Non sei sporco di luna
come giglio della terra,
il rosario della tua pelle
è inchiostro di carbone,
tela d’insulti e frustrate,
mondi di sguardi senza diritti
consumati al mercato degli schiavi.
Lacrime di sangue e fatica
imbiancano campi di cotone
come schiaffi di nuda miseria
a compiacer il volto dei padroni,
ma l’orologio della storia
truffa scarti d’uguaglianza,
spezza i rintocchi di mille catene,
ma questa umanità,
ancora di Dio acerba,
del suo stesso dolore
sarà per sempre serva.
Per la Giornata internazionale contro la discriminazione razziale
Ho visto degli zingari felici
far l’amor rotolandosi per terra
rincorrersi tra arbusti e tamerici,
ebbri di luna in tardo dopoguerra (1)
di ferite incuranti e cicatrici,
altri ancor ebbri di vendetta e guerra
saturi gli occhi, orecchie e pur narici
di quel rancor che l’anima t’afferra.
Dell’età a giochi dediti tra amici
ancor fragili come fior di serra,
di famiglia e politiche radici
recavamo ognun proprio retroterra.
Fu in quegli anni che tante arie appresi
dalla banda ai funerali civili
e tra bestemmiatori e preti offesi
ero piccolo tra fazioni ostili.
Ricordo le Madonne pellegrine
di casa in casa ad aggregar rosari
mentre di scariolanti e di mondine
ridondavano i canti popolari.
La mia casa era in zona di confine
da una parte vivevano i borghesi
dall’altra gli operai delle officine.
Nel sessanta, eran giugno e luglio i mesi,
l’eco giungeva a noi, bimbi e bambine,
dei tumulti reggiani e genovesi (2)
e in tant’altre città s’ebber sommosse.
Forse da piccole coscienze scosse,
trasser poi seme le brigate rosse.
(1): Nel suo testo, scritto durante gli “anni di piombo”, Claudio Lolli (1950-2018) nomina Piazza Maggiore della sua Bologna, ma il mio incipit va subito a evocare un passato ancor più remoto.
(2): Genova, 30 giugno 1960: 40 feriti tra i manifestanti, 162 tra le forze dell’ordine; Reggio Emilia, 7 luglio 1960: 5 manifestanti morti; Licata, un morto il 5 luglio. Scontri anche in altre città: Roma, Milano, Torino, Livorno e Ferrara.
NOTA STORICA. I fatti scatenanti furono la formazione di un governo democristiano con il determinante appoggio esterno del Movimento Sociale Italiano (MSI) considerato erede del Partito Fascista Repubblicano fondato da Benito Mussolini dopo la caduta del fascismo (seduta del Gran Consiglio, notte del 24-25 luglio 1943), e la scelta di Genova (città partigiana, medaglia d'oro della Resistenza) come sede del congresso del MSI. Le reazioni d'indignazione furono molteplici e la tensione in tutto il paese provocò una grande mobilitazione popolare.
Il bullo firma
il suo estuario di violenza,
torchia col buio della ragione
la vita indifesa dell’altro
e lo sporca di soprusi
e lo sporca di vergogna
e lo intrappola nel silenzio
e lo intrappola nella paura.
Il bullo precipita nell’odio,
vince a scacchi con l’arroganza,
ma è solo un germoglio ammalato
gettato in un cuore accecato
che spera d’essere aiutato
a ridipingere d’amore
sé stesso e l’altro.
La diversità abbraccia il mondo.
È trama d’orgoglio
che ordisce l’incontro con l’altro,
orlo d’anima, prezioso come gemma,
spogliato dal battito stupido del pregiudizio,
sguardo d’umanità
disegnato sul petto del rispetto.
La diversità
è il colore della bellezza
che vive per il mondo,
una cicatrice di magia
posata sul tempo d’ogni vissuto.
Eclissi d’empatia
graffiano la mente dei bulli,
lavagne di dolore
piangono sulla pelle
come silenzi di persecuzione
e l’anima trema di vergogna
ostaggio dello scherno,
geografie d’insulti
e aurore di dolore
spezzano la vita dei ragazzi,
come l’ombra imponente del buio
un fragile raggio di sole.
Eppure sono solo ragazzi…
Ragazzi dal cuore spento,
ragazzi dal cuore malato,
ragazzi strozzati dall’odio,
ragazzi sporcati d’indifferenza,
ragazzi baciati dal vuoto
d’una sconcertante eclissi d’empatia.
Gli scarabocchi del male
graffiano i suoi sporchi pensieri
ed un bullo è un cuore incompreso
che latita fra comete di violenze,
deride il prossimo indifeso,
ne umilia i sogni, il suo essere,
il suo bagaglio di vergogna,
lo uccide in un tormento senza oblio,
lo inchioda ad un silenzio tagliente.
