Era bella. No, ancor di più. Non ricordo bene. Mettiamoci d’accordo e diciamo “eccezionale”. Si eccezionale forse è l’aggettivo giusto…o no. Beh per uno studentello universitario, imbranato come me, al primo anno di studi e di problemi sessuologici, sicuramente, era eccezionale a dir poco. La conobbi nel posto meno indicato alla sua bellezza, vicino ai cassonetti dei rifiuti ! Nulla di strano per me, sfortunato per natura. Si, perché, quando si parla d’incontri, in tutte le narrazioni si sente di cieli azzurri, notti stellate, orizzonti fantastici, albe dorate e tramonti romantici, e invece a me capitò presso i cassonetti ! E solo perché, dovendo fare il cavaliere, mi offersi di vuotare le sue buste di spazzatura, non prima che una di esse, si aprisse e versasse il suo contenuto su una delle mie scarpe. Pazienza. Lei rise divertita, fu con quell’episodio che mi acquistai la sua simpatia. Mi disse in seguito che vedermi scalciare per eliminare la spazzatura dal mio piede le ricordò la festa di Pamplona dove i tori circolano tra la gente scalciando e tirando cornate. Non ho mai capito l’accostamento alle cornate, però di calci, in effetti….. Poi, successe un fatto che non vi racconto per non tediarvi, e lei, impaurita, si strinse a me, io le cinsi le spalle con le mie braccia e…la tenni per qualche interminabile minuto aderente al mio corpo. Così come avevo fatto ai tempi della prima comunione con una cuginetta impaurita da un sorcio ! Voglio dire, non fu la stessa cosa, a dire il vero, c’erano differenze sostanziali, era solo per rendere l’idea che non ci avevo speculato, in quella situazione.

