo
qual ‘Va pensier’ del coro filarmonico,

ma a questo sogno devi dire addio
ché il tuo destin sarà più malinconico:
beccar, cacar, cantare il tuo pio pio
tra ragli abbai muggiti in polifonico”.

Sia chiaro, l’anatroccolo son io.
Non volo e son pozzanghere i miei calici
ove libo elevando un pigolio
tra rose spinose e piangenti salici.

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Sisifaccio Gioioso,
cotesta età appassita
è come un giorno di tristezza pieno,
giorno cupo ed alieno,
che conclude la festa di tua vita.
Soffri, vegliardo mio; non più soave
stagion, mesta è cotesta.
Altro dirti non vo’, ma la tua testa
ch’anco tardi a partir, non ti sia grave.


Da “Il sabato del villaggio" (G. Leopardi)

Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
E’ come un giorno d’allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la tua festa
Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

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Nell’italico inglese a Broccolino (*)
il nickname era forse il “nicchionome”
ma si trattava d’usual soprannome
che occultar potea pur un malandrino.

Nell’italian poetico virtuale
quasi tutti gli Autori han nomi nicchi
per ottener visual e pure licchi (**)
e per l’identità celar reale.

Io son sostenitor del nome nicchio
ché non ho un nome vero accattivante
che sia di licchi a sé calamitante,
sicché son qual novello Piripicchio,

gran talento, di strada attor pugliese
e più precisamente di Barletta,
con garofano rosso, frac, bombetta,
ch’avea nome Michele Genovese. (***)

Vuoi metter “Piripicchio” qual prestigio?
e vuoi mettere Sisifo Gioioso,
sospingitor di massi il più famoso,
anziché un nom autentico ma grigio?

Può il vero nome usar autore duro
fruïtore abnegato ed indefesso
o un autore ch’è giunto già al successo
o un poeta che d’animo sia puro

senza conflitto alcun con la sua vita
o senz’alcun motivo di celare
identità o sue vicende amare
o qualche voce ria dal sen fuggita.

Sicché confermo: viva il nicchionome
che come sconosciuto al confessore
dice il peccato e non il peccatore
senza doverne dir perché e percome.

(*): termine usato dai primi migranti italiani in America, ad indicare Brooklin
(**): italianizzazione al plurale di “like”
(***): Michele Genovese, in arte Piripicchio (1907-1980), definito il Charlie Chaplin pugliese.
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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Rivisitazione e interpretazione personale dei vari miti di Aci e Galatea. I nomi dei personaggi sono cambiati per motivi di metrica, rime e altro ancora.


Poliscemo un ciclope di Sicilia.
Galantina una ninfa affascinante.
Aciaugello un bel giovin aïtante.
Questi gli attor che questo mito affilia.

Poliscemo che amava Galantina
volle un dì dichiararsi alla sua bella,
“Stai con me, dolce ninfa pastorella,
che ho di pecore almen ‘na novantina

che vivono con me nell’antro mio
e latte danno e cacio in abbondanza
sicché di cibo non avrai mancanza
e d’altro bene non avrai disio”.

Ma Galantina al ciclopaccio disse:
“Ma tu non sai di avere un occhio solo?
Come amarti potrei se non per dolo
come se l’anima mia solo ambisse

ad aver cacio e latte per la vita?
io sono amante in ver di poësia,
d’essa vivo e d’amor e, chiaro sia,
la minchia d’Aciaugello m’è gradita”.

“Vuoi metter la sua minchia con la mia?
Son ciclope e ho tutt’altre dimensioni,
per non parlare poi dei miei coglioni,
Tu credi che sian doti purchessia?”

Lei rifiutò e allora Poliscemo
che, pur grezzo, sapea suonare il flauto
col suono l’attirò, però fu incauto
ché gli sfuggì “Insieme suoneremo

io col mio flauto e tu con l’ocarina”.
Lei tosto scappò via, poi di nascosto
Aciaugello raggiunse nel lor posto.
Ma il ciclope cercando Galantina

di notte la trovò che al chiar di luna
facea con Aciaugello un bel duëtto,
l’ocarina avea lei, lui il clarinetto,
ma nol conclusero per ria sfortuna

ché Poliscem, di lava preso un masso,
massacrò d’Aciaugello il bell'augello
subito dopo l’attimo più bello,
ultimo canto suo, ultimo squasso.

