e della guerra dei sensi,
nei freddi attimi
e nel languore dei sospiri,
sugli altopiani della discordia.
Seguirò le tue storpiaggini
ed i tuoi stordimenti,
cullato da vertigini
di ruote ancestrali,
da fiaccole notturne
nelle processioni delle feste,
sarò scia di ogni tuo sguardo
proteso verso il buio,
dardo di fuoco e acqua incessante,
vuoto nel vuoto
che colam lo spazio,
curvità di ogni sagoma
di gente in preghiera,
assumerò forme contorte e tristi
di traiettorie spezzate,
là dove finiscono gli amori
ed i cuori infranti
di questo pianeta.
un fiume in piena di locuste fameliche con le antenne pronte
di caramelle di zucchero colorate, avvolte da carte rumorose
di corde di canapa, annodate in mille modi
Sta per invadermi, nella novità assoluta
con meravigliosa meraviglia
in questo caldo coprente
nel giorno dei giorni, più normale
Il mio alveo inerme e già arreso
sussulta di felici e garbate sensazioni
giovani sorprese e sorridenti biancori
Riappare la luce, timorosa ed accecante
Il fiume in piena mi solleva, mi alza
mi salva trasportandomi
mi rende vivo, lasciandomi sentire
tastare, riassaporare
I nodi si sciolgono, le caramelle addolciscono
le locuste cambiano direzione
facendo largo a ritrovati lunghi abbracci
nuove parole e languide effusioni
Quasi tramortito e sbattuto su rive sbocciate e fresche
mi godo le ore
di ritrovate forze ed emozioni, che i molti anni avevano abbandonate
come zitelle incomprese, per voci di gente di paese
nella rabbia invidiosa e nell'inspiegabile stupore.
come dame di corte circondano la regina,
regina della notte di bellezza brilla
Lei più non ispira il mio cuore
di versi per far poesia
Oh Calliope Musa ispiratrice
di grandi e piccoli scrittori,
dove sei? Lontana da me anni luce
ed io poetessa mancata sono ormai
Dentro l'anima mia un urlo scaturisce
arriva in alto fino a squarciare l'universo,
piovono gocce d'argento dal cielo
vestono gli alberi di fiori preziosi
Preziosi come gli sguardi tuoi,
come i battiti del tuo cuore
musica soave quando li ascolto
mentre dormi sereno come un bambino
Gocce di mercurio
ricoprono la terra di erba profumata,
profumata come ogni lieve carezza
che sul mio viso posi ….
Gocce di mercurio dolci come miele,
sono baci donati alle mie labbra,
li assaporo frutti della passione,
quella passione che da sempre ci lega
Lo squarcio nell'universo si chiude
la luce della luna mi illumina
la Musa si è ricordata nuovamente di me
emozionata dal nostro amore
rosso scuro
ricopre
giardini viennesi
di fine impero
notturne gitane
sfilano nel fumo
di balli parigini
in punta di fiamme
incendiarie di mondi antichi
ed il tuo viso
fissato in una foto
dà colore
alla pioggia
dove oscena
orgia di piombo
scortica la terra
dentro confini
di fossati aridi
dove il cielo
ha il colore
del fango
occhi perduti
nell'immagine ferma
di un tempo andato
smuovono pensieri
allontanando la morte
cavaliere di insulse
bandiere
ancora un po'prima
della folle corsa
verso il nulla.
o con la pioggia in viso
dimmi che parole dovrò dirti
per farmi amare ancora
che cosa devo fare
per volare
se sbattere le mani oppure
concentrarmi sui tuoi occhi
chiari come la notte
dimmi se mi senti ancora tuo
o se sono distante
mille galassie
ma se c'è spazio ancora
per me
mi basta un sorriso
e capirò
zampilli come goccia alla cascata
tu
con i tuoi occhi che sanno di ghaiccio
e il tuo corpo d'estate
forse mi sto innamorando di te
di quei tuoi modi gentili
e di quell'arcobaleno
che mischia
emozioni e colori
al mio stare immobile
mentre cammino
Tu
goccia di goccia
nel mondo
nel fiume
nei miei pensieri
ed io nei tuoi
piovosa, bagnata, uggiosa.
È l’estate che desideravo
fresca, trasparente, ventosa.
E’ l’estate che placa la carne
il sangue, le viscere, la mente
è l’estate che aspettavo
come la luna aspetta il coyote
come il mare aspetta il fiume
come il sole l’ombra delle dune.
Oh estate dalle nuvole nere
spegni adesso il cratere
ho cenere negli occhi
lapilli nelle pieghe
fuoco nelle vene
ustioni e preghiere
sulla lingua e sui fianchi
tra le unghie i filamenti
di inutili orgasmi.
E’ l’estate che aspettavo
l’estate senza ragione
dipinta di colori surreali
l’estate che spacca il cuore.
In questa estate agognata
m’inchino al cielo
nell'unico spiraglio d’azzurro
da dove traspare il volto
di me, di lei,
un raggio di sole che perfora l'anima
sciolta, avvolta e travolta
dal tornado di un’estate che volevo
di un’estate che aspettavo.
per costruire il tuo occhio
splendido di rapace
che ghermisce le mie notti,
ho salito mille gradini
per precipitare nell'oblìo dolce
delle tue gote,
nel tuo effimero rosa di labbra
e di dita che lambiscono sospiri
e ritratti in bianco e nero.
Ti vorrei rapire quando siedi
di fronte a me
e portarti nei mondi lontani
e sconosciuti di un lieve calore,
nei sogni avvinghiati degli amanti,
nei sospiri delle nubili,
nei gorgheggi di torrenti in primavera.
Sei un punto fisso
dove appendere quadri
di rose e sudore,
dove levitano i miei
lontani mondi d'amore.
Ti amo nel sonno
perché sei un cuscino,
ti amo nella veglia
perché mi ricordi il dolce brusio
delle rondini fuori la vetrata,
ti amo nei freddi pomeriggi invernali
perchè indosso il tuo pensiero
come stivali,
non chiedermi dove, quando, come
ma vivrò nei meandri del tuo odore
di gitana in festa,
consumerò tutti i miei sguardi
per costruire la tua immagine perfetta,
per donarti le ombre e le luci
di cui hai bisogno
quando siedi di fronte a me,
come nel sogno,
nel grande sogno.
non può essere un buon posto, nel pensarti
Questa stanza, nei rumori di motori accesi che scivolano sotto le finestre
non può essere un buon sottofondo, per pensarti
Questo trascinarmi, in un nuovo interrogativo viaggio
non può essere l'evento più importante di ogni altra cosa, nel pensarti
Il freddo acuto e penetrante che si muove, non può essere ciò che sento, nel pensarti
Il silenzio mi ostacola, ma non può essere una difficoltà, nel pensarti
Non può essere che tu non sei qui
Non è così, nel pensarti
Fu solo un'estate in cui tutti eravamo svegli,
più svegli che mai nonostante il relax.
Erano svegli pure gli occhi degli ulivi intorno,
quei guardoni che ci spiano mentre ci toccavamo.
Le radio facevano gargarismi nelle vecchie corti,
gli zingari fumavano su sedie di plastica a torso nudo
e noi nudi in un solco d'orto, dove non c'era niente.
Si pensava di seminare lì qualche bambino.