Fermati bullo, fiorisci nel giusto,
sei giovane virgola d’umanità
che potrebbe salvare il futuro:
ama gli altri e te stesso
come primavera dopo l’inverno,
regala un grumo di pietà
alle cattedrali della tua fragilità.
Sotto questo cielo d’odio
i bulli cancellano il loro cuore,
disegnano macigni d’ingiustizie
e storie di ordinarie persecuzioni.
Annientano le pagine dell’anima,
spazzano via qualunque rispetto,
sfregiano d’infinito le vite altrui,
inchiodandole al disprezzo.
Sotto questo cielo d’odio
c’è bisogno di più cuore,
non di inutili diversi,
non di stupidi dolori,
non dei deboli
e nemmeno dei più forti.
mente e cuore non dimenticano
dove la crudeltà corre sui binari del
dolore ,dove a grandi e piccoli
hanno tolto la loro dignità, ogni attimo
distrutto da chi si era impossessato
del loro potere, ma nessuno più deve
dimenticare quanto l'uomo
di tanta cattiveria senza pentimento
siano stati capaci di come l'uomo
tanto dolore
abbia procurato .
Viaggio della memoria per le vittime
dell'Olocausto di quei bambini
di tanto coraggio.
Lacrime continuano a bagnare
i nostri visi mentre i ricordi
sono sempre più decisi ,
di quei cuoricini che battevano
all'impazzata quando le loro mani
dalle madri venivano strappati.
Una vergogna di un dolore
incontrollabile
tu uomo mai potrai dimenticare,
il cuore ascolta ancora il dolore
mentre il viaggio della
memoria continua ad urlare il suo
terrore. Luoghi impressi nella mente
nessuno mai ricordi cancelleranno.
E così ricordiamo
quel che più noi temiamo:
che nel mondo s'espanda
quella folle domanda.
- Quale razza migliore
si ergerà nel grigiore
di striscianti coscienze
tra paure e violenze?
E così ricordiamo
quel che bene sappiamo:
uguaglianza e giustizia
fanno poca notizia,
ma soltanto con loro
vi può esser decoro.
Mi sorprendo e spavento
quand'ancora nel vento
vedo finti sorrisi
verso cuori derisi.
Quelle ipocrite lingue
di grettezza son pingue.
Ignoranti commenti
giudicanti: serpenti!
E così ricordiamo,
ma non sempre capiamo:
siamo tutti fratelli
di un sol puzzle tasselli
e non serve memoria
se col cuor fai la storia!
Ancora, dai!
E batti le mani per
Il tuo idolo
E strappati i vestiti!
Clap, clap, clap!
Eccolo, parla!
Senti la folla,
Senti che boato!
Clap, clap, clap!
"Oh quanto è bravo,
Oh, quanto è bello!"
E clap e clap e clap!
E poi ci sei tu
Che altro non sai
Che fare clap,
Che altro non sei
Che uno spettatore
E fai clap, clap e ancora
Clap, clap, clap!
E nella folla
Ti perdi
E altro non sei che
Clap, clap e clap...
quanta sofferenza nel
vedervi soffrire.
Le cattiverie corrono veloci
ed io che guardo , il mio cuore
fa colmare di dolore.
Perché amici belli a quattro
zampe sempre di più non vi amano
non hanno quei gesti gentili
per voi che l'unica colpa è starci
vicini. Vi annullano ,vi schiacciano
mentre in voi nessun odio.
Ci amate nonostante tutto
ma noi non consideriamo
più nessuno immagini da far star
male
invadono il web ,perché tanto
odio ,perché ,basta a tanta violenza
il mondo si ribella.
Amore per voi amici così
speciali vi deve accarezzare
per un dolce domani.
Combatteremo faremo
confusione per voi che non avete voce.
Con la guerra si perde
con la guerra si muore
di fame e di sete
la sete di dominio vive
la follia umana imperversa
la mente umana perversa
“si svuotino gli arsenali
si colmino i granai”
stragi infami di bimbi innocenti
bombe lanciate su ospedali
barbarie, terrore e morte
“l’Italia ripudia la guerra”
SALAM esplode la pace
SHALOM proiettili di pace
MIR un ponte per la pace
PAX disarmo in armonia.
Il dono di sé stessi
colora l’urgenza del dare
ed anche gli spiccioli
del cuore più arido
saranno grano di Dio
a sfamare una carestia
di gesti d’amore gentili.
E l’altro sarà
un giardino a primavera
cucito nella luce della bontà,
il regalo più bello
figlio della solidarietà.
Per la Giornata internazionale della Solidarietà umana





