Speranze in spalla, schiuderò silenzi,
famelici mostri in ossessivo girotondo,
e aprirò un varco nel non abbandono
per addentrarmi nella stanza del vuoto.

Sentirò l’inaudito mio flebile respiro
e dopo averne verificata l’esistenza
se sono fortunato qualcosa mi dirò
e scoprirò di nuovo la mia voce.

Potrò raccontarmi un pezzo di vita
o imitare i suoni che non ritornano.
Potrò ascoltare il motivo preferito
e canticchiarlo col brio che mi rimane.

Così facendo, naturalmente so
che non avrò eliminato la solitudine,
che non sarò di colpo diventato rondine
tra rondini che insieme fanno stormo.

Ma, almeno, potrò dire di avere rifiatato,
di essermi regalato qualche minuto in più,
di essere ben allenato e quindi pronto
nella lunga attesa che altri parlino.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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