Oddio sentivo un certo sommovimento alla bocca dello stomaco, ma quella sera avevo mangiato pesante. Quello che mi resta difficile dimenticare è proprio il contatto in se. La morbidezza di quel corpo, la sinuosità, le protuberanze che premevano contro i miei addominali. Quando la lasciai per rientrare a casa mia, puzzavo…odoravo del suo profumo, intenso, sensuale, sicuramente inadatto sull’abbigliamento di un uomo. In più dovetti dar conto agli amici che condividevano l’appartamento con me, sia della puzza che proveniva dalla mia scarpa che del profumo che proveniva dai miei abiti. Inoltre, vista la nomea di sfigato che mi portavo dietro, nulla valsero le mie asserzioni di aver passato i minuti precedenti accanto a una donna…spettacolare. Ma se ne sarebbero accorti da li a poco. Infatti, nel pomeriggio successivo, Geraldine, si,così si chiamava la ragazza, di origini francesi ma nata a Genova, fece trillare il campanello di casa e chi aprì se la trovò davanti, in tutto il suo fulgore. Cercava di me e sarebbe rimasta per ore davanti la porta se io non l’avessi sentita pronunciare quelle parole, perché l’amico che aveva aperto era rimasto incollato al battente della porta, inebetito. Era venuta a chiedermi di passare un po’ di tempo con lei. Nel frattempo, attirati dal timbro femminile, squillante della voce della ragazza, erano arrivati i rimanenti due residenti nell’appartamento e tutti erano li, di fronte a noi ad osservarci, se per osservarci intendiamo che guardavano lei, sbavando. E rischiai un accoltellamento allorquando risposi negativamente alla sua richiesta, causa studio. Il più caro fra loro, stratega nelle situazioni più intricate, stabilì immediatamente un piano senza che io potessi replicare. Sarei dovuto uscire con lei e proporle una seratina in cui lei avrebbe dovuto portare un’amica. Finalmente, un pomeriggio uscii con lei. Andammo al parco e sedemmo su un prato verde, complice una primavera incipiente. Mentre parlava, raccontandomi della sua vita con molti particolari, da cui si sarebbe potuta astenere, tirò su la gonna, già corta di per se, lasciando scoperte le gambe. Che spettacolo, ragazzi ! Il risultato fu che, attorno a noi cominciarono a ronzare tanti “mosconi” cui non sapevo dare torto. In più volle mostrarmi il posto dove aveva preso una botta poco prima che uscisse di casa e che si trovava all’altezza dell’elastico degli slip. Fui costretto a coprirla immediatamente, la mia pressione cresceva in fretta ma , a causa della mia stranezza, non mi impediva d’essere lucido. La verità era che, tra noi due, sapevo che prima o poi sarebbe successo, era troppo attraente per uno come me. Prima o poi, la belva che si nascondeva in me, dopo anni di astinenza coatta, si sarebbe scatenata. Fu allora che appresi che, di professione, faceva la mannequin, l’indossatrice. Non poteva essere altrimenti, troppo bello il suo corpo, le sue movenze. Restammo li, lei a parlare ed io a cercare di evitare di guardare quelle gambe perfette, poste sotto i miei occhi e il io naso. Concludemmo col fissare l’appuntamento per una seratina tutta nostra e lei si mostrò en contenta di portare un’amica per il mio amico al sabato successivo. Anche se avesse dovuto lavorare, sarebbe bastato che fossimo passati a prenderle per le 22,00 al posto di lavoro. Detto, fatto. Alle 22 del sabato successivo, il mio amico ed io eravamo nella sala dove lei aveva sfilato. Mi vide e m i raggiunse, trafelata, mi prese per mano e mi portò verso i camerini. Che bambola, pensai, che voglia un piccolo anticipo ! Invece esordì dicendomi che avremmo dovuto fare a meno della nostra seratina perché era arrivato il suo fidanzato. Un fidanzato, c’è pure un fidanzato ! Non me ne aveva parlato mai ! Ma allora perché ostinarsi ad uscire con me ? Me lo disse in tono ansioso, forse che era già li ? Mi guardai attorno in cerca, quasi, di una via di scampo che lei stessa mi offrì pregandomi di entrare in un camerino non prima di aver detto poche parole all’amica che l’occupava. Quando entrai, salutai ed in primis non vidi nessuno, poi rimasi sbalordito, e dico poco, l’amica di Geraldine era davanti allo specchio di una piccola toilette per il trucco, e fin qui, niente da dire, ma che fosse completamente nuda era pure una certezza ! Mi venne incontro, mi salutò con due caldi baci e mi pregò di accomodarmi su una poltroncina rossa nell’attesa che lei fosse pronta. Da quel momento io non sollevai più la testa, mentre lei ridacchiava divertita. Che situazione ! Cercai in tutti i modi di tirar giù il maglione, di abbottonare il giaccone per non mostrare le mie di…protuberanze, ma non credo di esserci riuscito bene. Alla fine, quando finalmente si rivestì tra un sogghigno e uno sguardo sardonico, uscimmo e mi accompagnò all’uscita dove mi lasciò dandomi un bacio al fulmicotone, dopo avermi abbracciato, stile anaconda. Il mio amico mi osservava trasecolato, ma anche lui era andato in tilt, non riuscendo a capire come mai, io, che sarei dovuto uscire da la con Geraldine, ne uscissi, gratificato, con un’altra donna. Un fatto buono per le mie quotazioni come playboy, un po’ meno per la mia serenità. Rividi Geraldine giusto il tempo che desse qualche spiegazione alle mie curiosità, poi i nostri incontri si diradarono fino a terminare per inedia. Non mi feci più trovare da lei e, l’aver perso l’attenzione di sì bella ragazza, non mi costò più di tanto. Tranne una sera, in cui pensai che stavo tradendo le mie promesse. Mi telefonò dicendomi di stare male fisicamente, una scusa, pensai, ma ben architettata. Non potevo sottrarmi, però. Ci andai e la trovai a letto ma solo per una banale influenza in via di remissione. Mi sedetti sul bordo e le presi il polso. Questo mi mise in condizione di osservarla da vicino. Indossava un pigiama che non nascondeva nulla all’immaginazione, ma proprio nulla ! Mi sentii un po’ turbato da quella visione e m’imposi di mantenere un minimo d’aplomb. Lei se ne accorse e mi chiese di sdraiarmi accanto a lei, cosicché il mio aplomb finì nella spazzatura. Lottai dentro di me per evitare quella situazione, oh si che lottai e resistetti, oh si che resistetti…un paio di secondi ! Infine cedetti, mi sdraiai e mi rivolsi verso di lei, che nel frattempo si era già rivolta verso di me. Le nostre bocche erano, ora vicine ed io capii che stavo capitolando. Desiderio e passione si erano impossessate di me, delle mie strutture esterne, ma sentivo la mancanza di qualcosa che ancora mi tratteneva, che non mi faceva soddisfatto di quello che stavo per fare con quella meravigliosa creatura che era una macchina costruita, progettata per l’amore. Intanto le labbra si accostavano sempre più e lei si predispose ad accogliere le mie dischiudendo le sue. Momenti magici, ma proprio nel momento topico, accompagnato da un miagolio quasi indignato, dal poco spazio che ancora ci separava, fuoriuscì un gatto, un bell’esemplare di siamese inferocito. Era il gatto di Geraldine che ci aveva provocato quello spavento. Mi alzai visivamente spaurito e, quasi temessi potessero essercene altri, di gatti, dico, e sollevai le coperte. La sorpresa non fu di trovare la mia amica senza gli slip ma fu di trovare le lenzuola piene zeppe di peli di gatto. Ecco il fatto di essere stato uno sfigato, all’epoca, non comportava che avessi dimenticato il senso della pulizia inculcatami, dopo infinite battaglie, da mia madre. Per cui mi venne il voltastomaco per quello che stava per accadere e, senza dir niente, me ne andai e anche di corsa. Quella fu l’ultima volta che vidi la mia amica. E la vicenda finì li.

