Ho parti scritte sempre fuori fuoco
alcune sono ai margini del tempo
altre hanno interruzioni orizzontali
come segnali che oggi non capisco.
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Sembrano facce di vecchi caseggiati,
che hanno urgenza d’essere curate,
tinteggiature che andrebbero rifatte
occhi che non hanno brillantezza
come quelli di fantasmi d’altri tempi
che son rimasti indietro lentamente.
.
Lacrime anziane che sversano lontano
.
Dovrei aver la voglia che mi manca
fermarmi forse, forse disegnare
una casetta rossa e una montagna
una campana dentro un campanile
una strada in discesa, un prato verde
noi due per mano sopra una panchina.
del buio nel travaglio del dolore,
la pelle lacerata ha l'odore di pece
e il cuore conta le sue lacrime
sul rotocalco del vento.
Dov'è la primavera del domani
a cincermi il capo coi suoi olezzi,
dove sono i passi del perdono
nel riposo che libera la ragione
dagli spettri del macigno presente.
Dov'è il clavicembalo a declamare
la mia vittoria nella fuga dal tunnel
di quel passato amorfo nella brace.
Finquando la mia forza sarà coriacea
sarò acqua che placa ciò che brucia.
Arano i poeti
a volte in cerchio, altre sconfinando
fin dove nemmeno il tempo capisce.
.
Consumano e bruciano i poeti,
vedono dove altri non guardano
e si accecano se e quando è necessario.
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Volano per sollevarsi i poeti
e tuttavia ancora gattonano e stanno negli angoli
dove lo sporco si raccoglie e si apparta.
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Molte volte frequentano luoghi insalubri
dove il più profondo ribolle e si scrive.
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Sono lussuriosi i poeti,
se potessero amerebbero l’oscenità di un sogno,
le somiglianze meno gradevoli di un’ombra,
la soffocante intimità della propria educazione.
.
Spesso si spengono i poeti
ed è fin troppo naturale che accada
poiché la luce non sempre è necessaria
e spesso è la vera colpevole.
Nella solitudine della moltitudine
il cuore mio si stringe
al pensiero che invariabile è
la situazione emozionale del mio Io.
Il sole obliquo già sta calando
e tinge di rosso pallido
questo già smorto paesaggio
caduche come le foglie
le mie emozioni fluttuano
piccole braci nella cenere.
Tepore rigido mi viene restituito
dall'aria pallida che dintorno si trova
fantasmi di bruma mi circondano
e guidano l'anima mia loro simile
verso il nero del crepuscolo.
Mi dissolvo come cenere nell'acqua
finché del mio essere non rimane
che un minuscolore residuo sul fondo
accenno flebile di ciò che fui
speranza che non fui mai.
eri solo e primaverile
dondolavi sull'altalena
guardando le stelle
cercavi un amico
rimuginavi te stesso
per lingue serpine
raccoglievi i tuoi resti
pensando di non volerti
piangi
tutto per te stesso
niente per nessuno
imparasti a star da solo
immerso nelle calme acque di lacrima
il sole ti illumina
la via per te stesso
arranchi aggrappandoti al nulla
cercando una farfalla smarrita
piangi
spiegazione: la poesia tratta dell'infanzia dell'autore. Durante la sua infanzia, descritta come "primavera", l'autore passava le giornate dondolando su un'altalena, immerso nei suoi pensieri e cercando di non pensare alle "lingue serpine", quali voci e commenti negativi ricevuti dai suoi coetanei. La farfalla smarrita è l'amore.
conduce verso l'universo
di quel profondo tumultuoso mare,
a farmi risorgere nella fantasia
dei sentimenti più intimi
dispiegati alla luce degli occhi
della ressa palpitante di emozioni.
L'essenza di poesia è ristoro
per l'anima che sogna nei meandri
che la vita impone lungo la via,
una coltre che ripara scaldando
parole pregne d'amore
esplose nel cielo del cuore.
L'essenza di poesia
è una scia luminosa senza confine
dove ogni verso racconta la sua nenia
o la sua letizia nello spazio del tempo,
essa sarà viva in eterno
nell'essere di ogni giorno
a scalfire momenti lieti
per il superficiale sentire,
e crepe profonde
per chi ama incondizionatamente
l'introspezione del poema stesso.
non comprende appieno
quale privilegio
abbiano gli ultimi...
ed io...voglio essere
l'ultima pagina di un
bel libro di favole:
quella su cui c'è scritto
"...e vissero felici e contenti."
Voglio essere l'epilogo
di un rapporto d'amore:
il momento in cui
si raggiunge
l'apice del piacere.
