Cucimi addosso il cielo
in questo bacio lasciato a metà
nei nostri fragili pensieri
e poi regalami ancora te,
un quaderno di stelle
sdraiato in una mano,
il battito impreciso del mondo,
un apostrofo di cuore acceso.
Sei matita d’aurore sulla pelle,
carezza di una sera senza testo,
ed allora regalami ancora te,
sfioro i petali della tua anima
e negli sguardi senza luna
avrò ancora il tuo destino
impigliato nei miei sensi.
Regalami ancora te
in ogni briciola d’eterno.
Forse è la tastiera
i forse sono stronzo
O forse è iniziato l'anno
O forse siamo già a metà
Diagnosi di malattie
che son risate o verità
Forse si concentrano in blocco
tutte le mangiate
Non so se sia più il cocco bello o bello il cocco
nella cronologia delle cagate
Forse dovrei farmi eroe di un secondo
e calcolare in metri il tempo
In un istante sindaco del mondo
Ma mi godo questo blocco
In fondo non c'è mai niente da dire
Forse nel come forse nel dove
Forse nello sfogarsi per poi farne scuse
Forse nelle impressioni nelle cose
Fra due legni marci un'amaca
e quell'amica che l'amico bello lo caca
In fondo è solo questione di un tuffo dall'alto
Dello sfidare il proprio retaggio:
sfondare una lastra di ghiaccio
e poi farsi da parte per chiamarlo Maggio
Soffrirei quanto l'inferno
A volte basta sfiorarlo
Un dolce pensiero
Per rimanere legati
A dei tormenti senza fine
Confondendo il giorno
Con la notte
Il freddo dell'anima
Con i piccoli brividi
Fino a ridurre
Una mera esistenza
A un unico
Inesorabile desiderio
Che può placarsi soltanto
Nel calore delle tue labbra.
Ad entrar in casa è molto attento,
Posa le sue cose in modo garbato,
Su quello che deve far è concentrato.
Saluta con cordialità il suo paziente,
Ruba una battuta assai sorridente,
Poi si mette all'opera alacremente,
Non vuole far aspettare tutta la gente.
Armoniosi e delicati i suoi movimenti,
Gli occhi si abbandonano lenti lenti,
Le sue mani paion artigiani sapienti,
Sui muscoli provati e assai dolenti.
Scorre così un'ora di terapia,
Con l'illusion di vincer la malattia,
Ma essa ha come alleata la morte,
Che di ognun sarà ahimè la sorte.
girasole ardente,
che nel campo dorato
ergi lo sguardo,
tu segui l'astro diurno,
sempre presente,
come amante fedele,
dal cuore gagliardo.
In te si specchia
l'essenza del sole,
con petali che sfidano
l'azzurro cielo,
un disco d'oro
che al vento si duole,
ma resta saldo,
fiero e senza velo!
Tu danzi con grazia
tra spighe e folate distratte,
un faro di luce
in terra radicato,
il tuo calore
è un eterno momento,
che riscalda i cuori
dal gelo lasciato.
La tua corolla,
un mosaico vivente,
di raggi e olezzi,
splendore fluente,
nel tuo abbraccio,
il sole è innamorato,
e il tuo amore per lui
è incandescente.
Oh, mio girasole,
emblema di vita
e speranza,
nel tuo volto si legge
una silente danza,
di giorni che passano
in una lenta che avanza,
ma la tua fiamma non conosce stanchezza o giammai stanca!
Così resti, colosso tra i fiori,
tu simbolo di forza
e di ardenti passioni,
che nei campi risuona
di mille sfumature,
e nel cuore semini
eterni splendori.
E ancora lasciami sostare
tra le tue onde a sognare,
nel tuo mare d'oro,
il tuo ricordo nel mio cuore.
Lo sappiamo bene tu ed io
cosa ci accade quando viene sera,
quando mi stringi forte ed io ti stringo,
quando l’affetto può più dell’amore
e la dolcezza ci dipinge gli occhi.
.
Sono sicuro
che mentre m’addormento
sto sorridendo vivendo quel momento
in cui mi abbraccerai e io ti abbraccio.
.
Abner Rossi.
31 maggio 2024.
