"Poiché Dio è l'universo delle cose, nessun nome gli è proprio, giacché o bisognerebbe che Dio fosse chiamato con tutti i nomi o che tutte le cose fossero chiamate con il suo nome".
(Ermete il tre volte grandissimo)
Chi mi accompagnerà nell’oltretomba
per condurmi a quelli che non muoiono,
troverà che la mia fu disperata solitudine,
che se l’anima fu raccolta e sommessa
fu per ridare un senso alla parola:
perché la scrittura, davvero,
può essere magia.
Oltre a ciò, poi,
troverà soltanto
il senso dell’assenza,
il viaggio notturno del sole
verso un al di là che non ha fine,
e quel qualcosa che il linguaggio
non saprà mai esprimere:
il bisogno di risonanza,
la paura dell’attesa.
Ho cercato la guarigione
fra gli immutabili elementi del cosmo,
sotto le ali dell’ibis, sulle foglie del dattero,
nell’essenzialità dell’animo della carota;
finché ho capito che la vera poesia
è ripiegamento su se stessi,
e che l’illuminazione
è dotta ignoranza:
il lungo e buio
passaggio
verso la
morte

Commenti
charlie
La logica, appunto, quella lasciamola a chi sa fare della razionalità un sistema di vita... io non ci riesco!
charlie
charlie
Ermete, tris magisto, venerato come maestro di sapienza era un personaggio leggendario, dio della parola e messaggero di Zeus...ma soprattutto era il dio che rivelava la verità e mediatore tra gli uomini e gli dei...accompagnava i morti nel loro viaggio...ma Ermete venne usato anche nelle epoche moderne ritenendolo patrono dell'astrologia e dell'alchimia.
Nei tuoi versi hai tradotto in modo magistrale il senso del percorso di questo personaggio...per quanto riguarda il titolo...
lo interpreto come l'uso che nei secoli ne viene fatto....non parlo della carota ma dello stesso Ermete. Si può anche aggiungere il senso dell'uomo, le sue capacità, il suo acume, la sua paura che riguarda soprattutto la morte, le sue credenze, le sue superstizioni...inso mma sappiamo tutti cosa contiene un uomo.
Complimentissimi Charli!
Davvero grazie
Charlie