Molto tardi, il nostro fanciullo
si gira e si rigira nella coperta grigia,
egli ha il voltastomaco e scende,
coi ginocchi contro il tremulo ventre,
col le dita dei piedi contratte.
Si desta continuamente,
in ricordo un debole suono,
lo spasmo di fanciulle innamorate.
Era una verde radura dove cantava un ruscello
che appendeva ai suoi steli i suoi cenci lucenti.
La luna scendeva come luminoso sipario
sul silenzio campestre.
Dormiva di schiena distesa,
non si curava del tormento,
dei piedi nudi e leggeri,
della gelida sera.
Su lacrime buone un lieve sorriso.
La sera, i raggi di luna sbavavano sul soffice seno,
sulla bagnata rosea pelle,
sugli aggrovigliati capelli,
nel verde cantuccio riposavano gli amanti
e i loro nidi di baci.
Il nostro fanciullo, ancora desto,
allora si dava gran pena:
"Quanta bellezza espressa tutta in quel giovane viso! Fanciulla cara non aprire quegli occhi! Ti prego!".
Poi pianse, più di tutti i fanciulli del mondo.
Affogato nella notte sorda
e nella fuga della felicità.
si gira e si rigira nella coperta grigia,
egli ha il voltastomaco e scende,
coi ginocchi contro il tremulo ventre,
col le dita dei piedi contratte.
Si desta continuamente,
in ricordo un debole suono,
lo spasmo di fanciulle innamorate.
Era una verde radura dove cantava un ruscello
che appendeva ai suoi steli i suoi cenci lucenti.
La luna scendeva come luminoso sipario
sul silenzio campestre.
Dormiva di schiena distesa,
non si curava del tormento,
dei piedi nudi e leggeri,
della gelida sera.
Su lacrime buone un lieve sorriso.
La sera, i raggi di luna sbavavano sul soffice seno,
sulla bagnata rosea pelle,
sugli aggrovigliati capelli,
nel verde cantuccio riposavano gli amanti
e i loro nidi di baci.
Il nostro fanciullo, ancora desto,
allora si dava gran pena:
"Quanta bellezza espressa tutta in quel giovane viso! Fanciulla cara non aprire quegli occhi! Ti prego!".
Poi pianse, più di tutti i fanciulli del mondo.
Affogato nella notte sorda
e nella fuga della felicità.

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