Finalmente mi venne servito il gelato che avevo richiesto.
La forma già mi lasciava pregustare il contenuto e mi sembrava quasi un atto sacrilego dover intaccare quella piccola montagnola di panna che sovrastava chissà quali altri dolci ingredienti.
Il cucchiaino si abbatté su di essa con la stessa forza distruttiva di una carica di dinamite per una casa che deve essere demolita: prendere a martellate il Davide di Donatello forse non sarebbe stata peggiore azione.
La panna perdette in un istante tutto il suo perfetto candore, lasciando però il suo gusto nel palato della mia bocca.
Era destinato ad essere distrutto il gelato, senza nessuna consapevolezza, senza nessun ricordo che sopra prima c'era quella montagnola di panna.
Dalla sua creazione alla sua scomparsa passarono pochi istanti, una vita più grama di quella di una farfalla.
La coppa di ferro che lo conteneva era però molto più squallida di un bruco, e riusciva a fare scempio di tanta perfezione.
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Profilo Autore: Giuseppe Trucchia  

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Dalla mia casa tra la frazione Ronchi e località Faletta mentre fumo l’ennesima sigaretta e mi ascolto masticare patatine, credo fino ad ora sia il terzo sacchetto, guardo dal  terrazzo il contadino che semina con l’autocertificazione sul cruscotto del trattore accanto a un panino con cipolle e formaggio nella schiscetta di metallo. Che qui chiamano baracchino.
Ecco fermarsi prima del guado una volante dei ghisa, da queste parti solo polizia locale. Il ragazzotto in divisa al terzo passo nell’appezzamento ha i mocassini pesanti per il fango della pioggerella dei giorni scorsi. Dopo qualche minuto se ne va inveendo, e l’uomo con la camicia a quadri impreca qualcosa tipo I campi non si coltivano da soli…
Oggi voglio raccontarvi una leggenda di questi luoghi. Solo qualche chilometro più in là verso il biellese e oltre le apparenze, sulle sponde del lago di Viverone nei pressi del lido di Anzasco quando sul lago soffia il forte vento della Valle d’Aosta si sentono i rintocchi delle campane dell’antica chiesetta sommersa del borgo di San Martino. Dal fondale le grida dei suoi abitanti colpevoli di non aver saputo dare ospitalità a un mendicante. Nelle notti di luna piena sulle rive una misteriosa dama del lago risparmiata dal giudizio divino fa sentire il suo pianto d’amore.
Il rumore dell’aria sui nodi tra i rami risulterà canto, tra sterpi meno spinosi. Il contadino ha imparato a lasciare chiuso l’ombrello. E condividere la pioggia e il sole col campo che lavora.  

Lago di Viverone - Wikipedia
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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Se chiederete a un bambino cos’è la paura, vi risponderà quasi senza indugio il buio. Nel buio c’è tutto quello che di avverso nella vita ti è accaduto. Grideresti se potessi perché sai di avercela fatta, ma il terrore che accada ancora ti lascia un sussurro senza voce… 
Lei ce l’ha fatta, lei… si chiama Andrea che significa coraggio.
Sua sorella nell’unica finestra ancora accesa della piccola clinica rilegge ancora una volta la cartella del paziente che domani si sottoporrà a un intervento di chirurgia bariatrica, Andrea saluta quella che dal basso le sembra un’ombra familiare con un timido cenno della mano. Conosce quell’uomo. Tutte le sere porta fuori il cane proprio quando  il sottopasso la conduce sul lato opposto della strada. Ma oggi non c’è all’appuntamento. La cuccia è vuota, e la porta rimasta aperta e la curiosità le mostrano lui con la barbetta unta dall’amalgama di burro, prosciutto crudo e salvia marinate nel vino bianco che punzecchia appagato nel piatto con la forchetta. Le si stringe il cuore, e un po’si arrabbia. Affretta il passo. Attraversa all’unica luce del semaforo lampeggiante e un odore sgradevole la fa tossire. E la porta a guardare un ragazzo più o meno come lei sui venticinque anni avvolto nella sciarpa sulla panchina. Ha lo sguardo perso oltre il sigaro, oltre la strada… come se un passo gentile gli pettinasse i pensieri. Per un attimo la guarda. Andrea sorride, forse di nostalgia. 
Qualche isolato prima un’auto nera parcheggiata le aveva fermato un groppo in gola. Non c’era conducente. Non c’era nessuno. Forse è proprio questo… stessa marca e modello di quell’amore che troppo presto l’aveva lasciata sola alla brevità del suo racconto. Asciuga una lacrima che non ha nemmeno più la forza di scendere mentre pensa che al lume nella casa dietro la ferrovia il suo poeta d’un tempo, forse, lascia che il mistero avvolga i suoi versi… un cortometraggio di mezz’ora, un percorso da fare a piedi, vite come ce ne sono tante. I suoi pensieri. Rincasa.
Nel buio c’è un mondo di cose spaventose, ma sono poi le stesse che ritroveremo alla luce del sole. 
Andrea spazzola i capelli candidi della nonna che si è assopita sulla poltrona, mentre il poeta avvicina i suoi pensieri alla fiamma del lume che mostra un cassetto accostato insieme ai ricordi chiusi dentro a una fotografia. 
Lei si sdraia vestita nel letto. Esausta dal doppio turno in fabbrica. Il suo bambino apre gli occhi al buio della lucina della notte… e si riaddormenta guardando la sua mamma.  

