E s'anche il cielo di luglio
diventa incolore,
di un celeste sbiadito
che non rasserena il mio umore,
allora finanche il più ardito
ottimista finisce per disperare,
pensando che poco ci sia da salvare.
Si consuma la terra
sotto il sole cocente,
l'estate è una guerra
per noi povera gente.
Ruggiscono le folte chiome
di alberi adorni come
spose all'altare,
ignare che l'autunno
non tarderà ad arrivare.
Io lo desidero più d'ogn'altra cosa,
che arrivi la quiete dove la natura riposa.
Dove l'atmosfera è meno caotica,
e forse la folla un po' meno nevrotica.
Dove la solitudine pesa di meno,
perché anche il cielo è poco sereno.
Ove c'è più tempo per udire
il ritmo quieto del mio cuore,
che adesso scalpita,
in frenetico clangore.