«Si aprono le porte,
forse un vecchio parco,
Alberi alti,
pini mediterranei»
Camminiamo.
Oltrepassiamo due enormi cancelli di ferro,
arrugginiti.
Proseguiamo in un circolo strano
e strano il tempo appare.
Quiete e silenzio
e continuiamo…
Ecco la fatica,
quasi impossibile continuare.
Sospinti,
spinti,
resisto e sento.
Potente è il Male,
tutto intorno è male
Il giardino di colui che non si chiama
mi sfida,
ride.
Resisto e sento,
sento tutta la forza del male,
ci attanaglia
no! Non aprire quella porta.
Io apro.
Sono quasi prigioniero
ma io sono già oltre dell'oltre,
figlio delle tenebre.
Posso sentirlo
disumano nella violenza.
Usciamo fuori
Ma…
Siamo ancora dentro.
Ora ho compreso,
mi trattieni.
Io quasi lo sfido
e ogni cosa pare quieta
nel giardino del Male.
Esso è e non è
Io solo posso assorbire il suo furore.
Tre sono i percorsi nel cerchio.
Siamo fuori.
Dentro seppur fuori
ma come s'esce da questo posto?
Un libro bianco nelle mie mani.
Egli che è il male ci spinge.
Quasi voliamo,
io canto ripetendo alcune parole.
S'aprono le porte
e siamo fuori!
Un uomo in tunica nera chiede qualcosa.
Gli dico di non entrare.
La mia mente apre i cancelli di ferro,
il vento del male alita tempesta.
Io so.
Conosco.
Provo su di me
ma io sono figlio delle tenebre.
Non umano tra umani.
Tu non farlo ti prego,
non irridere il Male,
egli ghermisce gli stolti
e si ciba di loro.
Ah se potessero provare
Ciò che io provo.
Non lo chiamare mai,
ti prego ne resteresti sconvolto.
«È sera inoltrata,
sono distrutto.
Il buio mi avvolge,
percepisco l'alito del male
ancora un po'.
S'affievolisce sempre più.
Il silenzio è intorno.
le auto passano fuori sulla statale.
L'aria è quieta,
il semaforo lampeggia sul giallo.
Rientro in me.
Sono vecchio per queste battaglie.
Cerco un altro sonno,
una notte mi abbraccia.
Un'altra lo farà,
questo il mio destino»
forse un vecchio parco,
Alberi alti,
pini mediterranei»
Camminiamo.
Oltrepassiamo due enormi cancelli di ferro,
arrugginiti.
Proseguiamo in un circolo strano
e strano il tempo appare.
Quiete e silenzio
e continuiamo…
Ecco la fatica,
quasi impossibile continuare.
Sospinti,
spinti,
resisto e sento.
Potente è il Male,
tutto intorno è male
Il giardino di colui che non si chiama
mi sfida,
ride.
Resisto e sento,
sento tutta la forza del male,
ci attanaglia
no! Non aprire quella porta.
Io apro.
Sono quasi prigioniero
ma io sono già oltre dell'oltre,
figlio delle tenebre.
Posso sentirlo
disumano nella violenza.
Usciamo fuori
Ma…
Siamo ancora dentro.
Ora ho compreso,
mi trattieni.
Io quasi lo sfido
e ogni cosa pare quieta
nel giardino del Male.
Esso è e non è
Io solo posso assorbire il suo furore.
Tre sono i percorsi nel cerchio.
Siamo fuori.
Dentro seppur fuori
ma come s'esce da questo posto?
Un libro bianco nelle mie mani.
Egli che è il male ci spinge.
Quasi voliamo,
io canto ripetendo alcune parole.
S'aprono le porte
e siamo fuori!
Un uomo in tunica nera chiede qualcosa.
Gli dico di non entrare.
La mia mente apre i cancelli di ferro,
il vento del male alita tempesta.
Io so.
Conosco.
Provo su di me
ma io sono figlio delle tenebre.
Non umano tra umani.
Tu non farlo ti prego,
non irridere il Male,
egli ghermisce gli stolti
e si ciba di loro.
Ah se potessero provare
Ciò che io provo.
Non lo chiamare mai,
ti prego ne resteresti sconvolto.
«È sera inoltrata,
sono distrutto.
Il buio mi avvolge,
percepisco l'alito del male
ancora un po'.
S'affievolisce sempre più.
Il silenzio è intorno.
le auto passano fuori sulla statale.
L'aria è quieta,
il semaforo lampeggia sul giallo.
Rientro in me.
Sono vecchio per queste battaglie.
Cerco un altro sonno,
una notte mi abbraccia.
Un'altra lo farà,
questo il mio destino»

Commenti
Bellissima lirica con metafore importanti e vere!
Molto bravo!
Un saluto da Ibla.