di foglie ingiallite
prima avvisaglia
di un autunno precoce
che il vento fa roteare
in una danza dolente
Foglie ingiallite
come i pensieri
che la mia mente
invadono si sovrappongono,
video gioco di guerra
dove a morire
sono sempre io
Morte virtuale,
nulla ha di simile
alla pace del decesso corporale
dove l'anima
vola leggera verso
una luce
che dona bellezza, pace
eternità dove non vivono
albe, tramonti,
l'estate è perenne
come l'amore mio per te
il mio corpo cammina da solo
vaga senza meta.
Qualcuno cerca di starmi vicina
di aiutarmi
mi sento sola.
Vorrei urlare la mia rabbia
la mia delusione
le mie paure.
Chi mi vuole bene mi copre di attenzioni
ma io non li vedo
mi sento sola.
Sento il buio dentro di me
brutti pensieri mi tormentano
sento la solitudine.
Fra dubbi ed incertezze
il temo guarirà le ferite
mi aiuterà a dimenticare.
Forse tornerò
ad amare di nuovo
a sorridere.
Forse non mi sentirò più sola
non avrò più paura
non sentirò il buio dentro forse......
e nessun riflesso alla riva
non una fiamma alla candela
nulla di quel che resta si consuma
nella notte triste del disperso
lasciata indietro la speranza confusa
ha mani di spine e d’inquietudine
l’inganno al sentire oscuro.
Mi manca il fiato al fine
sono piaghe con parole rassegnate
e nausee premeditate che rinnegano
la luce al custode del mio giardino
dimenticando la chiave del destino.
Saprebbe il giorno contenere lacrime
di una notte se solo fosse l’addio
al tempo di morire con la dolcezza
che avvolge nella morte
l’anima alla salvezza di dio.
sarò come l'acqua
che,
quand'anche si precipita dalla cascata,
non si fa mai male,
non prova dolore alcuno
ma scorre sempre,
imperterrita e senza mutar sostanza,
verso il mare,
il luogo dove
più d'ogni altro
troverò la mia giusta stima,
tra placide onde
simili a nereidi d'oro
e correnti impetuose,
anch'io,
senza parole,
sappia cosa è giusto dire e fare
e agisca
senza timore alcuno.
Sogni di cristallo troppo fragili, troppo per esistere
Fragili come il mio corpo ora, che non sembra più resistere
Questa gabbia d’oro , dov’ e possibile sacrificarsi
Dove proteggersi ma senza amarsi
Una danza che salva e uno specchio che uccide.
Visioni ingannevoli di malata innocenza.
Doloroso godimento nel toccare queste mura,
Tra la pelle e la maglia uno spazio più grande
Sforare i fianchi e ferirmi,
e questo reggiseno che non copre nulla,
se non la paura di essere donna.
Sfiorare le costole per l’ ultima volta
Dover indossare una pelle che non voglio
E costringermi a bruciare una bilancia a cui non credo..
Vomitare paure e le rabbie ormai represse
L’ idillio e l’ inferno, un paradiso nero
La stretta nel cuore e il tuo Dio è più sincero
Un flashback e sono ancora lì,
un letto che non ricordo,
una mano che non conosco
il primo segno sul mio corpo
E non contano più le parole,
le spiegazioni a tua madre che piange
gli occhi di un padre che non capisce
Il passato non lo posso spiegare,
un DNA che non posso accettare
ed è meglio tacere
Per non fare del male.
Tra godimento e tristeza
Vivrò di poesie
Quelle scritte nell’ aria
una canzone mai scritta
se non la ritieni sconfitta,
vieni a salvarmi l’ anima.
