Nel chimerico avanzare
solo il vuoto assedia la mente
non vi è più forza dentro
soltanto rabbia nel cuore
Si colora di fosco il ricordo
e le scale sembrano infinite
pesanti adesso da percorrere
in questo dì affilato d’odio
Nessuna speranza al confine
nessun sogno nel cassetto
tutto è stato avvolto di dolore
reciso come rose spoglie
Un’odissea che non avrà fine
senza nessun obolo per il ritorno
da questo viaggio nell’angoscia
sotto la vista di un Dio che guarda
- e aspetta -
sono enfasi della notte,
trapelate dai sogni
semplicemente perse
e incartate in dolci sapori.
Le parole che non ti ho mai detto
hanno mille sfumature di tratti e di colori ,
di letture e di racconti,
di giorni ormai andati,
di toni innamorati,
di miele e di dolcezza ,
di neve e morbidezza.
Oggi ho un groppo al cuore...
Avrò ingerito
migliaia di parole!
in un cielo vasto.
Ritocchi di fredda brezza
annunciano l’autunno
nella casualità della sera.
Caduta di foglie ingiallite
e vaga angoscia
accompagnano le mie sensazioni
come umida tristezza
di giorni passati.
Nell’atrio dell’invisibile
tutto è ombra
e polvere agitata,
anche il rumore annoiato
di poche foglie sollevate dal vento.
Luci senza sorriso
orlano di giallo spento
la rotondità confusa
di scarse nuvole.
Immondizia residuale
di stelle e di anime.
E il cuore mi duole
come un corpo estraneo.
Nella coscienza chiara
di anonima insufficienza
ristagna la fatica anticipata
di ogni gesto
e la disillusione preannunciata
di tutti i sogni.
Nell’orbita insensata del nulla
produco fremiti di vita
su lastricate viuzze
che un sole obliquo
indora di smorzate fobie.
di gabbiani autunnali
salsedine che spruzza
e bagna i colori
di spiaggia e scogli
lasciati soli
solo una figura
nella lontananza dell’orizzonte
sembra dare il segnale
di esserci e stare
come dipinto leggero
su sfondo trasparente
appoggiato alla vecchia casa
di verde colorata
cappello calato
pensiero profondo
mischiato a nuvole di fumo
lasciate da pipa impertinente
il porto è solo suo
come suo è sempre stato
il segreto del mare
che ha portato ricchezza
nel corpo e nell’anima
Und mit dieser Traurigkeit - meine Damen und Herren - ich wünsche Ihnen viel Poesie...
da scogliera dalla quale sporgersi viandante
proteso alla spuma degli iceberg
in eterna attesa
e sulla falda del berretto verde
invece una penna bianca - corse un cane alla preda uccisa -
gli occhi miei dipinti a linee di mattonella spezzate
insomma attenzione, Soldat! L'era che sogno è quella,
solo il tempo di ammirare il quadro.

e senza poter dire
accalda i lobi
la pelle si bagna
qualche tremore accompagna
gli occhi sbattono senza freni
i respiri son già corti e veloci
nessun concreto pensiero
viene scelto
voltandomi alla ricerca
guardo senza osservare
L'emozione della passione
non cercata
sincera, sentita, provata
non lascia spazi, ad altro che a se stessa
tarpando le ali a questo volatile spirito
che troppo ha volato per il nulla
Explosion, disincantato riverbero
l'ho sentito il tuo dolore
trapassarmi il fianco
e fermarsi nello stomaco
come una lancia sanguinante.
Li ho visti
i tuoi occhi spenti
e la tua voce
gridare al vento muta.
Ti ho vista
persa
mentre con le unghie
cercavi un appiglio
per non cadere
nelle fauci del'inferno.
L' ho visto il tuo passo silente
nell'erta via della sofferenza,
perché sai
le madri che piangono un figlio
hanno tutte
lo stesso vestito!
silenzio innocente
di un anello caduto nel lago,
dedico un canto di
sirene e lampioni
di un antico viottolo di campagna.
A te, delicata e viziosa
coma una luna di primavera
quando il manto dei sogni
riveste il suolo in subbuglio,
a te, strana e silente
compagna di comete,
di abissi siderali
e giochi di lingua.
regalo il sordido ricordo
di una notte.
Ma ora che sono precipitato
nel tuo pantano
mi rimane solo l'eco di un canto,
di un motore che ti riconcede
ai tuoi giorni,
ai tuoi soli,
ai tuoi mondi invalicabili.
luce ottobrina ma è luce,
domenica chiara
che apre luminosa
al cielo dal mantello
nitido e irreale
sguardi esterrefatti
di anime profonde
che cercano la fonte
di tanta trasparenza.
Domenica di luce
nel cuore e nella mente
inducimi a pregare
perché possa guardare
più in alto dell’azzurro.
Vorrei farti leggere
l’orizzonte rapito dalle persiane
quando chiuse a metà rendono
la sera rosé scuro;
chiudiamo anche gli occhi
aspiriamo il senso finché
siamo amati l’un l’altro.
I pergolati d’uva sfociano con gli odori
nella cucina, riempiono calici e vetrine.
Bevi dai miei palmi: ti tocco il viso
perché esisti (ed io pure mi sento).
Vorrei farti scrivere dalla mia mano
lettere che non ti do,
che ci sedessimo qui sotto le tende
a scapito delle lune
a non parlar di niente,
vedere i rami del tempo crescere
fuori di noi. Essere natura
che si restringe in questo quadro bianco.
Tu non sai forse?
non sempre ho voglia di sognare.
Cediamo al sonno sfarfallando
al centro delle trappole.
Cadiamo dentro tu, io
materia della terra
senza timore.
Ma come occhi
un piccolo pallone va
tra le foglie del biancospino
e il gelido mi-mi-miaào
di una cometa sospesa
soffitto dell'infinito -
ho usato il presente
ma il presente è già altro
e è il cigno, e è il cigno,
e sa fuoriuscire dalla lampada arancione
caduta nella bizzarrìa dello scrittore.

Un verso prosastico.
Un dogma. Piacere, ti piaccio:
ti guardo dall'alto della mia sofferenza,
del mio viso scavato.
Per piacerti ho vomitato volontariamente,
per piacerti ho aderito alla tua guerra inutile.
Per piacerti ho dovuto non piacermi,
per piacerti avrei fatto questo e altro.
E che ne sanno quelli che mi stanno intorno:
mi vogliono bene, tutto qui?
Volevo certamente di più. Sempre che tu fossi di più.
Le forze mi abbandonano,
ho scordato la dea della bellezza, i suoi sacerdoti,
i suoi templi. Ho dimenticato le geometrie regolari,
quelle definite dalle formule più semplici.
La deformazione per la forma:
questa è la mia religione adesso.
La prossima persona beneintenzionata che schiverò
forse riuscirà a toccarmi di striscio
e a quel punto la sua allegria -quella che mi apparteneva-
brucerà quello che è rimasto del mio corpo emaciato.







