Avrei voluto scrivere di Dio
in un meriggio offeso dalla bruma
col mare a pochi metri che esitava
a farmi un cenno di saluto atteso.

Non c’era d’orizzonte alcuna traccia.
Nel grembo di quel cielo deformato
dovevo immaginar la linea astrusa
per esser certo almen di un’illusione.

Poi, quasi per prodigio inaspettato,
la calma dentro e fuori fu più densa
e mi permise introspezione cheta
nel volger del mio sguardo a riva e all’onda.

Ripristinata attorno l’armonia,
un sole stanco di non primeggiare
aveva ritrosia e s’attardava
nel prepararsi al rito del tramonto.

Esplose la bellezza nel mio cielo
unito al mare e pur da lui diviso
con una retta linea finalmente
ignara forse del mio gran stupore.

M’apparve in quel meriggio una gran scia,
sull’acqua vidi d’una luce un fascio
con dentro inciso un bel sorriso eterno.
Avrei voluto scrivere di Dio …
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Commenti  

Simone
# Simone 19-03-2022 15:18
Un affluire denso di sensazioni
in questa poesia che secondo me forse è arrivata più in alto di quanto si crede a volte

Molto bella Aurelio

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