ma semplici domande
per cogliere conferme o smentite
dei pensieri e idee
sentiti sul tuo essere
Rimangono squarci e fratture
che peggiorano
col ticchettare inesorabile
del tempo
che vola via
e non si rammendano
non si sanano
o forse non voglio
rammendare e sanare
Non aspetto comodi
ed insensati atteggiamenti altrui
e non cado
stupendomi delle mie evoluzioni
del mio distacco
senza lacrime e addii urlati
Ho imparato a difendermi
ho imparato ad essere
ho imparato a distinguere
le favole dai sogni
la realtà dalle parole di convenienza
ho imparato a fidarmi
dei miei sensi e del mio istinto
ho imparato dalle ferite e cicatrici
del passato
E scelgo me
senza se
nè ma
scelgo l'importanza del mio essere
che non dono
per accontentare
e non mi accontento
di esistere
respiro emozioni
ed infondo sentimenti
Non ho bisogno
di illusioni
e non dipendono da altre anime
la sicurezza del mio essere
e la mia felicità
Scelgo me
e le mie volontà
donna e vita
mi son smarrito
nelle acque dell’ego
un mare vasto e cristallino
dove ho affogato gli occhi e la pena
Nel cogliere il senso di te
sono scivolato
sulla tua pelle di pesca
un brivido dietro la schiena
come una lama che uccide la preda
Nel cogliere il senso di noi
mi son perso
tra la folla festante
dove ognuno percorre il proprio delirio
cercando il senso alla morte
E ho deciso di volare oltre quel muro
dove le belve sono animali mansueti
e mi sono spogliato del cuore
d’anima , sogni e pensieri
era quello il senso smarrito
ritornare ad essere me.

Cade una foglia
oramai troppo stanca
l'attesa assai lunga
l'ha fatta soffrire.
Ora aspetta indifesa
l'arrivo del vento
per farla volare
in un posto lontano.
Ma arriva la pioggia
odiosa e crudele
la foglia bagna
non può più volare.
Muore così la piccola foglia
calpestata dal tempo
che non lascia speranza..
Affoga il respiro
nel pozzo dell'oblio.
Pallida luna, mi veste di suo chiarore.
Eclissi d'eutanasia lunare
morente luce in barlume
dannata notte
cupa...
Violazione, Perdizione
di non visivo spettrale.
Intingo nero inchiostro
foglio di magie.
non più l’eccezione,
non le grandiose immagini inebrianti
e rutilanti, che penetrano la mente
e travolgono i sensi.
Si è capovolto il mio mondo di luci e colori,
ed è emerso un gelido vuoto inatteso
e un buio profondo, là dove
c’erano stati carnevale e sogni senza confini.
Vorrei essere stato meno ciarlatano e meno giocoliere
al tempo che mi regalava ore spensierate.
Ora sogno un forte appiglio, un porto sicuro,
che mi faccia sperare e lasciare alle spalle
questi ultimi anni turbolenti, che pensavo felici,
ma che nell’anima hanno seminato
un vago senso d’incompiuto
ed un gran bisogno di calma e certezze.
Ora guardo quello spiazzo verde sulla montagna
e ti penso.
ma chi poi c’è lo fa fare
arrabattarci con i versi
quasi sempre d’evasione
con lo spirito che fruga
nei meandri dell’eterno
domandando alle comete
alle stelle ed alla luna
che facciamo della vita
che per dono ci è concessa,
ma perché non trasciniamo
come gli altri l’esistenza
giorno triste giorno allegro
ma pur sempre quotidiano;
ma perché siamo poeti
senza un briciolo di pace
alla indomita ricerca
del divino grande padre
che del vivido creato
è l’autore incontrastato,
ma perché siamo poeti
se miserrimi non siamo
neanche pronti ne capaci
a capirci con l’amore.
distratta da un battito accelerato
in un attimo
prende il sopravvento
e colma il silenzio
col tepore dei pensieri
Inaspettati tremori
arrivano all'anima
quasi insinuandosi di nascosto
e colgono impreparati
al momento del buongiorno
La distrazione come soluzione
effimera
evitando l'approccio
che parole glassate di emozioni
innescano paure e timori
nel perdere
il controllo dell'io
I sentimenti invadono
avvolgono
non lasciano respiro
subbugliano le menti
inaspettatamente
Inutile cercare appigli
cercando di rimanere a galla
è un dolce annegare
nell'immenso mare
della vita
sulle tue mani imbevute d’infinito
morente figlia di passione, la verità
attende sulla riva la poesia affine
inchiostro riverso a fior di cuore
passo di fiume in vorticoso andare
con braccia gitane colme di pienezza
e palmi al cielo supplicanti grazia.
Fiorito nel cuore lo Spirito eterno
accolgo vivo il paradiso d’anima,
invisibile applauso, danza su acque ferme
con riflessi di superbo, antico fausto.
Ora che so di poter amare in digressione
il mio tempo sospendo in nobile espressione
nella dolce mente, mio rifugio, amata punizione













