C’è un non so che;
un trascinar sconnesso l’onde di conchiglie al bagnasciuga,
frantumandosi con grazia,
sfregandomi il cuore tra le tenebre.
C’è un non so che;
un subitaneo movimento del corpo tuo:
il tuo pallore nel buio crea dolci contrasti
che le pupille stentano a consumare,
impossibile negazione di te.
C’è un non so che
nel morir così giovane tra il consumato del mondo,
un’attrazione estrema a cui pochi resistono:
una digressione eterna dalla vita che ognuno conduce,
la follia nel credere di saper volare.
C’è un non so che,
e quel non so che
risplende tra gli sbuffi di un treno, ronzii di un aereo, ha un eco dentro di me:
quel languore che tende all’infinito, quel bisogno di stendere le braccia verso un eterno lontano lontano,
quella fermezza nel stringere un palmo dapprima sconosciuto, ora amore, ora casa e poi dolore.
Trame di storie da cucire,
parole da scrivere.
C’è un non so che,
che mi spinge a vivere.

Commenti
Bravo!
Un saluto da Ibla.