Ricordi i nostri passi
riguarda solo te.
Amare:puro desiderio di possesso,
rivolto a un oggetto fragile e caduco.
Donna che sceglie il compagno:
bello convertir la solitudine a diletto.
Annullamento di futuro menage;
il cuore palpita solo per i tuoi sogni.
Hai eletto me a strumento:
studiato ben bene,
puoi trarre profitto e giovamento.
Sguardi languidi
ottimamente costruiti.
Mezze parole
che valgono un intero discorso.
Bocca putrida:resterai setebonda
ferma al pozzo dei desideri.
sanno solo parlare.
Sono scie di fumo,
svanenti in un battibaleno.
Invano si cerca traccia
di flebili verba
che non stanno in piedi,
nemmeno con un bastone.
Inutile librarsi in aria
a catturare l'immenso.
Lo smog fagocita
parole,
belle,eleganti, forbite,
tutte senza senso.
rivela un doppio volto:puro e infido.
Affresco di un pittore,
immortalato da varie sfumature di color
Ruggire sembra il suo cavalcare,
quando
si alza con tratto da sbruffone.
Esterna spesso terrore ed ogni imbarcazione
sballotta nell'acme del suo furore.
di finti sorrisi.
Dimenticare il dolore
giocare
a chi fa più scena
cancellando le parole.
Placo la rabbia
per non piangere
vittima delle emozioni
per il bisogno di amarti
ennesima notte insonne
fra lacrime e occhi gonfi.
Accantonare rancore e odio
vivere per il bisogno
di sentirti parlare.
Ascoltando il tuo silenzio.
scevro del conforto di cristiana sepoltura.
Anima ferma sul primo gradino della scala;
immersa in un bagno di lacrime.
Fissa e inamovibile,
geme in stridor di denti.
La luce misericordiosa illumina
chi è fermo all'ultimo scalino.
solare e divina presenza.
Umilli il mio silenzio rendi vane le parole.
Non ammetti giustificazioni;
privi me. dannato, di un difensore.
Ed espropri quel corpo marcito
di un tempo che scade.
Quando facendo ritorno dal bagnasciuga
sorriderai senza motivo per la sabbia
sui piedi che ti solletica tra le dita,
e ti sorprenderai di poter scrivere
di nuovo la trama e con essa il finale,
scegli la speranza e parlami…
parlami di Pandora.
Sostando nel poggiolo rinverdito
col basilico ieri giallo che hai spostato
di vaso, aprendoti al suo profumo
se non con me, ti parlerai…
piacendoti l’idea di avere un sogno
sulla pelle che vuole essere trovato.
L’alba sul poggiolo, un’altra volta ancora.
Chissà se la leggerai
il nemico è alle porte...
Un magro rancio consumato in fretta.
Gli aerei in picchiata non danno tregua
a trincee demotivate e spente.
Il sangue fraterno azzanna il bavero
della lisa giubba.
Sordo crepitare di mitragliatrici pesanti
vicino ai reticolati:
avvezzo al lamento dei feriti,
memore dei compagni caduti.
La pallottola nemica mi cerca
con solerte assiduità.
Una roulette russa si innesca
ad ogni colpo.
Tornerò in patria senza una gamba
o su una sedia a rotelle.
Ma quel che mi opprime
è sparare alla cieca
contro uomini sconosciuti
senza un perché.
il giorno tanto atteso.
Moltitudini di genti
stanno sulla brulla pianura
assiepate.
E oggi voglio improvvisare
un allegro ballo
.Per te, Madre celeste
decido sul mio asse
di piroettare.
Un balenìo rapido
tra uno squarcio di nubi
irraggia le menti
rivolte alla bianca veste.
Raggio,
tormento dei più duri
impenitenti,
rivela al mondo
sconvolgenti profezie.
Guerra imminente
scaturirà da immane cupidigia.
Sincera conversione
amputerà
la mortal alterigia.
Voglio prostrarmi ai tuoi piedi
oh Vergine beata!
Per il colore imperituro
infuso da tuo Figlio,
immortalo il primo tripudium
della mia vita
E ti regalo il magnum gaudium
all'umile che crede
oh Regina dei confessori della fede!
è una via ben asfaltata
all'inizio.
Dotata di semafori e segnaletiche.
Poi si perde nel nulla.
Perviene a un approdo
simile al punto di partenza.
Le gambe rinsecchiscono
e il fiato si accorcia.
La strada inghiotte
nel suo ventre
il malcapitato che l'affronta.
La sofferenza non si tocca, non è fatta di parole
Semplicemente è nella testa che si sente quel folklore,
Danzatrici, attori e musicanti trombettisti
Ma non c'è più stabilità per i folli equilibristi.
A volte mi concentro, ma ho tanto da imparare
Beh, Neanche questa volta son l'attore principale.
E mi segno i fallimenti, con la penna in calendario
Sognando giunga il mio momento, l'apertura del sipario.
E soffro, sono solo, grido dentro e cerco appiglio,
ma non c'è luce, è tutto scuro, della notte resto il figlio.
Ormai è andata, son caduto, non riesco più a rialzarmi, che neanche un grande attore riuscirebbe a interpretarmi.
E allora mi arrendo, su quel palco la trave,
sistemo bene il cappio , tra Beethoven e le sue Ottave.
Volevo far commedia, ma per voi ero un giullare,
Gradite forse lo spettacolo che potete ora ammirare?
Guardate un po' che strazio, ed angoscia che vi causo,
adesso son protagonista e mi merito un applauso.
La sofferenza ora si tocca, mai gentile questa vita,
spegnete tutti i riflettori, la mia recita è finita.
si approssima allo sguardo:
il confine con la morte.
Non occorre lasciapassare
per varcarlo.
Un bimbetto può oltrepassarlo
per gioco.
Alcun filo spinato
difende gelosamente
il nuovo stato.
Anime perse, compagni di guai;
spiriti vani,erosi dal vento.
Lasciamo questo mondo:
ci regala solo disprezzo.
Gettiamo i rimpianti
nei profondi crepacci.
Non servono lacrime
al viaggiare senza ritorno.
ma solo il Creatore può con rigoglio sviluppare
Estasi di un'anima che fuoriesce dal corpo
per liberarsi in eterno abbraccio al Padre Celeste
Divinità la proclama eletta, ma deve guadagnarsi
la chiamata con opere di carità
Emblema di una Trinità che in lei spera,esulta,
agisce e piange sommessa per le sue frequenti cadute
scorrazza in cielo.
L'aereo nemico, minacciando,
si abbassa
Alcuna nuvola
non fa velo.
Sprezzante nel suo apparire,
inanella audaci cabrate
sino a sfiorare teste inermi
e atterrite.
Il rumore potente
tiene in ostaggio il silenzio
e non chiede alti riscatti
per concedere requie.