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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E’ bello guardare un pallone correre sul prato. Il profumo dell’erba appena tagliata ti pervade i sensi. E allora torni piccolo. Poi ragazzo, quelle sere di inizio primavera in auto con lei.
L’automobile. Alla pompa di benzina l’odore del gasolio mi entra nelle narici. Ogni mattina sto andando nonostante tutto al lavoro, anche se non capisco bene il perché. La mia non è una di quelle nobili professioni che in questi strani giorni risultano essere più necessarie che mai. A orario ridotto, certo. Poche ore, per la strada. C’è preoccupazione, l’età dei contagiati e degli ultimi che non ce l’hanno fatta è scesa tra i 48 anni e i 60. A casa ho tre figli, e fra non molto ne avrò 45.
Quel pallone da un po’ sta correndo sempre di più schiacciando l’erba sul prato, senza nonni a guardare. Qualcuno deve averlo tirato forse troppo forte. Ora ha un forellino quasi invisibile da cui fuoriesce impercettibile… come fosse un soffio quella che conoscevamo come aria. Ma non lo è.
Scrivete, e leggete. Videochiamate i vostri cari davanti ai giochi di società, che è la sola che ancora ci resta. E fate l’amore. Restate a casa.
Comunque
Oggi, anche oggi
Verrà.
Iscrizione
Della lapide.
19 marzo di questo fottutissimo 2020.
Vedete, non sempre riesco a essere poetico. Anche lui era un padre. 

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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- Forse non te ne accorgi, ma è la parte migliore di te che ti sta mangiando. A poco a poco, come una larva che crea gallerie in una foglia per vedere la luce; ma, quando la luce la vede, ci sono due opzioni: o non è pronta per diventare pupa mettendo in gioco la brodaglia di cui è composta, o le risorse sono finite. E comunque non è pronta...

- Facciamo un brindisi...

- Quell'alcool lo fa un lievito, mi segui? Ora, al lievito l'alcool fa palesemente schifo, lo riversa fuori dalla sua parete. Ma produrlo è l'unico modo che ha per ricavare un un minimo (e ripeto: un minimo) di energia quando gli manca l'ossigeno. È la stessa cosa che fai tu: cercare di sopravvivere quando quel granello di sabbia del mondo in cui vivi ti volta le spalle.

- Ma noi siamo filosofi, non ci manca niente e ci manca tutto. Possiamo passare al flusso di coscienza libera?

- Potremmo, ma in due non facciamo Joyce. Anzi, forse neanche Joyce è mai stato Joyce sul serio; o meglio, lo è stato ironicamente, mai per caso, ma mai sul serio.

- Vuoi dirmi che non potrò mai essere ciò che sono?

- No. O forse sì. Dipende da te. Scherzo, non dipende assolutamente da te. Dipende dal caso, tutto ciò che so è che dipende dal mondo in cui riderai a questo scherzo crudele.

- Insomma, sto mangiando la.mia parte migliore ma ho lo stomaco chiuso. Come te la spieghi?

- A volte si mangia per nausea, a volte si vomita per gola.

- E quindi qual è la soluzione?

- Eri bravo in matematica?

- Assolutamente no.

