Quartine di settenari a rime alternate.
Io respiro per te
però tu non ci sei,
non c’è neanche un perché
se sei negli occhi miei.
Una dolce ossessione
questo sogno d’amore…
una triste ossessione
mentre fuggono l’ore.
Son malato di te
e non ho medicine:
batterai dentro me
temo fino alla fine.
05/04/2026
è da lì che tutto comincia,
anche quando ti sembra di non bastare.
Viaggi nel mondo e dentro di te,
con il cuore che non sta fermo
e l’anima in attesa di un sole
capace di sciogliere la solitudine.
A volte le lacrime scendono
come sogni in fuga,
ma sanno anche nutrire la terra
della tua sensibilità.
Ci vorrebbe un abbraccio
che non lasci indietro nulla,
un amore a piedi nudi
che non ferisca mentre cammina.
E poi ti chiedi cos’è la bellezza,
finché non la vedi accadere
in un volto, in un gesto,
in quella luce che non chiede spiegazioni.
L’amore non si cerca,
non si trattiene.
Accade, resta,
oppure svanisce.
Ma quando arriva
riempie gli occhi,
apre porte,
e tu gli vai incontro
senza paura di tremare.
detiene un core colmo di purezza.
Una lotta col mondo, il diavolo, la carne.
Sganciato
dall'attaccamento
ai beni materiali;
incentrato
sulla contemplazione e preghiera.
La forza del candore
è fonte di vittoria superba.
Il corpo
miscuglio di fango e polvere,
è sopraffatto
da anima
bianca e immortale
di come non siano polline i pappi di pioppo
Non ho altro da dire,
lo so stasera sono di troppo
Su questo pontile
che non sarà mai né neve né estate
Che per contratto sarà sempre l'imbrunire
nei ricordi assurdi di risate mancate
Ormai non so più contare
i metri da un ladro o i centimetri dalla luna
Tu che sei stratega di stato
dovresti vendermi il peso equivalente di una piuma
Che sia il vuoto oppure un abisso
non ha così tanto senso neppure la sua composizione
Abbiamo mangiato un hamburger, lo stesso
Così riflessi da finire perfino in televisione
Domani la puliamo
la promessa di pulire questa stamberga
Siamo una strage in un vecchio italiano
Un finale alternativo per quello di Superga
Comunque il mare
non lo vedevamo da anni,
forse da prima di amici, forse degli sbagli
Grazie, scemo, per il telecomando:
ora giro sul film della tua vita.
Vai, e rendimi codardo!
Tagliano le note della notte
incidendo il vinile dei miei perché
sono la puntina che suona se stesso
ho tatuaggi stonati al mio interno
percuoto la pelle tirata è secca <non rimbomba>
salto nelle pozze del mattino
si propagano variazioni di me in vibrazioni di voi
colpisco l'aria solida con soffi corti mi-fa-do-lore
apro le braccia accordo la schiena per la fine del suono
giro in 33 giri seguendo quel solco
tutto qui è musica il dolore è l'artista nella strada
io solo la puntina scordata.
di dieci esistenze intrecciate,
od odiarti in un solo battito
capace di piegare il tempo.
Eppure amo ciò che vive nell’ombra,
il silenzio che vibra come un pianeta lontano,
il profumo della pelle
che disegna mappe segrete,
i sentieri del desiderio
che non conoscono confini.
Eppure cammino in foreste che non esistono,
tra spiagge senza memoria,
raccogliendo emozioni consumate
come reliquie cadute
in stagni di felicità antiche
e nostalgie appena nate.
E ancora mi sorprende l’amore,
quando apre il cielo come una ferita di luce
e lascia scorrere
il sangue giovane dell’eterno.
Sonetto in endecasillabi a maiore di ritmo giambico (nel senso che li ho accentati in 3ª, 6ª e 10ª, forse sarebbe più corretto chiamarli “endecasillabi a maiore di terza” ma “giambici” suona più simpatico), rime ABBA ABBA CDC DCD con le B sdrucciole.
Le mie scelte m’han fatto tutt’intorno
quella che vien chiamata rasa tabula;
non vorrei si pensasse che son rabula¹
nel narrare che sono disadorno²:
son cosciente di non valere un corno,
la mia vita non è da bella fabula³
con il cuore che in petto mogio stabula⁴,
perde colpi attendendo fine giorno…
Mi ritengo sia marcio sia tarlato
ma non so quale sia quel cassonetto
per la mia consistenza più indicato.
Non so dove gettarmi, sì, l’ammetto;
forse perso in un campo abbandonato
o tirando sciacquone al gabinetto.
¹: avvocato da strapazzo;
²: non ho mezzi;
³: favola;
⁴: stalla, resta in un recinto.
02/04/2026
E cercami tra la folla di pensieri
Di ieri, di oggi, di domani,
i sani sono altri, queste mani
che scrivono male, sinceri
slanci verso ciò che sarà
ma la libertà divide i mari
da ogni cielo, con una metà
sul lato della speranza
e l’altra su quello della tristezza.
E ho immaginato una carezza
Al sapore di more, un amore
In fasce, un dolore che non spezza
Ma unisce, strisce di colore
Sulle pareti dell’aorta e una scorta
Di luci per la notte ingrata,
e ogni rata del fato che riporta
ancora alla data di partenza.
Spengo ogni lume nella stanza
E tengo le tue labbra in evidenza.
Ed ascolto la tua voce in loop,
ancora mi scandisci a tempo
di rock, con un violino pop
in sottofondo. E quel lampo
che buca la memoria è l’esempio
di come il cuore resti il tempio
dell’accordo e del contrasto
divisi solo da ogni verso
sordo alla purezza e dal tasto
di reset alla danza dell’universo.
Capovolti i barconi in mare
sconvolti gli umani sulla terra
coinvolti da esseri disumani,
disperate mani sui volti
travolti dai sospiri di un mandorlo in fiore
rivolti con lo sguardo su magici sentieri
avvolti dal volo di un avvoltoio assonnato,
su volti stravolti germogliano sorrisi
voltiamo zolle di terra in giardino,
disinvolti lupi percorrono boschi,
un involtino annuncia primavera,
beffardi volti, ritratti del tempo.
ascoltando
quel languore salire
e scatenare mille effluvi
dal ventre
fino al centro del cuore.
Brividi
ineguagliabili
scorrono sotto pelle
scuotendone
ogni centimetro del corpo
per insinuarsi
lungo la schiena
ed esplodere
nel più profondo dell’anima.
Sciolta ogni insicurezza
trovano spazio dolci fantasie
accompagnate da un’enfasi sognante
a trasportare all’unisono
due menti, due cuori, due corpi
nell’alcova dell’amore.