Stracci di luce
sposano la sua corolla,
una coccinella lo corteggia,
si abbottona bella e minuta
alla curva della sua foglia.
Ed eccolo il girasole,
sembra una tenera altalena
che oscilla dolce nel vento,
uno spartito di luna
perduto a mezzogiorno,
un fazzoletto di sole
caduto nell’infinito del cielo,
un poeta all’orizzonte
immerso nel cuore di un sogno.
Scende dolcemente
Attraversando un manto
Di luminose stelle
Leggiadri universi senza fine
Ruotano tumultuosamente
Intorno a un astro onnisciente
Si dipanano astrusi conflitti
La libertà dell'anima riemerge
Dalle rovine della mente
È la vita priva dei confini
Che conducono all'amarezza
Il primo passo verso la salvezza.
Stese al suolo
dimenticate tra i sassi
in bocca dentali
fra le mani digitali
misurano i consumi
se sono ecologiche
illuminano una voce
quando sono vocali
importante l’impronta
impressa sulla luna
nell’onda affoga esile
l’impronta di un esule.
E’ triste anche il tramonto
in questo grigio capoverso
del mio cuore disabitato,
vedova è la notte
del roseto dei tuoi sguardi,
triste è questo avanzo di luna
con cui cenavamo stretti
in un petalo di primavera,
triste è l’inutile segreto sul tempo
sull’abito della mia vuota solitudine.
È triste anche il tramonto
ora che le botteghe del cielo
han perduto anche le ultime stelle,
ora che il tuo nome sulla mia bocca
siede ormai lontano da noi,
è triste questo fiore appassito
che un tempo era il nostro amore.
Il Sapiens Sapiens crede d'esser furbo
intelligente più d'ogni altra belva
perché nel suo cervello ha messo il turbo
da quando abbandonato ha la sua selva.
Il Sapiens Sapiens sa comunicare
con gesti, sguardi, voce e con strumenti
ch’è stato in grado di rëalizzare
per proferir comandi o sentimenti.
Il Sapiens Sapiens sa vivere in gruppo
organizzando al meglio i propri membri
per ottener fortissimo sviluppo
di modo che la vita meglio sembri.
Il Sapiens Sapiens è tanto geniale
d’aver creato tanti bei diritti:
civil penale ed internazionale
che possano evitar brutti conflitti.
Qualcosa forse intanto gli è sfuggito
nel suo legiferare e vigilare
o forse non ancora ha ben capito
che non s’evolve con il guerreggiare.
Non ha capito pure che i primati¹
non sopravvivon se non c’è più vita
perché tutti gli ambienti son guastati
e biodiversità sarà sparita.
Il Sapiens Sapiens forse è proprio fesso:
con tutto quel cervello sviluppato
ma fatto scivolare giù nel cesso…
magnifica occasione abbiam sprecato!
¹: il nostro ordine all’interno della classe dei mammiferi: praticamente le scimmie.
11/02/2024
all'ombra di ogni giorno
che commuove sassi senza parole
e lacrime senza respiro.
Sei sempre nelle mie braccia,
vuote come un pozzo senza cuore,
oh, eterei aliti d'amore mai eclissati,
dove sei adesso senza me?
Sei sempre tra le mie braccia,
assente, espressione infante,
nei tuoi giorni di fiori di maggio,
nella tua croce in libertà,
verso il terso cielo senza nembi!
Sei sempre nel mio cuore,
culla di emozioni mai sopite,
al gelo in note dolenti nella nenia,
sempre dispiegata ai raggi di luna.
Sempre, resterai per l'eternità
nelle mie nude e forti braccia,
nei brividi che avvolgono l'anima
quando guardo la tua immagine sbiadita sfumare via
nel tempo dei singulti,
senza colorati palpiti di gioia.
Sei nelle mie braccia,
ad avvincermi che da lì
non sentirai mai più freddo,
non più di quel che sento io
ogni qual volta i miei occhi
non si fondono coi tuoi,
gemme di vita rubata
per mano di antico fato inclemente,
senza veli di compassione,
per me che son solo
la tua tribolata dolce mamma,
e per te che sei l'amore della mia vita.






