Le vite di noi tutti
sono sempre state scandite da galere.
L’esistenza è una prigione e da quando
si è nati si è sempre stati aggrappati
alle sue sbarre, come l’alfiere
sacrificabili: è questione di abitudine.
A tutto ci si può abituare…
Il cielo è imprigionato dentro le sue
leggi senza poter lasciare la scacchiera.
Avete mai sentito una stella urlare?
dove le ombre danzano
su un ritornello funebre
e gli echi dei silenzi
sorpresi e interrotti
spalancano le loro bocche.
Qui dove gli orologi
contano i respiri e non il tempo.
O forse è lo stesso.
Ti accompagno
dove la morte è un sospiro
e nulla più di questo,
E gli occhi chiusi
continuano a vedere.
Il mio amore, grande unico.
Tu...
Le tue decisioni, speranze, pianti.
Tutto rotola, tutto mi schiaccia è veloce.
Quanti volti, quante vite!
E se non riuscissi? E se la tua mano vorrà stringere altri? E se domani crollassi?
Le mie paure, la mia vigliaccheria, la mia felicità.
Tutto si frantuma, io mi frantumo.
Tra i cocci "quattro poesie", un bacio e delle chat;
Tentativo disperato di stringerti a me ancora una volta, di stringerti a me ora.
Tentativo stupido, ma il cuore vuole altro e non si accontenterà
Tra i cocci e le paure cerco noi.
impressioni mature
salgono in disparte
pensieri mescolati
frusciano i rami
dalla ripa vicina
d'un piano verdeggiante
aprono i polmoni
a filtrare tutto il resto
si rilassano le spalle
nel socchiudere gli occhi
sciacqua la bocca
senza bere
assopora accettando
il suggerimento
del cuore
La neve lo lascia crescere
sul suo stelo esile,
color delle candele
semplice e discreto
spingendo le foglie acuminate
attraverso il suolo ghiacciato,
effondendo un dolce profumo.
Ma la strega d’inverno
in un sospiro lo consegna
alle dita di Hel affusolate.
guardando il cielo
con le ossa spezzate
ci chiederemo
se il riposo arriverà
se ti concederà una botta di vita
ristoratrice che invano hai cercato
e mai trovato in quelle finte dormite
che fanno a pugni
con il proprio destino
Forse se ti diranno di sì
respirerai, godendoti la notte
mentre sogni il tuo respiro
che ti porta lontano
nel silenzio della pace
che tu hai desiderato
mentre lei, si fa
desiderare, sempre di più
moriva il sole dell'estate
uno stanco settembre
si affacciava alle nostre finestre
il mio petto era una prateria
per il tuo respiro
bello sentire i rumori
della calle
voci lontane, vite di corsa
passioni represse, fretta da incubo
e noi due distesi
ad aspettare l'inoltrarsi
del pomeriggio
la tua pelle chiamava
la mia mano
diveniva evanescente
ai miei occhi
impercettibile al tatto
svaniva
dolce visione onirica
di un pomeriggio di fine
estate.
Un treno scomparso
in una stazione fantasma
mentre la banchina
si dissolve nel vapore
di una nebbia soprannaturale.
Solo un istante prima
i passeggeri ridevano
con addosso le maschere
fabbricate dalla notte.
Ognuno con la sua storia ignota
e una destinazione
altrettanto sconosciuta.
Ed ora mi chiedo
se i viaggiatori fossero sogni
oppure se lo fosse il viaggio...
O forse entrambi,
chiusi nei vagoni del nulla.
Intanto il fumo inghiotte
qualcuno senza più nome.
Cammino e sono più deserta
di queste strade mute.
Che bella poesia...
Rime fatte di abbracci,
sguardi come parole,
versi composti di piccoli baci innocenti.
Una bella poesia che vuole la sua chiusa
Complica o semplifica?
Non lo so!
Quello che so è che un bacio mi ha mostrato il paradiso.
Quello che so è che una poesia come noi non potrebbe avere altra chiusura:
Un bacio che sa di infinito.
un bacio
appena accennato.
Quel soffio nell’anima
che brucia
come un incendio.
Occhi che mi guardano
con quel candore
divorato dalla passione.
Gioco d’intenti
le mani si cercano
si toccano
baciandosi le dita
una ad una.
Un ritornello di ricordi scorre nella mente
persi nel lume della coscienza
tornati a vivere.
Fremente
come una gazzella impaurita
ti lasci andare
al tumulto del cuore
conducendomi con dolcezza
al tuo tepore
dove affondo il viso.
E piango
sulle tue lacrime d’amore
... e lacerarti quella specie di cuore fasullo
Ho archivi nelle vene e sangue infetto che naviga
Ho, di te, oceani di velluti e damascati inganni
spregiudicati inchini e montagne di bugie
ma soprattutto… la presunzione di esistere!
Tremano, le mie dita, sugli abissi e sui limiti imposti
e non si sa se per rabbia o voglia di gettarti nel dimenticatoio
quando la malinconoia mi penetra i polsi e gli occhi arrancano sul veleno
Ho, di te, miliardi di parole
conservate nel cuore
quando il ritmo ventricolare era imperfetto
e ogni ristagno
mortale
- Nel Tempo ho gettato le tue matite colorate -
Nel narrarvi l’epopea epica
di me medesimo mi darete licenza
di avvalermi di licenza poetica
al fine di coglierne la vera essenza.
Non potendo vivere di sola metrica,
nel mio caso è alle 5 col buio la partenza.
Forte di una carriera scolastica poco prolifica,
faccio il camionista lasciando in famiglia la mia assenza.
In compagnia della licenza di guida
e di quella media,
per la strada non prendersi certe licenze è una sfida.
Ma stasera, quando il sedile cederà il posto alla sedia,
dimenticherò un’altra giornata odisseale di clacson e grida.
La battuta al coltello di Fassone a tutto rimedia.
Imbracciata la forcina sarò letale come una brida.
3 son etti nel piatto che curano qualsiasi inedia.
Ma il numero perfetto vi assicuro è otto.
8 son etti di tagliata di controfiletto ben cotto
con un Nebbiolo e patate a cottura intermedia.
Ora datemi licenza d’accomiatarmi: in cucina son dei Re Mida.
in un ardere di sabbia
si posa lo sguardo
dai mondi diversi
nei pensieri di secoli infranti
L'eterna riva si veste di sacro
di quel giudizio si inebria
ma rimane prosa
nell'altare agli obbedienti
Fango e luce
nella stessa creazione
di quel lume scagliato
nella resa fedele
si libera il Calice
di Cristo in rivolta !








