Era amore, lo so per incerto.
La prontezza al cambiamento,
un po' come arare un duro terreno argilloso
di notte, nel suo stato di tempera,
per destrutturarlo e ristrutturarlo.
E non c'era niente sopra:
solo un po' d'acqua a sciabordare fra quelle erbacce
fatte nascere con un tiro mancino.
Era amore perché era privato.
Oltre le serrature occluse dalle chiavi,
nell'inquietudine del sapore di incenso,
nelle bocche asciutte che si bevono due o tre lacrime.
Era l'amore nei mugugni del ventilatore,
del giocare negato alle zanzare,
dei movimenti per gli orecchi sensibili
lasciati in eredità dalle serpi senza veleno.
Era amore, e sì sbandierato all'aria rafferma
perché il vento lo avrebbe gridato in giro
in preda all'isteria.
Era un amore senza l'obbligo di nasconderne le prove,
questo è certo. Un lasciar fare all'interpretazione altrui
come vuole la regola dei patrimoni universali.
Era amore, per incerto.
Come guardare la superficie liscia di un tavolo
da quell'angolazione da cui esce la luce buttata via:
l'essenza nella forma, la forma data da nessun recipiente.

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