I tuoi occhi
son matite accese del mio avvenire,
i tuoi abbracci
lettere di mille parole
perdute in un campo di girasoli,
il battito del nostro vivere
luce dello stesso mare
ad ogni compleanno d’universo.
Caro papà
siam plettro della stessa anima,
nuvole dello stesso cielo,
una canzone d’inverno
ad incidere il ricordo
del nostro bellissimo tempo.
ora più che mai.
Sei li
a danzare con gli angeli.
Mamma
tu che mi hai
cresciuto con amore.
Ora sei e
rimarrai nel cuore.
Mamma
tu sei nell'anima,
ti voglio bene.
Il desiderio
di riguardati negli occhi...
sperando di poter leggere qualcosa
varcando i limiti forti, profondi,
Ma devo accettare
che tu non ci sei più
che non posso più guardare i tuoi occhi
non posso più leggere niente
non posso vederti sorridere
non posso sentire la tua voce.
Posso solo tenerti nel cuore
cercare di superare il dolore
mamma ora sei in cielo.
le stesse stelle ammirate fino all'alba,
si son del tutto perse, ormai ingoiate
da un cielo vorace che non amo.
Mondate d’ogni grumo degli affanni,
nella notte del più intimo riscatto
torneranno per spezzare quest’attesa
così che possa finalmente rivederle:
dal mare mio per sigillarne i riflessi
o anche da questa finestra perché io goda
del viraggio dei colori dal nero alla luce
ed incidere i sogni sul cobalto.
senza finzioni
amicizia d'anima
quella che se cadi
ti aiuta a rialzati,
vicini nelle avversità
dandoti il coraggio di proseguire
un'oasi di luce
uno stato interiore di armonia.
Il piacere di condividere.
Amicizia che lega
profondamente
comprendersi
e accettarsi spontaneamente.
Quel fiume di amicizia
che affidi parte di te
in questa vita.
Voglio che tu sappia
che fai parte
della mia vita
e che nulla
potrà separarci
da una tale meraviglia.
a te che piangi nella tua ora stramba
ma io non son capace di inventarmi
minimo appiglio dal quale cominciare.
Potrei provare a escogitare inganni
portando fiori che profumano perenni,
oppure Pulcinella all'istante diventare
per porgerti a mille sorrisi e capriole.
Potrei interpretare una canzone folle,
far levitare il corpo all'improvviso,
sommare all'assoluto zero l’infinito,
giocare al gioco che non so giocare.
Ma è meglio che mi metta nel cantuccio,
che scorti al confine il tuo dolore
e ti costringa ad alzare gli occhi
che rideranno alla nuova luna.
Sei icona forte e amena,
come speranza che arriva
e la vita che mi hai dato.
Ora, volto emozionale,vedova blu,
nel tragico sentire
del tuo esserci ormai breve.
Oh, il tramonto del tuo romanzo
e il suo cenacolo!
Oh, la grande opera
nel sorriso tuo di sempre,
fissato in foto
scattate quando le ore
erano dritte, lucenti,
fissate su forti pali d'acciaio!
per ogni tuo bacio dolce
e profondo.
Tu che dici d'essere introverso,
mi fai vedere un mondo,
attraverso i tuoi occhi.
Quale dirai?
Un mondo che mi fa battere il cuore.
Sai amore,
mi piace pensarti e così
immaginare
davanti a noi un prato,
dove correre e inseguirti,
accarezzarti dolcemente
con una margherita
la guancia,
sussurrandoti ti amo!
C’eri una volta
che le stelle scesero
le scale, voltandomi le spalle.
Restringesti il cielo, e c’era un prato.
Annerito dal sipario della notte.
Dentro la testa ho cose, non è sempre
facile gestirle.
Ma son tornate le stelle, e tu siedi
accanto a loro in questo mio teatro.
Tu non li vedi, sono solo riflessi,
i riflessi migliori dei migliori tramonti
sotto i quali da sempre insistiamo
per assistere ai riti dell’esser felici
che pensiamo un diritto acquisito
epperò… non lo siamo…lo siamo…
non lo siamo…lo siamo…
Ti verrà d’aumentar la frequenza
dei battiti tuoi delle ciglia stupite.
Sentirai un inizio d’umido agli occhi:
stilla di miele, la miglior testimone.
E intanto benvenuta è la pioggia,
la più amata che sia mai esistita,
teneri scrosci dei brividi d’Eden
che cadono muti sul cuore e le gote.
Avrai come freddo, anche d’agosto,
ma febbre non è, è tua suggestione.
Avrai come caldo, anche d’inverno,
ma caldo non è, è sudore alle mani.
Disteso nel mezzo di mezza noce,
barca sicura in un mare impensato,
è così che in fuga tu metti la morte,
che vita tu plachi e poi ridisegni.
Spogliato di scudi, di te solo armato,
alato nel cielo che annulla ogni età,
è così che infine il respiro rimandi,
che pane tu mangi e bevi emozioni.
Non tenertele strette, non sii avaro!
Non celarle nel sacco creduto proibito.
Raccontale!
Qualunque sia la collocazione
per te più consona nella vita
affronteremo il cambiamento
con la leggerezza della seta.
Dormono i nostri figli quando rientri
dal turno in refettorio, dorme l’uomo
anche lui stanco sui fogli dei suoi
silenzi a matita che non ce l’hanno
ancora fatta… ti aspetta il poeta.