- Ecco, allora andrà tutto bene.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Avrei dovuto capirlo fin da che giocavo gattoni con il mio gattiger insieme al nostro supergattone Neve. Papà metteva il costume giallo-grigio con la scritta

C.F.S. da supereroe e alle prime luci 
usciva con un bacio e il passo lieve… per non svegliare me e la mamma, gatton gattoni fino al gatto delle nevi.

Lo seguiva Neve con agilità gattesca fin nel vialetto per guardarlo andare via. 
Poi rientrava dalla gattaiola. Un fragore come di saracinesca ci svegliò una

mattina… un trapestio, e da quel giorno non rientrò. 
Non sapemmo mai, ma il rigattiere in fondo alla strada giù all’angolo con Piazzetta Gattamelata

non mostrò più da allora in vetrina la sua preziosa mazzagatto sabauda a due canne.

Stavamo in alloggio da un ex gendarme al servizio di un magistrato, finito in gattabuia, un bugigattolo, ma poi papà fu trasferito tra Gattinara e Gattico.

E mi regalò gatto Mammone, spaventoso! Perché spelacchiato e monocolo, ma un gattino tanto dolce da render gattofilo anche il più elurofobico acrimonioso.

Qui abitavamo in una vecchia casa vicino a un prato di gattaie… quanti calci al pallone e pisolini all’ombra del grande gattice. E quanti tamagotchi ho fatto

morire con i miei modi adagini… 
Stavamo proprio bene, ma poi un giorno il capogatto di mamma! E la lunga degenza in ospedale. Anche lei non è più

rientrata. 
A papà offrirono il distaccamento a Lampedusa come ufficiale. Mi piacevano sia i gattinaresi che i gatticesi, così restai in vicolo Gatto.

Anche perché m’ero fatto degli amici e andavo al liceo “Giuseppe Tomasi”. Poi conobbi la tua mamma in ferie a Gatteo Mare, e vi piantammo radici.

Gatto Mammone si trasferì dal nonno perché lei soffriva di ailurofobia. Ma era anche una gattamorta, e una notte aggattonando ci lasciò da soli…

Ma oramai siamo gatteesi tu ed io. Ricordo ancora quegli occhi color laguna da gatta ci cova quando vide l’occhio di gatto col suo gatteggiamento, che le

donai. 
Ma tanto va la gatta al lardo che il mattino dopo non trovai più le sue cose. Avrei dovuto intuire, come ogni bagatto anche se solo degli arcani minori

del destino, che soffriva di gattipardismo, 
oppure no... dal primo giorno.

Dal long playng di Gatto Panceri nel giradischi alle hit parade 
di Oscar su musicassetta nel walkman.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Tra i corridoi, vari volti mi guardano e mi comunicano varie emozioni.
Tristezza per lo più e sconforto, solitudine.
Il ticchettio dell' orologio da parete, fa scorrere il tempo lento.
Lo percepisco io, da persona esterna alla struttura.
Sono al secondo piano del Rsa, a trovare la mia nonna che ha rotto il femore, alcune settimane fa.
Tante persone nella sala, sono sedute ad aspettare la cena.
Hanno accanto infermieri e addetti all'assistenza.
Sono solo le 17 e stanno già preparando il tavolo per cenare.
Gli infermieri controllano il diabete, gli danno le medicine che devono prendere.
Qualcuno sorseggia un po' di acqua e inganna l'attesa guardando una piccola televisione con volume basso.
Ci sono una quindicina di persone in un tavolo rotondo e tutte si guardano tra loro.
Sono annoiati dalla solita routine, letto, bagno, mangiare e di nuovo camera.
Qualcuno mi chiede chi sono e io gli rispondo, iniziando così a farmi conoscere e a conoscere un po' di loro.
Il loro nome, gli anni, la loro storia.
Mi commuovo dentro e mando via le lacrime.
Tante persone aspettano i parenti e non sanno se verranno oggi o domani.
È dura essere li per tanti che vorrebbero essere a casa con la propria famiglia.
A volte le condizioni non lo permettono e allora li mettono nel Rsa o in casa di riposo.
Basta dare un poco di sé, dire due parole e vedi già i loro volti colorarsi di vita, di sole, di speranza.
Ed è questo che è importante, dare un po' di calore.
Rendiamo così migliore la giornata di qualcuno, ne sarà felice.
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Profilo Autore: Passione infinita  

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Difficile capire i propri sentimenti reali,

amore e gelosia si intrecciano indissolubilmente. 

