Per gettar via stavo un vocabolario
che non mi riportava alcun "brüènte"
né come neologismo né antiquario
né nascita aplologica coerente
oppure crasi nell'immaginario
che possa dare un senso dirimente
per un fruitor non troppo visionario;
nemmeno nota che fosse schiarente.
Poi mi son detto, visto chi è il soggetto,
all'"A.I."¹ posso chiedere un aiuto:
ha panicato per un po', l'ammetto;
"Brüènte" fiamma l'"A.I."² ha creduto
quando aggettivo a fiamma gliel'ho detto
suggerir un "bruciante" poco astuto.
Ad ogni modo ha detto
che devo perdonare
il dizionario retto
che non può riportare
un termine scorretto
ch'altri deve spiegare!
Soccorso arriva infine dal Treccani
che pur consulto spesso ma 'stavolta
non ho tenuto aperto tra le mani
che fretta di capire è stata molta
e quindi andai a quei meno lontani.
Brüire è verbo usato qualche volta,
pure D'Annunzio per pioggia nei brani
tipo quello in cui cade disinvolta
su gelsi ed olmi e viti fiesolani;
quindi l'A.I. toppato ha un'altra volta
ché non riporta i dizionar nostrani;
non è soltanto in metriche sconvolta:
fallisce pur davanti ai verbi strani!
Intelligenza Artificiale incolta,
quanta incertezza avremo noi domani?
Questione questa volta l'ha risolta
Sisifo³, meno arreso negli arcani!
¹: per la metrica, «al - l'A. - I. - pòs - so - chiè - de - re_un - a - jù - to», endecasillabo;
²: per la metrica, «Bru - en - te - fiàm - ma - l'À. - I. - ha - cre - dù - to»;
³: l'autore amico Sisifo m'ha avvisato al volo che anche se la A.I. non lo trova, nei dizionari seri c'è tranquillamente, bruire = rumoreggiare, gorgogliare; ho verificato, me lo riportano sia il Treccani sia il Garzanti.
10-16/01/2024
Seduti qui
a raccontarci l’infinito,
con questa pagina di cielo
piegata sui nostri errori,
come anime senza indirizzo
perdute in pentagrammi d’aurore,
così un battito d’esistenza
incontra un inciso di malinconia
nel quieto accendersi del nostro eco.
Se i ricordi fossero rose senza spine,
nevicherebbero latitudini anonime
ed un soffio di brina cadrebbe
come nuovo alfabeto
sulle finestre dei nostri appuntamenti,
saremo mai nuvole
che si amano nel vento?
Versi solenni o puzzolenti peti
che scorron dando a troppi un gran fastidio
dato che loro, che son gran pöèti
san molto bene quanto sia dissidio
tra metro giusto e sentimento vero;
e non mi valga amore per sussidio
d’un tal Petrarca avvolto nel mistero
d’un mondo morto, senz’alcun erede;
d’un Dante che, fantastico veliero
solcato ha mari di passioni e fede
o d’un Manzoni che per patrî sogni
senza viltà tra metri e rime incede!
Siamo moderni, occorre mi vergogni
di stare a perder tempo nel cercare
di sistemar parole e versi in ogni
stramaledetto verso per tentare
di metter sempre la lunghezza giusta
senza saltar comunque di rimare
come piegassi feroce con frusta
ciò che ho da scriver senza mai sforare
e ciò spingesse a mettere un’ingiusta
parola mentre cerco di spiegare
cos’è che lacrime abbia scatenato
che a malapena riesco a controllare
ora che nello specchio ho traguardato.
Guardando meglio, andando più vicino,
ben soppesando mi sono sputato
e visto che son pessimo cecchino
sono riuscito a errare anche il bersaglio.
Son demodé, fallito e anche meschino,
la voce dolce simile ad un raglio
e qual che sia l’ambìto mio progetto
esiterà in nuovo grave sbaglio
di cui vorrò ad altri, sì, l’ammetto,
dare le colpe, eventi sempre avversi
quando son’io ad essere un difetto.
Non riesco neanche a sciogliere i miei versi
che restan fissi proprio come me
endecasillabi, anche un po’ perversi:
incatenati senza alcun perché.
09/01/2024
Per tutte quelle imprese giovanili
anche se compiute a settant’anni
per le bandiere che mi porto dentro
che dan colore a ciò che mi circonda
e al cuore quel decoro necessario
con la ricchezza di credere davvero
ad una mano che dolce m’accarezza.
Nell’eco di una stella ferita
rincasa amore la mia vita,
quel desiderio distratto di te,
la voce senza luna dei miei se.
E non rinunciamo
ad un soffio d’universo,
non dimentichiamoci
del nostro inverno,
il cuore è ancora un tramonto acceso,
un vocabolo di cielo indifeso
che custodisco per te sulle labbra
come risacca di pensieri sulla sabbia.
Tra foreste di antenne
scorgo un sole sbiadito
con le nubi transenne
d'un percorso finito
di chi in modo solenne
s'è svelato fallito
e cammina con passo
lento e col capo basso.
Soffia il vento impetuoso
minacciando anche pioggia
mentre avanzo pensoso
con un piede che poggia
nel percorso rischioso
quasi fosse di roggia
bordo sdrucciolo infame
ma è sol buco in catrame¹.
Mentre cerco equilibrio
agitando le braccia
penso a quanto ludibrio
possa dar la mia faccia,
questo cuore in squilibrio
nell'elettrica traccia²
come nei sentimenti
ispiranti lamenti.
Continuo andando avanti
sotto il cielo più grigio
coi pensieri infestanti
ma alla conta assai ligio
dei miei passi mancanti,
quotidiano litigio
in cui sempre ha la meglio
la bilancia al risveglio³.
Nel frattempo annerisce
e borbotta anche un tuono
che potente asserisce
con il suo cupo suono
che speranza sparisce
possa trovar del buono
in cui star riparato,
perché sono sfigato.
Piove, governo ladro!
Sono già ben bagnato;
terrò conto del quadro
quando all’urne chiamato
e con segno leggiadro
mi sarò vendicato.
Nel frattempo mi tocca
chiuder foglietto e bocca.
¹: tutto il mondo è paese: anche qui le strade sono adornate da buche in cui incespicare;
²: l’elettrocardiogramma riferisce la situazione di scompenso cardiaco;
³: sto effettuando la mia camminata quotidiana con numero minimo autoimposto di passi che oltre a tentare di mantenere attiva la circolazione delle zampe spererei aiutasse a tener sotto controllo lo straripamento del grasso, ma ogni mattina la bilancia mi dice che tale obiettivo è fallito; perché? Boh, se riesco a rientrare prima del diluvio faccio una sosta al bar e ci rifletto tra una pizzella ed un krapfen alla nutella.
06/01/2024
Immenso
Si staglia
Sull'orlo magico
Dell'universo
Dal suo sguardo
Penetrante
Traspare una luce
Ammaliante
Non posso fare a meno
Di contemplare le onde
Di eterea bellezza
Che accarezzano
Il volto
Della sua anima eccelsa
Il mio nome
E tutto ciò che sono
Scompare
In un solo istante
Tra le sue morbide labbra
A forma di cuore
Imperterrito e afflitto
Seguo i battiti
Di un'ingenua follia
Assorbendo sogni
Lungo la strada
Delle mere illusioni.
Colgo una rosa
sul precipizio del mio eco
ed un pianto d’infinito
arreda l’anima
d’un solstizio senza te.
Ora che il predicato dei giorni
annega in un raggio di sole
abbandono anche lo sguardo
in questa pinacoteca d’orizzonte
a riassumere silenzi
sul petto delle mie illusioni.






