Ascolta… il caldo calmo che da sotto la coperta
ti avvolge nel torpore, non è il fuoco del camino
…senti, non appartiene al vento nel fruscio delle
foglie oltre la soglia il verso che ti desta, stordito
lene, avviluppato nel divano tra il sonno e il vino.
Cerca tra una virgola e il rigagnolo delle parole
la grazia delle palle di vetro e la neve, la purezza
nel capovolgerle, non ho molto altro: a passeggio
su questo racconto raccoglimi… sono il bisbiglio
che scende come il sonno e la neve, una carezza.
il giallo addosso al freddo asfalto
o anche il volo di colombe nere
che impedisce di cader nel sogno.
I passi nei portici disegnano
le strane orme d’un cammin veloce
e silenzioso a me riappare il cielo
arcano, non sol per colpa delle nubi.
Di quali suggestioni Victor Hugo
poté servirsi al sorgere del verso?
Romanticismo lungi da venire,
ne fu, in tal quadrato, pioniere?
In questo stesso spazio dove allora
tremavano gli amor come le foglie,
forse Calliope dettò poesia
e poi sparì lasciando fertile la scena.
Nel blu d’ardesia a colorare i tetti,
calcaree pietre e mattoni eterni
ancora insistono a trovar la forza
di dare il là ad un mai morto tempo.
Non muor nella mia anima il coraggio
di impiccare - di là da Place des Vosges -
novelli specchi e ansie a tutte l’ore
almeno fino al tocco del tramonto.
Sorda a chiari avvisi
risposta affermativa data
all'eterna chiamata
di pace riposi.
Semplice,
come ruspante in vita
genuino amor di famiglia
gioia ed armonia
e fronzoli lasciati
ad addobbare alberi
per un Natale perenne,
il ritorno al Padre
che ricongiunge al figlio
lasciando incombenza
a madre terra
di alleviar le pene
a chi rimane
col suo ricordo.
Io e te alle volte siamo un disastro.
Pezzi di noi che mancano.
Pezzi che abbiamo allontanato, pezzi
che talora mal s’incastrano.
Sei come la maglia di lana d’un tempo
che ogni tanto irrita, e stringe sui lacerti.
Ma se la levi hai male ovunque, dentro.
Sei mia moglie, e non vorrei non averti.
bellissimo micione
che vivevi in giardino
impavido, come in una
giungla.
Red, che mi hai insegnato
ad amare gli animali,
ricorderò per sempre
la tua camminata, altera
e scattante, le tue fusa
da trattore, i tuoi vibranti
baffi....
per noi, per chi soffre.
Corsie anonime
fanno da sfondo
a queste feste,
vorresti colline
e pettirossi attorno,
solo ritagli di cielo
da una finestra...
Pregherò per
vedere il tuo sorriso,
i tuoi occhi ristretti
dal dolore, torneranno
come prima, più di prima...
C’erano i campi di grano dove vivevi tu.
Quel grano del colore della tromba
che papà tuo suonava per te e la mamma.
La tua mamma chiudeva gli occhi
e sorrideva, e i suoi pensieri e i sogni
come note affollavano quei tre tasti.
Papà smetteva solo un attimo di suonare
per guardarti e prender fiato.
Poi lo sguardo andava dove aspetta il grano,
con la bocca al vetro appannato di respiri.
Lei sospirava, e richiudeva gli occhi…
e lui tornava a suonare.
Oggi hai guardato da quella finestra.
Il grano a dicembre è un’impronta nel fiato
sul vetro… di anima e luce da una tromba.
Quando nella tua stanza
ogni ambrogetta si stringe
stretta stretta ad un’altra
e alzandosi sulle punte
pare vogliano toccare la vela delle travi,
amica prova a rileggere una telefonata,
quando trascinavi il dito
nella rumorosa rotella per far il numero.
Quando esci e il tuo soffitto
non ha stelle, e le pareti che ti porti
dietro ti girano intorno… prova
a entrare in una cabina telefonica
ma senza vetri, solo specchi…
Guarda negli occhi della donna che sei
danzare in cerchio le foglie d’autunno.
E son qui, col peso degli anni
che greve al crepuscolo appare
e lieve diventa al sorgere del sole.
Qui - tra le braccia dell’oggi -
conquisto le ore del declino
in esse versando aria frizzante.
Aprirò tutti i pori al pensiero
di volerli riempir di frescura,
ossigeno del nuovo sogno.
Grande Nikola Tesla di Belgrado,
qui noi tutti ti abbiamo amato,
grand’inventore, grande scienziato,
all’Europa il cuore hai donato.
Celebre mente illustre di tutti i tempi,
il nostro cuor d’amore ci riempi,
hai rivoluzionato tutta la tua era,
hai scoperto quel ch’ancor non c’era.
Uomo che cambiasti radicalmente,
la storia della scienza con la mente,
grande tenacia e nuova tecnologia,
erano per te realtà senza magia.
I tuoi viaggi tanto t’hanno ispirato,
insieme alle tue idee han lavorato,
ogni tuo appunto così com’era,
per l’Unesco gran patrimonio era.
Quell’esistenza tua tormentata,
sarà di certo sempre raccontata,
con tanto di cappello, onore e gloria,
è stata la tua vita grande vittoria.
Nel fare la nostra casa
avrei voluto un caminetto
perché da piccolo le famiglie felici
le immaginavo sedute intorno a un caffè
caldo con il fuoco che scoppietta,
mentre fuori un vento gelido taglia l’aria.
Non ne so molto sull’amore… ma credo
abbia a che fare con un camino acceso
che ti aspetta a casa, Vecchioni, i bimbi
dentro le diapositive e tu che commossa
mi sorridi come un buon libro da leggere.
Come un fuoco caldo, e le cose belle
che ti devi guadagnare.
E soprattutto di cui ti devi prendere cura.