Voglio essere
l'ultimo mese
di gestazione:
quando la donna
dà alla luce il suo bambino.
Voglio essere la ciliegina
sulla torta,
l'orchidea
che spicca sulla vetta.
Di un cane
voglio essere la coda,
delle gambe i piedi,
delle braccia le mani,
dell'abete il puntale
e di un carro
la quarta e ultima ruota.
Di una chiesa
voglio essere il tetto
e di una campana
il batacchio.
Del nido
voglio essere
l'ultimo ramoscello,
di una casa
l'ultima pietra
e della vita...
l'ultimo respiro.
che rimpiangeremo questo sole
questo mare, questo cielo
e questa terra
così perfetta
in un mondo troppo imperfetto.
Verrà poi il tempo
bruciava la sabbia
ed il mare era musica
per le nostre orecchie
tutto questo
era un puntino perfetto
in un mondo imperfetto.
J’arrive moi aussi
à serrer des mots dans ma main
à les jeter sur une feuille au hasard
sans qu’ils sonnent bien, sans leur donner un sens
en imaginant qu’ils semblent de la “poésie”.
.
Ils sonneront comme un orgueil périmé
comme un amour trahi et comme une vieille astuce
qui plaisent baucoup dans les salons intelligents
où il n’y a pas d’air et la vie est morte.
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Mais peu importe si on ne respire pas,
ce qu’on cherche ce n’est que l’absence,
des mots assemblés sur les canapés
où ce qui explose est relaxant.
.
Mieux vaut, je crois,
poser son regard sur ce qui monte,
découvrir des fautes faites à cause de la hâte,
des témoignages qui sachent déceler
toutes les parties qui sont mortes
d’un monde qui s’arrête à l’improviste
en raison de la chaîne qui nous lie au sol.
.
Mieux vaut, je crois,
que quelques vérités nous touchent le coeur
en nous donnant de la lumière pour le temps perdu .
.
Riesce anche a me
stringere parole dentro un pugno
gettarle sopra un foglio casualmente
senza che suonino, senza dargli un senso
facendo in modo che sembrino poesia.
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Sapranno di un orgoglio passatista
di amor tradito con un vecchio trucco
che piacciono nei salotti intelligenti
dove manca l’aria e vita è morta.
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Ma non importa se non si respira
quel che si cerca è solamente assenza
parole messe insieme sui divani
dove ciò che esplode è riposante.
.
Meglio, io credo
metter lo sguardo dentro ciò che sale
scoprire errori fatti per la fretta
testimonianze che sappiano scoprire
tutte quelle parti che son morte
del mondo che si ferma all’improvviso
per la catena che ti lega al suolo.
.
Meglio, io credo,
che qualche verità ti salga al cuore
scoprendo luce dentro il tempo perso.
E di afferrare quanto sole sono
Queste acque in cui navigo
Se ti guardo negli occhi, quando scorgo
Il tuo paesaggio e il tuo sonnolento trono
Meno arido pare di come il cuor mio giace
Hai compagne tu la luna e le stelle
E la luce, il fuoco e le comete
Che ti schiarano i pensieri
Per te il buio mondo non ha sipari
E tutte le cose al giorno segrete
Camminano la tua pelle
Non cogli tu, non sai, quanto nero
È il cuore dell' uomo
E quanta luce che tu porti egli brama
Ma te, seppur così diversa, sei più prossima
A me che sono atomo
Al mondo e straniero
Scaraventato,
in frantumi,
mille frammenti,
pezzi d'un puzzle distorto
Non so quando tutto è iniziato.
Cado, sfinito, osservo quei resti.
Nella dispensa
restano solo bottiglie vuote da
offrire, per ubriacarsi ancora
di dolore, per sentire qualcosa.
Mettiti comoda, porto da bere.
Sono partiti in tanti
e la solitudine attanaglia il mio cuore.
Siete partiti in troppi e intorno ho solo il vuoto.
Nessuno qui a trattenermi ancora,
nessuno qui a legarmi al mondo.
Affido i miei giorni ai ricordi,
affido il mio tempo agli attimi,
vivo di vita effimera,
e resto in attesa.
in questi giorni privi di senso
il cielo è così vuoto che posso
specchiarmici, fa un male immenso.
Cantano gli uccelli e ridono
i bambini, riesci a sentirli?
C'è un sole da bruciare i fiori
ma, anche così, non riesco a scaldarmi.
È solo che
quando arriva la notte, là fuori,
ripenso a tutte quelle passate
nella tua auto, ubriachi,
Perché non mi servono a niente
le canzoni, la birra, le maschere,
perché quella sera ci annegai
nella tua auto, ubriaco.







