e mi sorrise
poggiata al suo giochino luminoso
coi riccioli leggeri sulla fronte
tendendomi le tenere manine
un angelo degli angeli del cielo
un fiore fra i germogli di un bel prato
perfetto agli occhi miei
per capire
l’amore più profondo;
puntata sui piedini mi guardava
schiudendo la boccuccia
e non vedeva
la lacrima sul viso che scendeva
di pura commozione
e non potevo esprimere parola
perduto in un’estasi ovattata,
tendendogli le mani l’abbracciai
sciogliendomi nel pianto
quando udii
la flebile dolcissima vocina
che come in un incanto
balbettò
e nonno prima volta mi chiamò.
Quando arrivato l'inverno
che appanna i tuoi vetri
ti sembrerà un inganno
tutto quello che vedi
scegli, se devi tremare
e fallo solo per il freddo
di quella gente che non sà amare
e lo farà in eterno
...perchè tu sei diversa dagli altri
metti uno scialle sul cuore
quando senti che devi coprirti
dal vento, del gratuito dolore
...sii te stessa sempre
e continua a guardare i tramonti
se ti piacciono, tra le cose certe
gli altri non potranno cambiarli...
sulla scena della vita
ascolto ascolto
la musica d’ingresso
ammiro ammiro
stupito i vostri sguardi
piego piego
il mio corpo in grazie
parto parto
con il mio racconto
dipingo dipingo
tutto sullo sfondo
disegno disegno
ancora spruzzi di magia
rido rido
di ciò che sarà
lacrimo lacrimo
per quel che è stato
guardo guardo
ancora il vostro viso
leggo leggo
profonda sincerità
scorro scorro
tutto il mio film
svesto svesto
i costumi di scena
scrivo scrivo
non è ancora finita
di un piccolo borgo di ieri,
nascondono osti.
Pietre ed edera,
e muschio,
non più freddo cemento
e appiccicoso asfalto.
Cieli neri,
liberi da nebbie umane.
Il ritorno
è un lungo viaggio.
Il passo è incerto
nel cammino del disperso,
nel vagare di un'anima,
altra.
Mi han levato le lenti,
la vista è chiara;
eppure scoprire, oggi,
i tuoi occhi,
rimane memoria.
scalda la pelle ed 'l core!
Asciuga la terra dall'acqua,
troppa, che l'ha devastata!
Il fango e la morte
ha portato nell'Isola:
nella bella Gallura,
in Ogliastra, in Arbòrea:
lo scempio di Matrigna Natura
quando l'uomo non le porta rispetto!
La forma divina è per il budino salato
la mia barchetta di pasta sbriciolé,
l'uvetta
come saranno ormai i miei occhi
stanchi ma così stanchi
da non sembrare più colori
da non essere altro che l'odore della gabbia delle volpi,
coi pensieri a nascondino -
mentre giù in città tutte
automobili fanno un altro giro attorno al monumento.
sussurrare parole lievi
con l'animo triste,
essere in rivolta con se stessi,
la mente avvolta in un tappeto di ombre
Gocce di sole
irradiano l'alba
l'emozione vola
il mattino s'illumina
dolcemente
i fiori carezzati dalla rugiada
aprono la corolla al sole..
Il pittore dei sogni
canta l'inno della gioia.
Nel silenzio della quiete
dell'anima
l'attesa non e' mai vana
basta poco un semplice sorriso
e tutto s'accende .
T’aspetto
seduto sul ciglio di una gronda
e guardo
l’anima mia che scorre
nella pendenza
di un destino che non m’appartiene
E cerco
nell’acqua e nella melma
la ragione eterna
in un filo d'erba
che resiste alle intemperie
per poi cadere e affogare
nel buco del pluviale
T’aspetto
perché non ho altra scelta
e il cinguettio dei passeri
appoggiati sull’antenna
è orchestra
che accompagna il mio silenzio
in un’angoscia lenta
nei vuoti da riempire
Lei è come il cielo
quando c'è l'arcobaleno
un insieme di colori
che danno tanta vita.
Ed è pure pioggia
che quando cade in abbondanza
fa rinascere ogni cosa.
Lei è anche il sole
che scalda questo freddo inverno
col suo dolce amore.
L'aria leggera
che fa soltanto bene.
La vita,la gioia infinita......
Quanti sostituti e surrogati d’affetto,
quanti peluche di stoffa o metallo,
quanta empatia e quanta tristezza;
Ma questa è la vita: l’attaccamento
e poi subito la perdita.
Siamo soli come il macaco di Harlow,
senza affetti, senza base sicura,
in balia delle nostre fobie.
E come il grande branco degli uomini,
volgiamo verso la nostra propria
evoluzione creativa. Già sconfitti.
L’istinto, l’intuito, l’apprendimento,
la selezione naturale, la coscienza,
la vita come un esperimento,
l’amore come un doppio cieco;
l’associazione, le consuetudini,
l’imitazione, il gioco, lo zugunruhe,
il corredo genetico tutto,
le angosce della specie, e le mie.
È pessimismo questa mia patomimia?
o è mancanza di contatto e di sguardi?
Non lo so, ma forse crescerò lo stesso.