Morì pur Aci senza più l’augello
e da Zeus Galantina infin ottenne
il sangue dell’amato aver perenne
qual acqua che formasse un fiumicello

che ancor dall’Etna vien col nome d’Aci
e fino al mar precipitoso arriva
dov’è ferruginosa una sorgiva
rossastra polla detta “ ’u sangu d’Jaci”. (*)

(*): il sangue di Aci

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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Messer Goffredo, cavalier ruffone,
maldestro di spirito e con lo spadone,
ch'a tante battaglia ave bellato,
ma in tutto ahimè, ven sempre menato.

Un dì decise: "Han da farmi sergente!"
salì a cavallo ed uscì dal castello,
guadando arzente il vicino ruscello.

A tentare quel gesto zardato,
nel torbido fango si trovò affondato,
"Ahimè ch'el destin mai m'ha sorriso!"
gridò bagnato con volto deriso.

I contadini del campo vicino,
risero forte del Goffredo destino,
"Messer Cavaliere, nel rio sei finito,
e questa disfatta t'ha proprio tradito."

Montata la sella e tornato alla via,
scrutò i beffi con occhi d'arpia,
"Questa faccendo di qui non esca!
già dell'orgoglio mio poco ci resta..."
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Profilo Autore: VonBullow000  

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Vedo due fari abbaglianti/

di un Tir di dietro e di uno davanti…naha/

Son già vicino al casello/

meno male,non piove…che bello!...naha

È un bel dilemma/

ho la mia Panda che non marcia e più…naha/

Sono indeciso/

Di sicuro lo so,un pensiero ce l'ho/

e ora ve lo dirò naha/

Non voglio mica la Duna/

che è un catorcio viaggiante/

e ha un motore di emme che

inquina l'aria da qui a Betlemme/

Non comprerò mai una Duna/

anche se costa poco/

piuttosto compro un Fiorino

e lo butto sul fuoco/

e mi ci vuole davvero un po' poco…naha/

Così ho buttato la Panda/

in un vicino campo di lavanda..naha/

e ho chiuso poi le serrande/

dopo aver steso un paio di mutande…naha/

È buon grande giorno/

mangerò un primo ed anche un contorno..naha/

Sono felice,lo dirò a nonna Bice/

che faceva l'attrice..naha/

Non voglio mica la Duna…

Lalla la Lalla la…Lalla la…

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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Quest'è il seguito del mio precedente/ “Beato chi nulla saprà del nulla”/ per spiegare quel che in mente mi frulla:/ io vorrei par condicio solamente.

Iniqua e sempre aperta è la partita,
anime in campo in tacita tenzone
su qual sarà il destino d’oltre vita,
se vita eterna avrà prosecuzione.

Ultimo scrissi un testo assai garbato,
ma critica fu aver osato dire
che l’ignaro credente sia beato,
perché non saprà come andrà a finire
e final risultato non vedrà,
neppur un fugacissimo Caronte
non già traghettator nell’aldilà
ma lator che di là non c’è orizzonte.

Qualcun mi tacciò d’esser tracotante
e pur un immorale sarei stato
perché gratificando il miscredente
a viver l’avrei spinto nel peccato.

Ma partita asimmetrica è davvero
che vincer mai potrà quel miscredente:
o saprà ch’è fallace il suo pensiero
o mai saprà d’aver correttamente
riflettuto sul nulla dopo morto,
mentre il credente mai sarà sconfitto:
o mai saprà d’aver avuto torto
o dalla vita eterna avrà profitto.

Io ch’appartengo a quei di prima squadra
motivi non avrei per far sarcasmo?
a urlar dalla tribuna quant’è ladra
la norma che ci nega l’entusiasmo
di saper che avevam ragione noi?
Non sol Caronte, un arbitro ci manca
per riportarci agli spogliatoi
e vittoria o sconfitta render franca.

Sol se vince una squadra il risultato
vien reso noto a tutti i giocatori,
saper se han vinto gli atëi? Vietato!
Tutti fottuti, vinti e vincitori.

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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Sul cocuzzol che dava in su la via
che conduceva a una città di mare
s’appollaiò una sfinge a interrogare
cantando indovinello in melodia:
“Lavora d’ago verso mezzanotte
per aggiustare le mutande rotte”.

Non era Sfinge tal che divorasse
chiunque giusta risposta non dava
o che al cospetto di chi indovinava
per gran dispetto si suïcidasse,
la sfinge da allor, dai tempi di Edipo,
d’insidia e rischio più non fu archetìpo.

