che sono le tue parole
amare e vere
che mi risuonan dentro
come dolce nettare o come fiele
piangi e pugnali il mio cuore
mi invochi con rabbia
e con dolcezza infinite.
Le parole che non ti dissi
scivolano lente
tra le mie dita
in un silenzio acerbo e avaro
le promesse le gioie
dei nostri puri cuori
se le porta via il vento
dell'abbandono.
Ma non li avete mai visti i poeti?
Così austeri e fieri
nella loro divisa multicolore
come soldati senza battaglia
sempre in prima linea
a difendere dei versi
con l’arma bianca di un pensiero.
Ma non li avete mai visti i poeti?
Così sognanti e così concreti
adagiarsi su di una falce di luna
a recidere le stelle
o inseguire un’emozione
dietro al volo di una farfalla
per scoprire la bellezza
dello scrivere d’amore.
Ma non li avete mai visti i poeti?
Camuffati nelle dure pietre delle parole
amalgamarsi al loro rumore
per contemplare il silenzio
che solo il cuore sa filtrare.
Ma non li avete mai visti i poeti?
Io l’ho visto
ammiccare
dall’altra parte dello specchio.
Anima mia stretta dai valori obbediti e mai sgarrati, ora soffocati, schiacciati, di nero colorati. Indotti da riflessi di spettri umani che di parola fanno innesto contrario aggredendo la sensibilità della mente. Non posso sottostare a tale inganno d'ignoranza.
Sono fatta di vita elaborata... io. Mi hanno sottovalutata, ma risvegliata più forte, sono pronta ad affrontare per ritornare ad amare... nel modo giusto... il mio. Esperienza... ecco ora mi è chiara ogni cosa. Ho attraversato il temporale e adesso tra i tuoni, cammino a testa alta indifferente!
Sei la colpa da scontare
Danzano freschi
tra i pensieri
i suoi piedi
nudi dentro un rivo,
di lacrime dalla mia mano si disseta
come dalla fonte
prima di accucciarsi Schopenhauer.
In silenzio scrivo.
Sei crepa in me
Scivoli dai punti di vista
a quelli
in tutto ciò
che scrivo.
Ricordati qualche volta di colare
ancora nei solchi
come acqua sui gradini davanti casa.
Solo ogni tanto, a controllare se vivo.
Sei nei passi
Nella ferocia di quel sorriso
di schiena solo
da una palpebra il tuo viso indossa
la commozione.
Resta questo cuore
per suo conto in una gabbia di ossa.
Come la famosa canzone,
oggi 29 settembre,
sono seduta in
un bar ma non
penso a te.
Penso agli amori
sbagliati, agli errori
che si fanno e
che a volte si possono
rimediare.
Un altro mese
che se ne va
mentre l'autunno
diventa più intenso,
con folate di vento
che sollevano foglie,
capelli,
ricordano
la nostra fragilità.
Amo l’autunno
quando nel cuore
batte un’anima
intrisa dell’odore del muschio
e di castagne caduche
e di variopinte foglie
che la brezza disperde
in pastelli sui viali.
Amo l’autunno
e le sue nebbie
che congiungono la terra al cielo
in una bianca stretta
che da voce solo al silenzio.
Amo il suo vestito fresco
di brina e di rugiada
dove titubanti i raggi si attardano
nel riflesso di una lacrima
zampillata dallo sguardo della notte.
Amo l’autunno
l’odore acre del fumo dei comignoli
che intreccia nell’aria
scampoli di parole
rimestate davanti al fuoco
a consumare braci di ricordi.
Amo l’autunno
quando ricama
sul pentagramma dell’anima
la sinfonia dei suoi colori
e i tessuti del cuore con fili di organza
dove si trastullano sopite emozioni
destarsi improvvise
in questa primavera… di stagione.
Come una foglia autunnale volteggio nell'aria.
In lontananza un fiore mi richiama.
Sporgendomi riesco ad accarezzarlo, ma mai a toccarlo.
Certe volte ascolto il vento;
Parla di libertà e pace.
Forse il salto dovrei farlo,
E cadere col fiore tra le mani.
del mattino
vivere la vita
scoprire la paura,
che si nasconde dietro il sorriso.
Vivo con i sogni appesi
nella confusione di questa fine estate.
L'emozione di un istante
può essere una vita,
una vita può non avere un istante.
Tagliare i ponti,
cambiare strada,
girarsi come girasoli,
sempre dalla parte del sole.
Volevo essere autunno
venire da te
vestita d’arancio e portarti
un cesto di foglie .
Nelle sere umide e noiose
volevo essere estate e
venire da te
vestita di fresco e portarti
una novella luce.
Non aver quel senso di tristezza.
Se guardi il cielo
quelle poche fiaccole assopite
interrotte da cumuli di nuvole e
piovaschi
hanno racconti scarlatti nelle vallate
da ascoltare ,
da raccogliere se si vuole
con gli occhi.
Ha solo un tetto
la felicità
e si rifugia sotto lo stesso cielo
solcato dall’arcobaleno
di un unico pensiero
senza i crocefissi
appesi sul suo nome.
Per essere celebrata
non ha bisogno degli altari
e la sua casa è la strada
lastricata di sorrisi.
La felicità
vive nel silenzio
delle taciute parole
che possono fare male.
Non è un abbaglio
ma è lo stesso luce
che rianima le comete
ad indicarci il cammino
per essere felici.
Non fa la rima con l’emozione
è la sua poesia
quando l’anima non rinnega il cuore.
La felicità
è credere che il tramonto
non è il sole che va a morire.
Solo una parentesi del giorno
che piano si lascia andare
nel grembo della notte
come un bambino alla madre
come lo sposo all’amore.
Gratto un pezzetto di cielo
e vinco la scia di un aeroplano.
Un raggio di sole mi casca sul viso
insieme a una sensazione piacevole.
Scende con un soffio una polverina
da un angolo di azzurro che
mi fa alzare il naso verso il piccolo strappo
dove mi strizzi l’occhio, papà.
Sorrido, e resto ancora un po’ tra le nuvole.
E viene sera
di un giorno
che va a sfumare
nella nebbia
delle tante paure
ed i pensieri
si aggrappano
allo sperone del tramonto
con il filo labile
della speranza.
E viene sera
cercando
la luce delle stelle
l’unica
che buca il buio
e con lo sguardo
della notte
intravedere
ancora il giorno
oltre la nebbia
e oltre il sole
che solo da poco
è tramontato.
E viene sera.
Scivolano leggere
sull’acqua silenziosa
le parole di ogni giorno
e la città ascolta
in silenzio
il suono
di strade bagnate..
Scivolano le parole
sui canali illuminati
da pallide luci
di vecchi lampioni..
Scivolano le parole
di tanti paesi
lontani…
Ascoltano
stupiti
le voci del tempo
che affondano
nelle acque stanche
di una città
infinita.
A questo punto della veglia
l’acqua scorre in un recipiente
tenendosi per mano al sapone,
e di colpo come in un miracolo
dalla cannuccia sale in una bolla.
Sei nel sogno che non ti aspetti,
con lei dentro al sogno d’un altro.
La paura della solitudine le fa
mendicare briciole d’attenzione
a costo di una magia, dalla folla.
Incontra l’aria e per pura abilità
ci gioca assieme sul ciglio di una
carezza, e impara a scomparire.
Resto io senza magia, per dignità.





