I ziti, nell’accezione popolare calabrese, sono i fidanzati. Questo termine non è ancorato ad un preciso momento della nostra condizione anagrafica ma spazia da quando due persone iniziano a viverla, a quando essi raggiungono l’ufficialità, per protrarsi a qualche anno dopo il matrimonio. Infatti, quando ci si reca ad un matrimonio, si usa dire “vado agli ziti”. Per quanto dolce sia questo stato, è necessario sempre raddoppiare la zeta iniziale, rafforzarla, insomma. Come dicevo, è uno dei periodi più belli di una coppia, quello della reciproca conoscenza, dell’innamoramento, dello scambio di reciproche effusioni, in un tempo ancora lontano dalle problematiche della vita di coppia e di quella giornaliera.

Ti ricordi, amore mio, quando toccò a noi ? Cominciai a corteggiarti per scommessa, si proprio per una scommessa. Me ne facesti pentire amaramente. M’innamorai di te e mi facesti sudare le proverbiali sette camicie per conquistarti. Eri un peperino a quei tempi ! E solo questo eri, perché, a tredici anni non eri né carne né pesce, non avevi gli attributi necessari per essere donna, giocavi a farla, ma ci sarebbe voluto ancora qualche anno per esserla veramente. Né io, dall’alto dei miei diciotto anni potevo aiutarti granché. Diciamo che stavamo giocando entrambi. Eppure, quel settembre caldo, che ci trovò ancora immersi fino alla cintola in un mare meraviglioso come il nostro, mi dicesti si ! Fu l’inizio di una cavalcata che dura da tanti anni. Eravamo ziti, finalmente. Non ufficiali, però. Passarono anni di alti e bassi,  sempre insieme o, almeno, nei periodi in cui io tornavo dall’università. Restammo insieme, da ziti o meglio, tra l’essere fidanzatini nascosti e ufficiali, per ben sedici anni, prima di convolare. All’inizio non fu semplice, ai tempi non ci si poteva incontrare spesso. I tuoi genitori ti impedivano di uscire e quando giunse loro all’orecchio che io ti stavo dietro, inasprirono questo provvedimento. In casa tua vigeva il matriarcato (come vige anche oggi…a casa mia, dove comandi tu !). Sembrava che tua madre me lo facesse apposta, ma non era così. Doveva farlo, in quei tempi bui. Poi, sotto sotto, permetteva che trovassi il modo per vederti, anche solo per qualche breve momento. Non si pensi che era il vecchio gioco delle mamme quando erano, invece contente ! Nooo…D’altra parte, io venivo da una famiglia agiata, in vista nel nostro entourage, frequentavo l’università, ero un ragazzo tranquillo, tranne quando salivo sulla mia Giulia, il secondo grande amore della mia vita. Solo in quello ero pericoloso, per il resto…ero un buon partito. Poi le cose migliorarono, col cambiar dei tempi. Potevamo farci vedere in pubblico, frequentarci, fare gite insieme…se c’era il parroco ! Tutto sommato, andava meglio, bisognava accontentarsi. Filava tutto meglio quando, con quella tua frase, mi inducesti a cadere nel tranello più vecchio del mondo.

·        Perché non vieni a cena a casa mia, domani sera, con la tua famiglia ?

·        Scherzi ? – ti risposi – A questa cena, ci sarebbe pure tua madre ?

·        …e mio padre !

·        Hai dimenticato le forze armate…

·        Paura ?

·        Chi io ? no, terrore !

Capii che mi stavi proponendo, in chiave moderna, la classica cena della richiesta. Se dicessi che accettai di buon grado direi una bugia. Fibrillai tutta la notte ! Al mattino successivo catechizzai i miei fratelli. Il più piccolo perché si comportasse bene a tavola. Il più grande, che avrebbe avuto un ruolo importante dovuto alla mancanza di mio padre che era scomparso, perché non mi sfottesse davanti a tutti. A mia madre non dissi niente, anzi la guardai negli occhi e vidi che era felice per me, tanto mi bastò. Così andammo alla cena. Io portavo il canonico mazzo di fiori. La porta fu aperta dalla stessa madre e dopo baci e abbracci con la mia e con i miei fratelli, mi porse la mano non senza aver cambiato lo sguardo dall’allegro al serioso. A scanso d’equivoci, le scagliai il mazzo di fiori che, nelle intenzioni, dovevano essere per te ed entrai in fretta.

Fummo, così, fidanzati ufficiali. Dopo qualche tempo convolammo a giuste nozze. Ancora, vivemmo, quei momenti di spensieratezza propri di quando eravamo ziti. Poi diventammo vecchi coniugi. Ora, non ti va più bene che fumi, ammorba l’aria, dici. Devo metter (mi vergogno a dirlo !) il bavaglione quando pranzo, altrimenti mi sporco, devo adorare la donna delle pulizie che svolge un compito encomiabile in casa, dopo il tuo. Devo usare il dopobarba che piace a te, indossare gli abiti che piacciono a te. Le pattine ancora no, ma ci manca poco. Che ci succede amore mio ? Eppure c’è una filastrocca, vera, sacrosanta, in dialetto, ti faccio anche la traduzione, se vuoi. Recita così :

T’arricordi quand’eramu ziti  ?                   Ti ricordi quando eravamo fidanzati ?

‘nda mangiavamu cicculati !                       Ne mangiavamo cioccolate !

E mo ca simu spusati                                    Ed ora che siamo sposati

Caci, pugna e vastunati !                            Calci, pugni e bastonate !

Non ti viene da domandarti : Chi ce l’ha fatto fare ? Scapoli, non si vive meglio ?

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Commenti  

Rocco Michele LETTINI
+1 # Rocco Michele LETTINI 24-07-2015 15:40
HAI ESTRAPOLATO TUTTA LA MERIDIONALITA' DEL CASO... TANTA MAESTRIA BRONSON E... TANTA PIACEVOLE LETTURA...
Giò*
+1 # Giò* 24-07-2015 17:09
...Ahahah... Mai sottovalutare una donna... "sesso debole! "...
Hai gradito l'inizio fiabesco? E mò goditi i cambiamenti degli anni.
Non pensare che in voi cambiamenti non ne avvengano, anzi!!...
Scapoli ma sempre insieme??!... Cosa cambierebbe: invecchiate lo stesso, no?... Come dici, pure noi?
Certo, pure noi, ma è l'insieme che può disturbare!!... ahahah ;-)
Ciao, Nì.... 8)
Maria Rosa Schiano
+1 # Maria Rosa Schiano 27-07-2015 01:24
Gustosissimo piccolo racconto del tuo trascorso familiare.
La storia dei piccoli e grandi dissapori in una coppia datata, è la normalità.
Purtroppo la quotidianità uccide l'amore,gli slanci e la
capacità di accettare le piccole manie dell'altro.
Né torto né ragione, solo...pazienza ...
nabrunindu
+1 # nabrunindu 28-07-2015 00:26
simpaticissimo! e simpaticissima la tua storia, che poi è di tutti. stamattina mentre al supermercato inseguivo le promozioni mi è passata davanti una ragazza con i pantaloncini da svenimento, ed ho pensato, che tristezza invecchiare!!!! ma è così.....la poesia ci resta, almeno lei...grande!!!

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