“Chi o che mai?” domandava ai viandanti
“Potete solver questo indovinello?
Fatelo tosto senza alcun rovello,
ch’io vi dirò cosa avrete davanti
da attender dalla vita in generale:
vivrete in grande o camperete male?”

Di là passarono quel giorno in tanti
servi guerrier religiosi e padroni,
a dir ori, coppe, spade, e bastoni,
niuno escluso a proferir tutti quanti
che soluzione era ‘rammendatrice’
o qualsivoglia sarta cucitrice.

“Improbabile”, disse Sfinge a tutti,
"ché pria di ‘mezzanotte’ ho detto ‘verso’,
in vostra soluzione il senso è perso
ché san tutti che per avere frutti
una sarta lavora con fervore
e che per lei son buone tutte l’ore”.

Poi passò un navigante andando al porto
e di fronte al quesito pensò tosto,
certo dal suo mestiere predisposto,
che dovea alle parole essere accorto
ché ‘mutande’ fungeva da aggettivo
mentre ‘rotte’ era il vero sostantivo.

Sicché rispose: “Sfinge Sfinge mia
non ho alcun dubbio, tu ‘bussola’ intendi
perché tener la rotta tu pretendi
quand’essa in alto mar mutata sia.
Verso nord, mezzanotte, d’ago il segno
al timoniere dà sicuro pegno”.

Ciascun ch’era di terra fu beffato
perché in ciascuno preser sopravvento,
inconscio nel pensiero annidamento,
le mutande con quel che v’è alloggiato,
mentr’uom di mare a flutti e venti avvezzo
sopravvivere vuol con ogni mezzo.

“Viandante della vita” asserì Sfinge
“non pensar sempre a quel che tieni sotto
e a quanto su quel tema ti fa ghiotto,
ma pensa a ciò che la vita dipinge,
notti stellate, luna, mari e monti,
offri alla vita tua grandi orizzonti!”.
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Voglio smentire la mia pesantezza poetica e filosofica mettendo in versi una nota grottesca storiella. Senza acrimonia perché anch'io sono stato capo carismatico di qualcosa. 


Un dì nell’Eden l’uomo fu creato
animal dal magnifico organismo:
ad andar su due zampe abilitato
nell’altre due teneva un meccanismo
tant’adatto al pugnar ch’al far di fino
e infin un parlator pappagallino

in gola incorporato, nientemeno!
Gli organi quindi disser compiaciuti
“Il mondo conquistiamo in un baleno
ognun di sé recando gli attributi.
Ove però la pugna si convenga
ci vuole un capo che carisma tenga”..

Tosto “Capo son io” disse il cervello
“ovviamente o volete voi scherzare?
sono il più furbo, fors’anche il più bello,
nessuno senza me sa dove andare,
e poiché la mia sede è già nel capo,
cercarne un altro è vano rompicapo”.

Sarebber tutt’insiem stati d’accordo
ma il cuor che avea di sé alto concetto
disse: “Son io il capo e non demordo,
in me vivono l’anima e l’affetto
e sempre pompo sangue a tutti voi,
senza me non potreste far gli eroi.”

“Senza noi non andresti tu lontano”,
i polmon come mantici sbuffando
dissero al cuore, “tutto il corpo umano
di ossigeno ha bisogno specie quando
sta pugnando. Perché poi monarchia?
noi possiam esser capi in dïarchia”.

E i reni: ”A dïarchia ci candidiamo,
se uno è leso l’altro sopperisce;
galantorgani siamo e garantiamo
che con la produzion nostra di pisce
voi vi scompiscerete dalle risa
appena infin vittoria sarà arrisa”.

Disse il fegato livido di bile:
“Per combatter ci vuol tanto coraggio,
fegato appunto, minimo un barile
mentre voi sol n’avete magro assaggio”.
Muscoli ed ossa: “senza noi che fare
quando s’ha da combattere o scappare?”

Nel chiasso gli altri organi e strutture
zitti e zitte non fecero litigio
già soppesando gerarchie future,
ciascun potendo aver il suo prestigio.
Però s’oppose il buco del sedere
“C’è in guerra tanta merda da vedere

io quindi sarò il vostro condottiero”.
Tutti risero: “Puoi tu millantare
tu che sei solo un orificio nero?”
Lui allor rifiutò di lavorare
e si racchiuse in sé, cocciutamente,
per giorni e giorni e giorni indifferente

che l’intestin s’empisse a mongolfiera
rischiando di scoppiar, quindi inondare,
di cacca e puzze tossica bufera,
quegli organi cocciuti ad affermare
ch’a comandar mancava di carisma
essendo sol cagaglia di vil risma.