La perdita della persona amata aiuta a fare chiarezza,

beffardamente,

lasciando mari di rimpianti,
sensi di colpa;

neii quali dibattersi,

disperatamente,

cercando appigli,

di qualsiasi genere,

per sopravvivere,

Alle onde,

della solitudine.

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Profilo Autore: Aspera  

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MODO ANTICO
Così si scriveva molti anni fa, in un rigoroso foglio bianco, con penna stilografica con qualche cancellatura qua e là, perché ti accorgevi ti aver sbagliato il tempo di un verbo.

Ogni giorno che passa sento nostalgia della tua dolcezza; del tuo sorriso quando mi guardi. Mi mancano i tuoi occhi profondi, sinceri e vertiginosi come la tua bocca; le tue labbra lisce, calde e fredde, passionali e delicate.
Mi mancano i tuoi capelli e le loro trasformazioni, la tua fronte. Mi manca il tuo sudore, il tuo odore, il tuo profumo, il profumo del tuo collo.
Mi mancano le cose semplici di te.
Mi manca il tuo respiro ed ogni tuo sospiro mentre ti accarezzo e ti bacio. Mi mancano i tuoi baci, dolci, provocanti; senza dimenticare la tua lingua. Mi manca quando vinci, quando perdi, quando esulti e quando ti demoralizzi. Quante cose mi mancano di te, sembrano tante però mi ero e mi sono sbagliato:
mi manchi solo tu…
Il mio volerti, desiderarti, sembra uno strano girotondo e un ballo eterno.
Mi svuoti, mi rubi l’anima. L’aria fresca della sera, invade i miei capelli, il profumo della tua pelle, scuote ancora i miei vestiti, che talvolta accarezzo, per sentirti ancora qua.
Ciao amore mio

MODO MODERNO

Scrivi su di uno schermo ed invii, molte volte dimentichi pure di salvarla, la busta non profuma di te, perché non c’è.

Ciao stronza
Volevo dirti che ho comprato l’ultimo modello dei cellulari della SAMSUNG ( scritto così evidenzia l’importanza dell’acquisto)
è figo fa le foto ed i selfie.
ieri sera sono stato con i miei amici : Stroncapettini, Pettinagrilli e quel puttaniere di Rodolfo a bere al pubbe ci siamo fatti 5 birre per uno che goduta tutti briai Pettinagrilli a pure vomitato sul marciapiede di fronte
( va a capo perché non sa mettere la punteggiatura e non sa usare le h )
poi siamo andati Ha casa mia a sentire la musica
cera qual rompicoglioni del mi babbo ma gli ho detto di andare affanculo
HA università non O dato nemmeno un esame mimporta un accidente basta bere la sera e son contento
te bella come stai? Avrei proprio voglia di scoparti quando vieni su da me ?
perché io da te non posso venire mica posso lasciare gli amici sennò che figura ci faccio vanno a dire che sono innamorato
a proposito ho ( ok un h giusta ) comprato i jeans la taglia 58 io che porto la 48, vedessi belli
ora si che sono elegante e con le stringhe delle scarpe O impiccato 4 lucertole, O fatto anche le foto con il SAMSUNG
forse domani ti telefono, se mi basta la ricarica, perché prima chiamo quei ragazzi, per fissare per domani sera andiamo a bere.
Ciao il tuo amore

Ed io aggiungo ( amore si fa per dire )

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Profilo Autore: Gieffepi  

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Non ricordo di preciso quando ti conobbi, 

sicuramente molto tempo fa, 

da pensare addirittura che ci sei sempre stato.

La tua presenza ha condizionato pesantemente la mia esistenza,
i miei rapporti con le altre persone;

quante volte avrei voluto aprirmi agli altri, confessare il mio bisogno di amore 

di comprensione, 

e tu inflessibile mi dicevi che non era il caso, 

che avevo tutto ciò che serviva, 

che potevo e dovevo farcela da solo, senza mai spiegare  il motivo.

Ti ho odiato  per le difficoltà che mi hai creato,
fino a quando sono riuscito a sfuggire al tuo controllo; 

finalmente sono riuscito a parlare con gli altri delle mie difficoltà;

allora ho capito che preferisco farne a meno piuttosto venire giudicato debole o vittimista.

Avevi ragione, rimani sempre con me,
maledetto mio infinito Orgoglio 

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Profilo Autore: Aspera  

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