Vedo, filmo, sono
I phone, I pad, I am,
on line, on the road
the photo is my god
posto il pollo arrosto
così mi sento apposto,
occhi puntati sul display
tra le rovine di Pompei
chini sul telefonino
come tanti manichini,
social assassini,
su la testa cittadini.
Non vuoi rimetterci nemmeno un ciuffo di pelo?
La tagliola e’ stata ben congegnata in effetti.
Un altro giro di valzer, un altro pasticcino, ma prego!
hai pesato giustamente la fatica?.......
Come hai misurato l’angoscia?.......
Non mi trovo con i tuoi conti………
Un salto ,
sono di la
non credo morirò
mentre ti vedo pulire scrupolosamente gli angoli della bocca all’ora del the
arrivano i nostri...........
non più panni astiosi,
ma indumenti garbati
consapevoli slanci
con umori cristallini
e quozienti intellettivi ben stirati
Tutto è compreso
in sguardi deodorati
e il movimento
e' in costante equilibrio
in un cerchio perfetto
e sempre uguale
arrivano i nostri............
un groppo in gola.
Hanno dilaniato e svuotato la politica,
l’anima, il senso, persino la voce.
Vi accomodate nel vostro palazzo,
ma per noi non c’è più posto.
Non ricordate più nomi,
né volti, né strade.
Il vostro potere è un insulto alla gente,
il vostro arricchimento brucia la speranza.
Non avete patria,
non avete ideali,
la dignità è solo un ricordo sbiadito.
Solo opportunismo, finché dura …
poi per noi resta solo vuoto e sgomento.
Trasformate il dibattito in litigio,
la parola in farsa,
il futuro in moneta.
Ma la politica è altro,
cura, ascolto, responsabilità.
Chi tradisce il popolo
non tradisce solo un voto,
tradisce la vita,
tradisce se stesso.
Ed il mio disprezzo
lo avete ormai costruito e raggiunto.
Ai margini di una fragile cartilagine,
negli scarti di una lettera iniziale,
sulla cresta di un’onda anomala
rivive il sogno di una bufala
ai confini di un ghiacciaio evaporato
nell’acqua l’impronta di una vita,
sull’orlo di una pagina appena letta
una matita lascia il segno di un’amica
immigrati rifugiati dentro un ombra
ai margini di confini senza immagini,
senza tetto, senza casa, senza dimora
nei margini di una vita senza senso.
Contro il Fanatismo
Fanatismo, anima d’odio,
nel tuo credo.
Cammini vestito di sacro,
ma non c’è futuro nei tuoi passi di odio.
Il tuo profeta ti condanna.
Ti prendi un libro, qualunque corano,
e lo spezzi a metà
per usarlo come arma.
Ti fai forte con i deboli,
dei soli, dei confusi,
delle donne senza volto
e chiami “verità” il veleno
che versi nei loro sogni.
Non vuoi avere occhi,
ti travesti di religione,
di patria, di giustizia,
ma ovunque passi, lasci solo cenere
in questo mondo che vuole amore.
Tu dici “obbedisci”,
noi diciamo “pensa”.
Tu dici “odia”,
noi diciamo “scegli”.
Tu urli “guerra”,
noi ti rispondiamo con la tua stessa eco
che rimbalza vuota.
Fanatismo,
bestia cieca e ignoranza voluta
e vivi solo dove la libertà è in catene.
E sarà proprio la libertà,
più ostinata della tua furia,
a soffocare il tuo grido primitivo
fino all’ultimo respiro.
Quattro chiacchiere con un tresette,
una briscola ed una combriccola,
l’ammiraglio gioca a terziglio,
l’alpino col ramino si scompiglia
beoni dal naso paonazzo
degustan beati il verduzzo,
seduti su sedie impagliate
raccontan di storie e ballate
la lambretta per le strade,
un’ombretta in osteria,
tra un rosso e un bianco
nasce libero il divino canto.
Lentamente lungo il fiume
nell’attesa con la lenza
l’incertezza nel futuro
molti dubbi sul domani
vattelappesca
tutto cambia e tutto muta
muta la folla nella follia,
nel cielo vola una foglia
il caos in un batter di ciglia
vattelappesca
echi di bombe da terre lontane
fiumi di sangue nelle fontane
urla strazianti lungo le vie
certa la morte di chi sopravvive
vattelappesca
Cadono
bombe sulla tua testa
mentre esprimi un desiderio
e guardi il cielo nero.
Piangono
stelle esplose lassù
come polvere di un vulcano
che erutta e si disperde.
Piangono
bambini gettati quaggiù
come fiori che si fanno strada
nel deserto tra la sabbia.
Cadono
uomini su questo mondo
come fronde di un albero
sotto i colpi di un carro armato.
Muoiono
fiammelle ostinate in un terreno bruciato.
Perdonate figli di Gaza
la fragilità dei nostri sguardi,
la flebile luce dei nostri ideali.
Perdonate l' insipida rabbia
che sgorga dalle nostre parole.
Poi in fondo siete così lontani
che quasi non pare affare nostro...
Ma si dai, domani forse sciopero,
solo che ho il mutuo da pagare...
facciamo che ci penso.
E comunque vi penso!
Mordi e fuggi, un krapfen nei rifugi,
tornelli nei parchi, un selfie nel bosco,
torelli sui prati, un drone nel cielo,
yak sul sentiero tra mountain bike
tra cime rocciose la gente tracima,
Tre Cime in navetta con sigaretta,
triste Trieste sommersa dai turisti,
Castello di Miramare da ammirare
montagne di click spengono emozioni,
la montagna in un click illumina il cuore,
tra selfie, resort e ristoranti stellati,
nel cielo le stelle brillano, autentiche.