Fu lunga la vertenza e l’esplosione
fu evitata d’un pel sicché vittoria
arrise al cul cui fu soddisfazione
sedersi su una sedia cacatoria.
È inutile cercar un capo a zonzo
basta chi possa e voglia far lo stronzo.

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Ho incontrato un armadillo 

che vagava un poco brillo

con l'ombrello e i tacchi a spillo

dritto come un bel birillo!

E così ho fatto un trillo

al suo amico Joe Mandrillo

e li ho portati in un ostello 

a mangiare questo e quello.

Son tornati belli sazi

che sembravan due topazi

poi, strafatti come zanza

si grattarono la panza.

Li ho portati in ospedale

tutti e due che stavan male;

gli hanno fatto una lavanda

… son finiti tutti in branda!

La morale di sto fatto 

non la so e me ne sbatto

e a sto punto sai che fo

…ambarabaciccicoccò…

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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Dopo il mio precedente seriosissimo testo filosofico, propongo una breve filosofica pochade

 
DISCENTE (compunto)

Professore, non è come Kantare, (1)
difficil è studiar filosofia
per la quale non ho Talete alcuno (2)
né mi protegge San Bonaventura. (3)

DOCENTE (spazientito)

Perbacco, per Bacone e Feuerbacco! (4,5)
tu proprio non sai altro dir ch’Hegello, (6)
mi verrebbe da mollarti un Platone. (7)

DISCENTE (insolente)

Sia platonico, dia solo un Plotino! (8)
Non sia severo, solo Severino, (9)
o addirittura un pochino Gentile, (10)
ché a me studiar non fa venir l’Erasmo, (11)
come a goder di donna il pelo Bruno. (12)

DOCENTE (deplorante)

Non vuoi studiar, tu sei solo una Croce (13)
un’allergia che mi dà un gran Proudhon (14)
e io sono davvero Jasperato, (15)
né con me tieni epistolar Cartesio (16)
quando al mar stai nel mese Agostino (17)
immemor dell’inverno e del suo Freud, (18)
di sol mutande e canottiera Adorno (19)
a corteggiar delle ragazze Locke, (20)
coi bikini ideati da gran Sartre (21)
a palpeggiar le lor fiorenti Popper, (22)
e loro titillar l’Eraclitoride (23)
senza rischiar di fecondar Lutero (24)
e facendo gioir il tuo Husserluolo (25)
dopo sballato esserti Colvino, (26)
o a coltivare in vacanza i tuoi Hobbes, (27)
e far tutte le sere Shoppinghauer, (28)
e svagarti sulle Montaigne Russell (29,30)
poi, qual beota che dormì e Rousseau, (31)
Boezio ignorasti pria d’assonnarti. (32)

ancora DOCENTE (sentenzioso)

Nella vita, nella tua testa Fichtati, (33)
non ci sono soltanto i Rosmini (34)
ma ci sono tante, tante Spinoza (35)
che tu devi affrontar con Humeiltà, (36)
ma studi come fossi un Buridano, (37)
ed altro Epitteto non mi sovviene, (38)
o un bimbo nell’aprir l’uovo Pascal (39)
o una sciocchina che gioca a far l’Occam (40)
e alla fine non puoi capir Nientizsche. (41)

DISCENTE (esasperato)

Ma Kierkecaazz afferma tutto questo? (42)
Dico in sillabe allor: chi Se-ne-ca-le? (44)
E pur dico a mia madre e a mia Sorel: (44)
nella vita a contar son sol gli Schelling! (45)

DOCENTE (ostinato)

Menefreghismo e tanto aver denaro
due Male-branche di male tenaglie (46)
per stritolare la classe operaia!
Studia Das Kapital! Avanti Marx! (47)

BIBLIOGRAFIA ESEGETICO-UMORISTICA per ordine di citazione (non indicato d.C. nelle date dopo Cristo, sempre indicati gli a.C.)