A me restò un dubbio, però. Che desiderio, passione, sono indispensabili in certe situazioni, ma che mancasse qualcosa è inevitabile. A me quel qualcosa non era chiaro. Lo scoprii in seguito, quando fui più maturo, mancava l’Amore ! ! !

 

 
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Commenti  

Vera Lezzi
+2 # Vera Lezzi 02-03-2016 11:43
Sei la persona più simpatica che io abbia mai conosciuto nella mia lunga vita...Inoltre, scrivi con una naturalezza straordinaria, divertentissima, senza paraventi moralistici e tuttavia capace di donare messaggi di VITA davvero eccezionali, soprattutto per una persona giovane come TE.
Mi hai talmente coinvolta, e anche edificata, soprattutto con quello stupendo finale, da spingermi, io che non amo la votazione e quindi mai adopero la colorazione delle stelline tranne in casi assolutamente eccezionali almeno per me, a colorarle tutte, immediatamente e con vera GIOIA.
GRAZIE di essere come sei, AMICO Bronson, vero Poeta anche quando scrivi racconti.
Vera
Sir Morris*
+1 # Sir Morris* 02-03-2016 16:53
Un racconto coinvolgente ed interessante sino e oltre la scoperta di ciò che mancava! Bravissimo!
Sara Cristofori
+1 # Sara Cristofori 02-03-2016 18:39
uno stile ironico e disincantato, molto divertente (pochi sanno ironizzare su loro stessi), complimenti! :)
Giò
+1 # Giò 02-03-2016 19:09
... Chi riesce a ridere di se stesso, e a non prendersi troppo sul serio, ha una grande forza oltre che
una grande intelligenza!... E poi sa che nella vita non sempre le cose sono così scontate...
Ottimo lavoro, pistolero, baci... ^.^
Rocco Michele LETTINI
+1 # Rocco Michele LETTINI 02-03-2016 20:02
L'IRONIA E' LA TUA ARMA VINCENTE... IN UNA SEMPRE RIFLESSIVA BATTAGLIA...
LIETA SERATA...
Silvana Montarello*
# Silvana Montarello* 04-03-2016 17:26
Concordo con Giò, nessuno riesce a ridere di se stesso, grazie di regalare le tue delizie a noi, ciao.

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