  (1) Kantare (Immanuel Kant, 1724-1804) sta ovviamente per “cantare”.
  (2) Talete (Talete, circa 640-548 a.C.) sta per “talento”.
  (3) San Bonaventura (Bonaventura da Bagnoregio, 1221-1274) sta per “buona sorte”.
  (4) Bacone (Francis Bacon, 1561-1626) assonanza con “perbacco”.
  (5) Feuerbacco (Ludwig Feuerbach, 1804-1872), altra assonanza con Bacco e Bacone.
  (6) Hegello (G.W. Friedrich Hegel, 1770-1831): ch’Hegello (“g” gutturale) starebbe per “che quello”.
  (7) Platone (Platone, 428-347 a.C.) starebbe per manata di piatto, schiaffone.
  (8) Plotino (Plotino, 203-270) starebbe per schiaffetto inoffensivo.
  (9) Severino (Emanuele Severino, 1929-2020), spiegazione intrinseca.
(10) Gentile (Giovanni Gentile, 1875-1944) spiegazione intrinseca.
(11) Erasmo (Erasmo da Rotterdam, 1466-1536), sta per “orgasmo”.
(12) Bruno (Giordano Bruno, 1548-1600), spiegazione intrinseca.
(13) Croce (Benedetto Croce, 1866-1952) spiegazione intrinseca.
(14) Proudhon (Pierre-Joseph Proudhon, 1809-1865), sta per “prurito.
(15) Jasperato (Karl Jaspers, 1883-1969), sta per “esasperato”.
(16) Cartesio (Renato Cartesio, vers. iltal. di René Descartes, 1596-1650), “epistolar Cartesio” sta per “carteggio epistolare”.
(17) Agostino (Sant’Agostino d’Ippona, 354-430) sta per “agostano”, mese di agosto.
(18) Freud (Sigmund Freud, 1856-1939) sta per “freddo” (dell’inverno).
(19) Adorno (Theodor W. Adorno, 1903-1969), spiegazione intrinseca.
(20) Locke (John Locke, 1632-1704) sta per “oche” (le ragazze).
(21) Sartre (Jean-Paul Sartre, 1905-1980), sta per “sarte”.
(22) Popper (Karl Popper, 1902-1994) sta per “poppe”, tette.
(23) Eraclitoride (Eraclito, 535-475 a.C.) nome parzialmente sovrapposto a clitoride (titillar).
(24) Lutero (Martin Lutero, 1483-1546), sta per “l’ùtero”. 
(25) Husserluolo (Edmund Husserl, 1859-1938), sta per “usignuolo” (quello di Ricciardo, personaggio del Decameron).
(26) Colvino (Giovanni Calvino, 1509-1564) sta per “col vino”. 
(27) Hobbes (Thomas Hobbes, 1588-1679), sta per “hobby”.
(28) Shoppinghauer (Arthur Schopenhauer, 1788- 1860) sta per “fare shopping”.
(29) Montaigne (Michel de Montaigne, 1533-1592), sta per “montagne” (russe).
(30) Russel (Bertrand Russel, 1872-1970), sta per “russe” (montagne).
(31) Rousseau (Jean-Jaques Rousseau, 1712-1778) pronuncia "russò", passato remoto di “russare”.
(32) Boezio (Severino Boezio, 475-524) aggiunto per assonanza col precedente “beota”.
(33) Fichtati (J. Gottlieb Fichte, 1762-1814) sta per “ficcati”.
(34) Rosmini (Antonio Rosmini, 1797-1855) evoca le “rose”, premessa alle successive spine.
(35) Spinoza (Baruch Spinoza, 1632-1677) sta appunto per “spine”.
(36) Humeiltà (David Hume, 1771-1776) sta per “umiltà”.
(37) Buridano (Giovanni Buridano, 1301-1358) sta per “burino”, cafone.
(38) Epitteto (Epitteto, 50-135), sta per “epiteto”, ingiuria.
(39) Pascal (Blaise Pascal, 1623-1662) sta “pasquale”.
(40) Occam (Guglielmo di Occam, 1287-1347) sta per “oca”.
(41) Nientizsche (Friedrich Nietzsche, 1844-1900) sta per “niente”, anche perché F.N. è filosofo nichilista.
(42) Kierkecaazz (SØren Kierkegaard, 1813-1855) sta per ”Chi è che cazzo”.
(43) Se-ne-ca-le (Lucio Anneo Seneca, 5 a.C.- 65), sta per “Se ne cale”, chi se ne importa.
(44) Sorel (Georges Sorel, 1847-1922) sta per “sorella”.
(45) Schelling (Friedrich Shelling, 1775-1854) sta per “scellini”, monete austriache che evocavano il denaro in tempi molto pre-Euro.
(46) Malebranche (Nicolas Malebranche, 1638-1715) sta per male (cattive) branche di male tenaglie.
(47) Marx (Karl Marx, 1818-1883), autore del Capitale (Das Kapital, coautore: F. Engels), sta per "march" (avanti march, in marcia!).
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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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